James Brandon Lewis & The Messthetics, jazz contraffatto

Secondo atto della collaborazione fra il sassofonista newyorkese e il trio degli ex Fugazi

AC

20 febbraio 2026 • 2 minuti di lettura

Deface the Currency
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The Messthetics & James Brandon Lewis

Deface the Currency

Impulse! 2026

Un paio di anni fa aveva destato sorpresa l’album targato Impulse! che teneva a battesimo il sodalizio fra il sassofonista “post bop” James Brandon Lewis e The Messthetics, gruppo basato sulle fondamenta ritmiche create da Joe Lally e Brendan Canty, già coppia motrice dei Fugazi, pietra angolare del “post hardcore” statunitense.

A stabilire il contatto era stato Anthony Pirog, il chitarrista del trio, che in passato aveva collaborato con il jazzista newyorkese e nel 2023 coinvolse i suoi soci in un brano del disco di Lewis Eye of I, preludio al successivo impegno in quartetto. “Allora non eravamo una band”, diceva Lally a proposito della situazione in cui prese forma il lavoro d’esordio.

Dopo circa 150 concerti insieme le cose stanno diversamente: “È come una padella in ghisa, più la usi e più il cibo diventa buono”, la metafora culinaria usata da Lewis. Il nuovo album è stato registrato appunto durante il tour: “Ci stimolava l’impulso a non lasciarsi sfuggire un momento nel quale eravamo davvero in sintonia dal punto di vista emotivo e musicale”, ha spiegato Canty.

Uno stato di grazia percepibile fin dall’ouverture che dà titolo alla raccolta citando il responso – “Contraffare la moneta” – dato dall’Oracolo di Delfi all’esule Diogene: una rovente scarica di suono animata da volteggi di sax, rompicapi di chitarra e ritmica massiccia.

Fra i quattro agisce evidentemente una chimica speciale, alimentata dalla stima reciproca: “Hanno un’esperienza di strada che non puoi ottenere a scuola”, dice degli ex Fugazi Lewis, da parte sua strumentista dotato di forza fenomenale, qui in evidenza ad esempio in “Clutch”, dove il pathos epico del tenore riecheggia quello del suo eroe Sonny Rollins, che una volta gli disse: “Quando ti ascolto, sento Budda, sento Confucio”.

E se in “Universal Security”, prima di dare libero sfogo a un impeto anarchico, aveva mostrato segni d’irrequietezza su un’ineffabile cadenza da valzer annidata nell’oscurità, si era espresso viceversa su tonalità insinuanti nell’atmosfera noir di “30 Years of Knowing”, assecondando lo swing stilizzato di Pirog.

Si notano poi tracce di funk nei ritmi scanditi in “Rules of the Game” e “Gestations”, quest’ultimo indirizzato dalla chitarra elettrica verso uno sbocco rumorista che riporta alla memoria "Ask the Ages" di Sonny Sharrock, classico del 1991 rivisitato non a caso dai Nostri nell’aprile 2025 all’Ars Nova Workshop di Filadelfia.

Chiude il cerchio in tutti i sensi “Serpent Tongue (Slight Return)”, versione ampliata in durata e strumentazione di un episodio dal primo disco dei Messthetics: jazz’n’roll a rotta di collo, affrontato però con virtuosismo degno della Mahavishnu Orchestra.

Banale a dirsi, ma si tratta di materiale che dal vivo salirà ancora di temperatura, diventando incandescente: all’unico show tenuto finora in Italia, la scorsa estate al Siren Festival di Cagliari, si aggiungerà prossimamente quello in programma il 7 novembre a Milano.