Ok, boomer: Young Signorino vs. Vinicio Capossela

Vi spieghiamo la chiacchierata collaborazione tra Vinicio Capossela e Young Signorino, fra internet, trap, apocalittici e integrati

Capossela Young Signorino Peste
Un fotogramma del video di "+Peste"
Articolo
pop

L’inattesa collaborazione tra Vinicio Capossela e Young Signorino sta scuotendo l’internet in questo pigro weekend di gennaio. Inattesa, ma neanche tanto: i più attenti ricorderanno come Young Signorino avesse preso parte, la scorsa estate, allo Sponz Fest, il festival diretto da Capossela in Irpinia. Eppure, fa notizia che il re dei cantautori contemporanei collabori con un giovane rapper/trap boy/figlio di Satana che molti (sbagliandosi, e non serviva Capossela) hanno sempre ritenuto più un caso umano che non un musicista.

Il risultato dell’incontro tra i due (anticipato da Repubblica, che ha anche intervistato gli interessati) è il remix del brano “La peste”, tra le tracce più riuscite del recente Ballate per uomini e bestie, già Targa Tenco l’anno scorso. “+Peste” aggiunge una parte rappata – o dovrei dire recitata – che rispetta anche troppo alla lettera il tema e il mood della canzone, e un ritornello, decisamente più riuscito, entrambi a cura di Young Signorino.

«La cura non è l’aspirina, crea il tuo clima, resta in cima che la peste si arrampica».

Tra le reaction di Facebook non è inclusa (ancora?) una emoticon con il sopracciglio alzato, che sarebbe stata utile a molti aficionados della canzone d’autore, e dello stesso Capossela, per commentare la notizia. Ricordiamo – per i più distratti – che qualche mese fa l’invito di Achille Lauro al Premio Tenco aveva messo l’un contro l’altro armati apocalittici e integrati, i fautori di una superiorità – stilistica, etica, morale e quant’altro – della canzone d’autore sulla trap contro altre persone, più ricettive ai suoni in cui viviamo oggi, anno 2020.

Premio Tenco, la scomunica della famiglia tra Sanremo e Achille Lauro

Dunque, l’occasione è buona per qualche riflessione un po’ più approfondita. 

Capossela Young Signorino Peste

La trap, ancora

È bene specificare come il termine trap non significhi più molto, in relazione a musicisti come Achille Lauro o Young Signorino. Da quelle sonorità e da quel contesto hanno mosso entrambi, ma entrambi sono approdati già ad altre idee. Più interessante – molto più interessante – è come “trap” ormai indichi musiche molto diverse, accomunate più da una certa connotazione socioculturale (“la musica dei giovani che parla di droga e cose così”, “la musica che gli adulti non possono capire”) che non veramente da un linguaggio musicale condiviso, o da uno stile.

Young Signorino, per un breve periodo intorno al 2018, ha rappresentato l’essenza di questa connotazione trap, con una storia personale – romanzata o meno che sia e rilanciata da tutti – che ne faceva un personaggio asociale e ai limiti del caso clinico. Il perfetto campione per una musica che si stava definendo come “pericolosa”, e a quello doveva molto del suo fascino. Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone? era la frase promozionale ideata da Andrew Loog Oldham per lanciare una giovane band di scapestrati inglesi. Così Rolling Stone (la rivista) parlava invece del giovane e tatuatissimo Young Signorino.

Young Signorino è lo pseudonimo di Paolo Caputo, trapper diciannovenne di Cesena. Nonostante la giovane età ha già un figlio ed è già stato ricoverato più volte in clinica psichiatrica. Ha rischiato la morte per overdose di psicofarmaci e, quando si è risvegliato dal coma, la sua personalità è cambiata, come sostiene lui stesso.

In breve, «Young Signorino» – detto con un sogghigno ironico – era diventata una delle risposte standard di un adulto (mi metto nella categoria), o almeno di un over 18, alla domanda «Nomina un musicista trap italiano contemporaneo». E questo a dispetto dello stile di Young Signorino, che già si distaccava da quello che era in quel momento la trap italiana.

Comunque, complici un paio di brani quasi nonsense, in cui la voce sembrava veramente ridotta a puro suono, Young Signorino sgomitò brevemente tra i vari Sferabbasta, Ghali, Dark Polo Gang… salvo poi sparire molto rapidamente dai nomi “da tenere d’occhio” di una scena in rapido sviluppo. Mentre gli Sferabbasta finivano in tv, i Lauro a Sanremo (su entrambe le sponde), i Ghali a fare gli spot per i telefonini e a riempire i palazzetti, Young Signorino era già a fare concerti per sale medio-piccole, pubblicava un EP con Goodfellas («svolta indipendente», si è detto), apriva un suo videoclip con una citazione di Mark Fisher… 

A oggi, gli streaming di Young Signorino sono una percentuale ridicola di quelli di un tha Supreme, per citare un giovanissimo campione della “nuova musica”. Per dire, il video di “Burrocacao Rosa” (quello con la citazione di Mark Fisher) non arriva a mezzo milione di visualizzazioni su YouTube, circa 40mila su Spotify. Lo static video di “blun7 a swishland” di tha Supreme ne fa 18 milioni, più altri 46 milioni su Spotify. 

