Il presente e il futuro di Bergamo Jazz

La direttrice artistica Maria Pia De Vito parla nella 43ma edizione dello storico festival, in avvio dal prossimo 17 marzo

Maria Pia De Vito al Teatro Donizetti di Bergamo (foto Gianfranco Rota - Bergamo Jazz)
Maria Pia De Vito al Teatro Donizetti di Bergamo (foto Gianfranco Rota - Bergamo Jazz)
Articolo
jazz

Bergamo Jazz, lo storico festival promosso dalla Fondazione Teatro Donizetti con il Comune di Bergamo, si appresta a varare la sua 43ma edizione con un cartellone che, tra giovedì 17 e domenica 20 marzo, distribuirà vari eventi musicali in diversi luoghi della città lombarda.

Un vero e proprio ritorno a una formula ampiamente consolidata ma che negli ultimi due anni è stata, per così dire, “sospesa” a seguito delle note conseguenze dovute a un’emergenza pandemica la quale, pur ancora presente, oggi pare maggiormente sotto controllo rispetto ai mesi scorsi.

Con un ottimismo doverosamente cauto e consapevole, dunque, la manifestazione si accinge ad aprire le porte al proprio pubblico offrendo concerti che vedono protagonisti quali, il 17 marzo, Vijay Iyer Trio seguito dal Roberto Gatto Quartet, il giorno seguente Jeff Ballarad con Logan Richardson, Charles Altura e Joe Sanders preceduti dal Fred Hersch Trio con Enrico Rava, il 19 marzo Brad Mehldau in solo e domenica 20 marzo Gonzalo Rubalcaba e Aymée Nuviola, oltre ad altri artisti italiani e internazionali, tra talenti giovani e più affermati, distribuiti nei differenti palcoscenici rappresentati da “Jazz al Donizetti”, “Jazz al Sociale”, “Jazz in Città” e “Scintille di Jazz”.

Una “quattro giorni” di musica intensa e variegata, della quale abbiamo parlato con la direttrice artistica Maria Pia De Vito.

01 Maria Pia De Vito (foto Gianfranco Rota - Bergamo Jazz)
Maria Pia De Vito (foto Gianfranco Rota - Bergamo Jazz)

Lei ha assunto la direzione di Bergamo Jazz a breve distanza dal diffondersi della pandemia e delle relative conseguenze legate ai vari periodi di restrizione delle attività concertistiche. Come rilegge oggi, di fronte a una prospettiva di tendenza al miglioramento della situazione sanitaria, la sua esperienza?

«Il mondo e le prospettive che avevamo davanti a marzo 2019, quando Dave Douglas mi passò il testimone della Direzione Artistica di Bergamo Jazz, sembrano appartenere a un universo parallelo.

Siamo stati messi tutti di fronte a un fatto nuovo, schiacciati nel presente, ed abbiamo compreso che dovevamo combattere per non sparire, per non essere gettati nell’irrilevanza. Sono emerse molte cose importanti: quanto dobbiamo difendere gli artisti, gli spazi di realizzazione e di fruizione della musica. Tra lo spavento, il senso di responsabilità verso il festival, il tentativo di partecipazione e di sostegno al nostro ambiente, uno dei più provati dalla crisi economica generata dal fermo generale, dai professionisti agli studenti, mi pare di aver vissuto 10 anni in 2. Ho programmato 5 festival per vederne realizzati 2. Un corso accelerato in direzione di Festival».

«…sono stata testimone di quanto il pubblico di questo festival sia stato fedele, di quanto fosse affamato di eventi, accogliendo con presenza e partecipazione gli appuntamenti che siamo riusciti via via a organizzare…».

«Parlando specificamente di Bergamo Jazz, sono stata testimone di quanto il pubblico di questo festival sia stato fedele, di quanto fosse affamato di eventi, accogliendo con presenza e partecipazione gli appuntamenti che siamo riusciti via via a organizzare tra le maglie dei vari lockdown. L’edizione di settembre 2021 è stata bella e partecipata. E questa di marzo è la prima con la programmazione completa, con i doppi concerti serali e così via… e si avvia al suo svolgimento nonostante la nuova emergenza. Incrociamo le dita».

Per un festival come Bergamo Jazz raggiungere la sua 43sima edizione rappresenta un traguardo importante. Qual è secondo la sua visione l’elemento che distingue l’anima di questa manifestazione così longeva?

«La storia di Bergamo Jazz è lunga e ha visto varie fasi e mutamenti, ma da sempre è stata chiara la vocazione internazionale del Festival e la sua apertura alle evoluzioni delle diverse forme espressive del jazz. Da quasi vent’anni, poi, questa apertura al “rischio” si è sistematizzata, con la scelta di affidare a degli artisti la direzione artistica, di farne Resident Directors per 3 o 4 anni. Una scelta intelligente. I nomi che mi hanno preceduto, Uri Caine, Paolo Fresu, Enrico Rava, Dave Douglas, parlano da sé. Mondi espressivi diversi, scenari musicali sempre nuovi. Io, onorata dalla fiducia che la Fondazione Teatro Donizetti ha riposto in me nel 2019, godo di questa impostazione, che mi corrisponde. Il compito è facilitato dalla presenza di palcoscenici differenti, di sale di diversa capienza e diverse caratteristiche, il rapporto con musei, gallerie d’arte, realtà didattiche, la sezione dedicata alle voci più giovani del jazz… Tutte queste caratteristiche permettono di far funzionare i quattro giorni di Bergamo Jazz come un caleidoscopio di possibilità di ascolto, godendo tra l'altro delle bellezze della città che non son poche».

