C'è vita nella canzone italiana: il nuovo Colapesce

Infedele è il nuovo disco di Colapesce, prodotto da Iosonouncane: la generazione dei trentenni segna la via della canzone del futuro

Colapesce, il nuovo album Infedele
Colapesce (foto di Elena Fortunati)
Disco
pop
Colapesce
Infedele
42 Records
2017

È tornato Colapesce, insieme a Iosonouncane. Che succede quando il disco di uno dei più stimati giovani cantautori italiani è prodotto da un altro dei più stimati giovani cantautori italiani? Succede che l’aspettativa è alta, e che non si può non ascoltare il disco in questione – Infedele, appunto, con la produzione di Iosonouncane insieme all’ottimo Mario Conte, quest’ultimo già nel precedente disco di Colapesce, Egomostro, e nel disco-capolavoro con Alfio Antico, ingiustamente sottovalutato – con l’orecchio che si riserva alle grandi occasioni. (Da cui la tardiva recensione: ma siamo ancora in tempo, il disco è uscito a fine settembre ma il tour di Colapesce, marchiato DNA Concerti, comincerà solo a gennaio: se ne riparlerà, dunque).

Partiamo dall’inizio, dal brano che apre Infedele: “Pantalica”, che dovrebbe essere costruita sui ricordi di giochi infanzia in una necropoli non lontana da Solarino – dove Lorenzo-Colapesce è cresciuto – e che suona in realtà come un mistico Battisti d’annata (tardo periodo Mogol), fino a sfociare in una coda free-jazz-tribal. È forse l’episodio migliore del disco, ed è di per sé un riassunto di ciò che il disco accoglie: ovvero, moltissime cose (anche se quell’esaltante tono quasi-messianico del testo sparisce negli altri episodi)

Infedele, lungi dall’essere un disco immediato – salvo un paio di episodi, le successive “Ti attraverso” e “Totale” su tutte – stupisce per quanti suoni, quante idee, quante soluzioni diverse riesce a contenere. Pezzi costruiti su beat elettronici, pezzi scritti al pianoforte, alla chitarra (Colapesce ha ricordato la genesi più variegata di questo disco rispetto al passato: si sente). Assoli di chitarra classica, field recordings, cori femminili (che suonano come un marchio di fabbrica di Iosonouncane: si ascolti l’intima “Vasco de Gama”), sintetizzatori, chitarre elettriche, suggestioni danzerecce, chitarrine funk. Ironia da cantautore, serietà da autore pop – e viceversa (l’acuta “Maometto a Milano”, per esempio). Suoni anni ottanta – ma gli ottanta italiani fighi, zona Matia Bazar: il GRANDE pop italiano – suoni anni novanta, suoni da elettronica di oggi.

A volergli fare un complimento – che era lo stesso che avevo rivolto all’ultimo lavoro di di Iosonouncane – è che il nuovo disco di Colapesce suona molto poco come un disco di canzone d’autore (o come un disco di indie italiano). Anche nell’accezione più ampia, pensando ai dischi dei “nuovi cantautori italiani” (da scrivere tutto attaccato, nuovicantautoritaliani), sia quelli giovani e che a un pubblico giovane guardano (diciamo under 30), sia quelli che – come Brunori Sas – stanno facendo il salto nel mainstream. 

Colapesce, semplicemente, gioca in un altro campionato. O forse, semplicemente, sa scegliersi modelli più ampi e diversi e costruirci sopra nuove idee, per cui la stessa definizione di canzone d’autore appare ancora più stantia e limitante di quanto non sia già di suo. Meno immediato dell’esordio di Un meraviglioso declino (ma la qualità di scrittura e i suoni sono anni avanti, non solo letteralmente), più variegato di Egomostro (e superiore, meno artificioso – di quella naturalezza del pop che arriva solo con il mestiere), Infedele è un gran bel disco.

Non tutte le canzoni sono all’altezza di alcuni picchi (mentre la produzione e gli arrangiamenti sono semplicemente splendidi)… Ma insomma, per tutti quelli che “la nuova musica italiana fa schifo, non mi interessa”: c’è vita, eccome, ed è nella generazione dei trentenni.

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