Le mongolfiere di Gianmaria Testa

Torna in ristampa Montgolfières, il primo disco di Gianmaria Testa, pubblicato in Francia nel 1985

Gianmaria Testa Montgolfières ristampa
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Nella prima delle sue splendide e purtroppo incomplete Lezioni americane che Italo Calvino aveva preparato come “blocco d'appunti” per un ciclo di lezioni all'Università di Harvard lo scrittore ragiona sulla leggerezza. Erano lezioni “per il prossimo millennio”: nel frattempo Calvino se n'è andato anzitempo, e il nuovo millennio ha appena attecchito. La “leggerezza” era un discorso applicato alla letteratura, naturalmente, ma facilmente riferibile, mutatis mutandis, ad altre forme d'arte. Sosteneva, Calvino, che la leggerezza è il contrario della superficialità arrogante, di quel modo tranchant e autoritario di risolvere le cose ignorandole, sminuendole, non sapendole soppesare, appunto, nel loro gioco di contrappesi bilanciati. La leggerezza, in altre parole, nasce da una solidità d'impianto maturata con molta esperienza, molte letture, e forse anche molta umanità.

Gianmaria Testa è stato un campione di questa leggerezza calviniana. Lo diceva lui stesso, un po' schermendosi, che scriveva poco e lentamente, perché voleva che le sue canzoni “leggere” durassero, avessero un senso anche agli occhi dei suoi figli – e di tutti gli altri – un decennio, due decenni dopo.

Gianmaria Testa Montgolfières ristampa

Gianmaria Testa ha fatto appena in tempo ad annusare il nuovo millennio che arrivava, ma nei tre lustri e poco più che è riuscito ad abitarlo ha lasciato molte, molte tracce di ponderatissima leggerezza. Qualche tempo fa Paola Farinetti – moglie di Testa e titolare di Produzioni Fuorivia – ha riunito in un cofanetto i suoi dischi, poco tempo dopo è arrivata la sorpresa di Prezioso, un disco che gli archivi del piemontese con la voce roca, il cuore gentile e la mente affilata hanno restituito dall'oblio. Però è proprio bello che ora, nel mese in cui Gianmaria Testa avrebbe compiuto sessantadue anni, esca in vinile per Produzioni Fuorivia / Egea il suo primo disco, Montgolfières, 1985, col titolo in francese perché a dargli fiducia, all'inizio, fu un'etichetta francese colta e attenta che si occupava di grandi produzioni jazzistiche.

Rimasero folgorati però da quel personaggio sbucato “out of the blue”, come direbbero gli anglosassoni, che faceva il capostazione ma, quando prendeva una chitarra in mano e posava la sigaretta sul posacenere, tirava fuori delle storie belle, luminose, intense che abitavano uno strano regno intermedio tra Paolo Conte, Ivano Fossati, Fabrizio De André. Poi c'erano i ricordi degli chansonnier, e, al contrario, la pennata e l'arpeggio sulla sei corde che tradivano, invece, ascolti e prove a rifare il tintinnio di una California libertaria e sognante che non c'è più, ma vive nei cuori e nei baffi da tricheco di David Crosby.

Le cose si sarebbero precisate, affinate, avrebbero preso una sempre maggiore e ponderata leggerezza: sino al capolavoro Da questa parte del mare, un disco da mettere nella prima decina di capolavori della canzone d'autore più nobile della Penisola. Però, al riascolto, Montgolfières vive di una sua speciale intensità sorgiva. Ci trovate "Dentro la tasca di un qualunque mattino”, una delle canzoni d'amore più tenere e meno svenevoli mai scritte, le schegge di tropici navigati con la fantasia, le “donne nelle stazioni”, l'esercizio felpato di swing de "L'automobile". E molto altro: le mongolfiere erano appena state sciolte in cielo. Il volo continuerà, ora, disco per disco, in vinile e in cd, e fino a Vitamia.

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