02 Tania Giannouli (foto Yiannis Soulis)
Tania Giannouli (foto Yiannis Soulis)

Venendo a questo cartellone 2022, troviamo proposte variegate, che rimandano a diverse tendenze espressive: quali sono – se ci sono – i caratteri principali che legano i diversi appuntamenti?

«Come sempre mi piace parlare del presente, assecondando le mie curiosità e passioni personali: il pianismo jazz, declinato in forme tanto diverse quanto potenti da artisti importanti quali Vijay Iyer, Fred Hersch (che eccezionalmente presenta nella cornice del trio da sogno con Drew Gress e Joey Baroni frutti del profondo incontro con Enrico Rava), Brad Meldhau, Gonzalo Rubalcaba, Antonello Salis, ma anche giovani quali Tania Giannouli o Alessandro Lanzoni. Ci sono dunque grandi maestri nella piena maturità della propria esperienza ed unicità di suono, di articolazione del proprio mondo compositivo E giovani generazioni di musicisti, caratterizzati da maestria strumentale formidabile, praticanti di una cifra di ibridazione musicale oramai consistente e credibile. Mi piace ricordare ad esempio la presenza di giovani stelle come Ava Mendoza o Michael Mayo, e la sezione “Scintille di Jazz” curata da Tino Tracanna che ci presenterà dei giovani leoni interessantissimi. Amo ovviamente la voce, e la libera improvvisazione come la melodia, l’elettronica… e dunque mi piace menzionare il trio stellare di Jakob Bro con Arve Henriksen, e Jorge Rossy, ma anche il nuovo quintetto di Regis Huby con i poeti dell’elettronica Eivind Aarset e Michele Rabbia e il favoloso trombettista Tom Arthur. E poi: Il Giornale di Bordo di Salis, Angeli, Drake e Murgia, Il quartetto di Roberto Gatto che da sempre presenta alla ribalta nuovi talenti, il trio Correnteza con Renzetti, Taufic, Mirabassi a raccontare un Jobim “ differente”».

Giornale di Bordo: Salis, Murgia, Angeli, Drake (foto Andrea Boccalini)
Giornale di Bordo: Salis, Murgia, Angeli, Drake (foto Andrea Boccalini)

Sappiamo che la situazione politica internazionale ci ponga di fronte a scenari preoccupanti che, credo, non possano essere affrontati in una sede come questa; ma, pur in questo contesto, quali sono dal suo punto di vista di artista e di direttrice artistica gli obiettivi e i traguardi per il futuro di una manifestazione culturale e musicale a vocazione internazionale come Bergamo Jazz?

«Questi sono giorni terribili. Stiamo appena tirando il fiato fuori dalla pandemia, e ora arriva questo. A Bergamo Jazz come su ogni palco d’Italia, dobbiamo continuare, e continuare, e continuare a fare musica, a proporre cibo per la mente e per l’anima.

Fuor di retorica e di fronte, adesso, anche agli spettri della guerra, noi artisti, e tutti gli operatori dell’arte e della cultura siamo più determinanti e importanti di quanto generalmente crediamo; perché come un ideale polmone verde continuiamo ad offrire ossigeno per la mente e il cuore, ad aprire una finestra di sogno, un luogo aperto e anche, se volgiamo, appartato in cui essere ancora sorpresi e commossi da qualcosa».

«I miei sogni per i prossimi Bergamo Jazz sono questi: continuare a stimolare la curiosità, celebrare grandi maestri, mettere uno spot sulle evoluzioni del linguaggio, e anche offrire un approfondimento sulle evoluzioni del canto e dell’uso della voce nel jazz…».

«I miei sogni per i prossimi Bergamo Jazz sono questi: continuare a stimolare la curiosità, celebrare grandi maestri, mettere uno spot sulle evoluzioni del linguaggio, e anche offrire un approfondimento sulle evoluzioni del canto e dell’uso della voce nel jazz, facendo anche cadere alcuni luoghi comuni su di esso. La scena del jazz contemporaneo è sorprendente e bellissima».

A noi ascoltatori, dunque, non rimane che impegnarci a esplorarla questa scena del jazz contemporaneo, con determinazione e interesse, nonostante tutto.

Per informazioni: www.teatrodonizetti.it.

Se hai letto questo articolo, ti potrebbero interessare anche

jazz

Il podcast jazz Along Came Betty racconta la vita e la musica di Charles Mingus nell'anno del centenario

jazz

Il podcast jazz Along Came Betty racconta la vita e la musica di Charles Mingus nell'anno del centenario

jazz

Tra musica nera, mitologia e fantascienza, L’invasione degli Afronauti di Giorgio Rimondi