Le molte strade del progressive italiano

Un gusto superiore di Piergiorgio Pardo racconta le stagioni creative del pop in Italia

TOfani Pardo
Articolo
pop

Dobbiamo a Piergiorgio Pardo, autore tra i più appassionanti e trasversali del panorama giornalistico musicale nostrano, uno dei libri più stimolanti degli ultimi mesi, che segue la suggestiva idea di rileggere la storia del nostro cantautorato attraverso la lente delle tensioni esplorative del rock progressivo: Un gusto superiore (Crac Edizioni, 326 pp., 22€).

– Leggi anche: Quando il pop italiano guardava al futuro

Quando ho iniziato a scrivere – correva l’anno 2001 – sulle pagine di quella gloriosa rivista che è “BlowUp” parlare di progressive era più sconveniente e esecrabile che proiettare un video porno durante la festa di comunione della nipotina. 

Ma è stato proprio sulle pagine di quella rivista che Pardo è riuscito progressivamente (perdonerete il gioco di parole) a sdoganare il senso e le traiettorie di musiche e suoni cui mediamente veniva riservato da ascoltatrici e ascoltatori “evoluti” un ostracismo vagamente isterico. Tanto che nel 2014, mi fa piacere ricordarlo perché anche per me è stata una bellissima esperienza, Piergiorgio mi ha coinvolto nella stesura dei 20 “essentials” del progressive italiano degli anni Settanta.

pardo

Un gusto superiore prende il titolo dall’omonimo disco di Paolo Tofani e Claudio Rocchi e attua una felice risemantizzazione della parola "progressive", la cui componente di “ambizione” creativa – sia essa declinata attraverso gli aspetti della psichedelia, dell’art rock, delle sperimentazioni più avanguardiste – spinge gli artisti a forzare i limiti stessi della forma canzone.

E questo è avvenuto e avviene in modo assai più trasversale di quanto la vulgata ci abbia abituato, tanto che sin dalle prime pagine del libro si viene a contatto con Ornella Vanoni (che coverizza i Genesis) e Mia Martini, con Battisti e De Andrè, con Battiato e Dalla.

Dentro densi capitoletti Pardo ci conduce alla (ri)scoperta di tanti dischi originalissimi della musica italiana di quegli anni.

Da Maria Monti a Alan Sorrenti, passando per Camerini, Alice, Finardi, Carella, Giurato, ma arrivando fino ai tempi più recenti dei Baustelle, di Iosonouncane o di Andrea Laszlo De Simone, l’autore attiva tutta una serie di collegamenti che spaccano il “castello” di palle da biliardo dei luoghi comuni come un colpo secco ben assestato e mandano in buca tutta una serie di coloratissime traiettorie che ribadiscono quanto originale (anche nei clamorosi flop) e in fondo sinceramente visionaria sia stata la vicenda del pop/rock tricolore. 

Difficile resistere alla tentazione di correre a cercare su qualche piattaforma le dozzine di suggerimenti discografici che esplodono dalle pagine del libro, che è completato da una bella serie di interviste con protagonisti come Morgan, Ivan Cattaneo, Finardi e molti altri. 

Un lavoro prezioso su cui non sarà raro tornare, per riprendere un’intuizione o scoprire un’altra gemma.

Notevole.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

pop

A Jazz Is Dead 2024 si sono incrociate le traiettorie di Moritz von Oswald e DJ Storm, due artisti simbolo di un suono che sembra oggi più che mai attuale

pop

Un libro di  Marta Cagnola e Simone Fattori analizza il fenomeno dei film musicali per raccontare il nostro Paese negli anni Sessanta

pop

Il punto sul giovane pop-rock-dance italiano: Naima Faraò, Sara Parigi, Swanz The Lonely Cat, Il quadro di Troisi, Traum, Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat e Tommaso Tam