Sono due campionati diversi, ma – sostanzialmente – anche due diversi sport. Young Signorino è diventato un artista di buona fama, in una nicchia in cui la fruizione ironica (che era lampante nei primi pezzi) si sfuma con quella “seria” dell’elettronica più hip, con una modalità di ascolto che mi pare davvero tipica dell’epoca contemporanea, e che prima o poi bisognerà approfondire. È sicuramente diventato un prodotto più “adulto”, meno giovanile, più ricercato: un musicista di certo interessante, da tenere d’occhio, lontano dal cliché del freak con cui aveva avuto successo all’inizio. Molto lontano dalla trap e dalla musica più "giovane".

Arriva Capossela

E qui arriva Vinicio Capossela, grande appassionato di freak, che rimane affascinato dal personaggio Young Signorino, forse anche più che dal musicista (ma non ci è dato saperlo). Capossela, spiegando “+Peste”, dice: 

«La peste dell’odio in Rete, della delazione, della diffamazione, del linciaggio, dello squadrismo, dell’oscenità esibita, del circo massimo del like o dislike, del mascheramento, della fake news, delle virulenze epidemiche, ha per me in musica il suono dell’autotune, della trap dei nativi digitali. Volevo contaminare con questo suono il tema e lo svolgimento e così ho cercato l’artista che più stimo nella globosfera della rete contemporanea, il giovin signore Young Signorino».

Sembra un complimento, ma in realtà non lo è – o lo è in un modo molto obliquo, alla Capossela. Young Signorino ha ringraziato (ma avrebbe anche potuto rispondere un bell'«OK boomer», per quanto mi riguarda).

Young Signorino - capossela
«OK, boomer».

In sostanza, sembra dire Capossela, il suono dell’auto-tune è un correlativo dei mali rappresentati da internet, a cui “La peste” è dedicata (compresa una citazione dell’ormai famigerato «Stai facendo un video? Bravoh!»). La trap è ancora quella cosa lì, la musica che fa paura (e dunque affascina) perché è intraducibile alla vecchia generazione. Sarà forse per questo che l’auto-tune in “+Peste” non c’è? In ogni caso, lo stesso Young Signorino ha sempre fatto un uso piuttosto morigerato dell'auto-tune...

...né, del resto, il sound di "+Peste" guarda a quel mondo. Il remix è di FiloQ. Che non è «il produttore di Young Signorino» come stanno scrivendo più o meno tutti, ma un producer affermato, che ricordiamo ad esempio dietro le macchine per il progetto Istituto Italiano di Cumbia, e che confeziona un eccellente remix, destreggiandosi con originalità tra i moltissimi livelli che già c’erano nell’originale, tra suoni 8-bit e zurne di sapore balcanico.

Suoni a parte, per Capossela evidentemente Young Signorino rappresenta quel qualcosa. Continua il cantautore:

«Signorino è di una purezza disarmante. Un purissimo figlio di Satana, come candidamente afferma. Anzi è Candide lui stesso. È l’ultimo dei dadaisti. È primitivista, semplifica e semplificando offre forza alle parole».

Capossela sembra leggere Young Signorino come un “buon selvaggio”, una sorta di Daniel Johnston della trap, puro e ingenuo, insieme “primitivo” e “primitivista”. Con in più un tocco di paternalismo che è facile riconoscere nelle prime reazioni alla collaborazione tra i due, per cui Capossela finisce con l’essere lo “scopritore” di Young Signorino, quello che per primo ha capito il suo genio.

Capossela sembra leggere Young Signorino come un “buon selvaggio”, una sorta di Daniel Johnston della trap, puro e ingenuo.

Insomma “+Peste” è un bel remix di un buon brano di Capossela, che si conferma tra i pochi cantautori italiani ancora credibili, con delle cose da dire e con delle idee originali per dirle. È molto meno un brano di Young Signorino. Non è per nulla un brano trap (non che volesse esserlo), o un brano che racconta il punto di vista della nuova generazione che fa musica “nuova” e “diversa”.

Una generazione – e molti sembrano dimenticarlo – non è composta da buoni selvaggi, ingenui tossici e figli di Satana, ma da musicisti che ascoltano musica e fanno musica, con le loro influenze, la loro sensibilità, il loro stile. E che incidentalmente si trova a vivere nell’epoca di internet, nel bene e nel male. 

Nel video di “+Peste” Capossela fissa a lungo Young Signorino, come se fosse un oggetto misterioso, un dio pagano, un monolite sceso dallo spazio. Ci si potrebbe chiedere chi dei due sia, veramente, il primitivo

Capossela Signorino Young peste
«Sei tu un dio?»

 

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