Remix Factor: St. Vincent vs. Fever Ray

St. Vincent e Fever Ray ripresentano i propri ultimi lavori, Masseduction e Plunge, in versione rielaborata

St Vincent - Remix
St. Vincent
Articolo
pop

Pratica passata un po’ di moda ormai, quella di remixare da cima a fondo gli album: unisce adesso in maniera curiosa i destini di due protagoniste del pop contemporaneo, la trentasettenne statunitense Annie Clark, nota come St. Vincent, e la quarantaquattrenne svedese Karin Elisabeth Dreijer, già implicata nel progetto The Knife e da solista in scena con lo pseudonimo Fever Ray.

Entrambe hanno affidato alla manipolazione altrui il proprio ultimo lavoro, rispettivamente Masseduction e Plunge (detto per inciso, fra i titoli più rilevanti del 2017), oggetto del resto di precedenti rielaborazioni: il primo nella rilettura acustica MassEducation e il secondo nel recente Live at the Troxy, documento audio dello show imperniato su quel disco.

Plunge Remix

Plunge Remix (Mute) e Nina Kraviz Presents Masseduction Rewired (Loma Vista) sono dunque prodotti ricavati da una spremitura ulteriore di materiale ampiamente sfruttato, pertanto non esattamente essenziali, a dispetto dell’ingente volumetria: 21 tracce in ambedue i casi sulle piattaforme digitali, con versioni snellite nei formati in vinile o su cd (solo per Fever Ray).

Plunge Remix

E tuttavia, nell’approccio differente all’impresa, raccontano qualcosa a proposito delle artiste che l’hanno commissionata. Clark si è rivolta alla reginetta siberiana del clubbing Nina Kraviz, divenuta cointestataria dell’opera, che ha smistato i compiti a una vasta platea di assistenti, oltre a intervenire di persona su un paio di brani, in particolare l’ammaliante “New York”, sottoposto a doppio trattamento di make-up sonoro.

Fra i personaggi coinvolti spiccano due produttrici statunitensi di grido: Laurel Halo, responsabile del dirottamento di “Young Lover” in direzione techno da rave, e Jlin, che rimodella “Smoking Section” in chiave footwork.

L’insieme è di buona fattura, ancorché eterogeneo nello sviluppo, nel corso del quale svetta l’intervento astrattista del londinese Pearson Sound su “Dancing With a Ghost”.

Al confronto Plunge Remix suona più coeso, poiché Dreijer ha interpellato anzitutto collaboratrici abituali come Paula Temple e Tami T, che apre la sequenza con una variante festosamente esuberante di “Mustn’t Hurry”, oppure il “fratello coltello” Olof, cui si deve l’efficace minimalismo afro applicato a “Wanna Sip”, allargando il raggio d’azione senza scomodare necessariamente delle celebrità, semmai figure di culto: ad esempio la bostoniana Glasser, che conferisce qui slancio epico a “Falling”.

Fa eccezione Björk, artefice di un minaccioso rifacimento quasi industrial di “This Country Makes It Hard to Fuck”.

Ecco quindi che traspare in controluce una visione diversa della musica pop, espressa pure nell’allestimento dei relativi show: da un lato l’acume patinato e autocompiaciuto di St. Vincent, dall’altro la provocatoria e avventurosa verve transgender di Fever Ray.

Fever Ray Remix
Fever Ray

 

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