Clémence de Grandval, oltre il soffitto di cristallo

A Venezia il Palazzetto Bru Zane dedica un festival a una compositrice che sfidò i pregiudizi del suo tempo. Sette concerti, dal 3 al 29 ottobre, per riscoprire una figura centrale della musica francese di fine Ottocento

SN

27 agosto 2026 • 6 minuti di lettura

Un concerto al Palazzetto Bru Zane (Foto Matteo De Fina)
Un concerto al Palazzetto Bru Zane (Foto Matteo De Fina)

Ci sono compositori dimenticati perché la loro musica non ha resistito al tempo, e altri che il tempo ha semplicemente smesso di ascoltare. Clémence de Grandval appartiene alla seconda categoria. Aristocratica, donna e compositrice in un secolo nel quale la carriera professionale nella musica era ancora quasi esclusivamente maschile, dovette conquistarsi uno spazio in un ambiente che sembrava averne già deciso i confini. Il Palazzetto Bru Zane prova ora a riscrivere questa storia con “Grandval, una nobile all’avanguardia”, il festival d’autunno in programma dal 3 al 29 ottobre 2026 nella sede veneziana. Come negli altri cicli dedicati a figure della musica francese, la sua produzione viene messa in dialogo con quella dei contemporanei, restituendola al contesto di una Francia musicale attraversata, dopo la guerra franco-prussiana e la Comune, da un intenso desiderio di rinnovamento.

Clémence de Grandval nel 1857
Clémence de Grandval nel 1857

Nata nel 1828 come Clémence de Reiset, ultima figlia di una famiglia aristocratica della Sarthe, sposò nel 1851 Charles-Grégoire de Grandval, diventando viscontessa. Una condizione apparentemente privilegiata, ma che contribuì a farla considerare una dilettante: nell’Ottocento una donna aristocratica poteva coltivare la musica, difficilmente però essere riconosciuta come professionista. Grandval aveva invece una formazione di tutto rispetto: studiò pianoforte e composizione con Friedrich von Flotow, canto con Laure Cinti-Damoreau, fece lezioni di pianoforte con Chopin e perfezionò la composizione con il giovane Camille Saint-Saëns, con il quale avrebbe mantenuto per tutta la vita un rapporto di amicizia e collaborazione. Nel 1851, pochi giorni prima del matrimonio, l’Andante della sua Sinfonia in do venne eseguito sotto la direzione di Hector Berlioz. Il suo contrasto con le istituzioni fu tuttavia immediato. Nel 1849 la Société des concerts du Conservatoire aveva respinto la sua Sinfonia perché «opera di una dilettante». Grandval comprese presto che anche il proprio nome poteva essere un ostacolo e per il teatro musicale ricorse a pseudonimi, firmando Le Sou de Lise come Caroline Blangy e Les Fiancés de Rosa come Clémence Valgrand. La sua attività fu tuttavia amplissima: musica da camera, mélodies, musica sacra, pagine orchestrali e opere teatrali, rappresentate dai Bouffes-Parisiens al Théâtre-Lyrique, dall’Opéra-Comique al Théâtre-Italien e a Baden-Baden. Nel 1868 La Pénitente arrivò all’Opéra-Comique; l’anno seguente fu la volta di Piccolino.

La grande occasione mancata fu l’Opéra di Parigi, al quale Grandval destinò Mazeppa, grand opéra in cinque atti recentemente registrato per la Bru Zane Label. L’opera sarebbe stata rappresentata a Bordeaux soltanto nel 1892, ottenendo un notevole successo. Ma già dal 1871 la compositrice aveva trovato un ambiente più aperto nella Société nationale de musique, fondata con il motto Ars gallica: uno spazio decisivo per una generazione che cercava alternative ai grandi circuiti ufficiali e nel quale la sua musica poteva finalmente circolare con maggiore libertà. Vi furono eseguite pagine per flauto, mélodies, musica sacra e orchestra; nel 1874 Jules Pasdeloup diresse le sue Esquisses symphoniques. Nel 1880 l’Institut de France le assegnò il primo Prix Rossini per La Fille de Jaïre, mentre nel 1890 ottenne il Prix Chartier per la musica da camera.

Grandval non fu un’avanguardista nel senso novecentesco del termine. Fu però parte di quella nuova generazione di musicisti e musiciste che, nella Francia degli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, cercava nuove forme e nuove istituzioni. È dunque riduttivo considerarla soltanto una compositrice «dimenticata perché donna»: la sua vicenda appartiene pienamente alla storia della musica francese del secondo Ottocento, accanto a Saint-Saëns e a molti altri protagonisti oggi assai più visibili. Riascoltarla significa quindi non soltanto aggiungere un nome femminile al repertorio, ma ridisegnare la mappa della musica francese di fine secolo, riportando al centro figure e relazioni che la storiografia ha progressivamente lasciato ai margini.

È proprio questa l’idea che ha ispirato il festival veneziano. La musica da camera, oggi la parte più facilmente accessibile della produzione di Grandval, viene messa in dialogo con quella dei suoi contemporanei, senza trasformare la compositrice in un caso isolato. Gli strumenti a fiato – oboe, corno inglese, fagotto e flauto – avranno un ruolo particolare, accanto alle mélodies, all’opera e alle formazioni cameristiche più rappresentative.

Dopo la tradizionale presentazione il 17 settembre seguita da un concerto di mélodie di Grandval con il mezzo soprano Coline Dutilleul accompagnata dalla pianista Aurelia Vişovan, il festival si apre il 3 ottobre alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista con “Destini incrociati”, concerto dedicato al teatro musicale di Grandval e dei contemporanei Massenet, Bizet, Hüe, Gounod e Joncières, con il soprano Hélène Carpentier, il mezzosoprano Marie-Andrée Bouchard-Lesieur, il tenore Julien Dran e il baritono Jérôme Boutillier accompagnati al pianoforte da Emmanuel Christien. Il 4 ottobre al Palazzetto Bru Zane sarà la volta di “Un solo respiro”, con l’oboista Ilyes Boufadden, la fagottista Lola Descours e Théo Fouchenneret al pianoforte impegnati in un programma con musiche di Grandval, Pierné e Lalliet. L’8 ottobre il Trio Pantoum (Hugo Meder al violino, Bo-Geun Park al violoncello e Martin Jollet al pianoforte) in “Affinità” proporrà un programma dedicato al rapporto musicale fra Grandval e Saint-Saëns. Il 15 ottobre il soprano Clémence Tilquin accompagnata dal pianista Emmanuel Olivier in “Avanguardia” presenteranno mélodie di Grandval, Saint-Saëns, Gounod e Lefebvre. Il 20 ottobre l’oboista Alexandre Gattet, la violoncellista Héloïse Luzzati e il pianista Tanguy de Williencourt saranno protagonisti di “Incroci sonori” con composizioni di Grandval, Diémer e Boisdeffre. Dopo la conferenza di Giovanni Bietti “Tra salotto e sala da concerto” il 22 ottobre, il festival proseguirà il 27 ottobre con “Pioniere” con la flautista Iris Daverio e il pianista Jean-Paul Gasparian impegnati in composizioni al femminile di Grandval, Holmès, Chrétien e Bonis. Conclusione il 29 ottobre con “Il salotto di Grandval” in compagnia della violinista Raphaëlle Moreau e il pianista David Kadouch che proporranno brani di Grandval e Reynaldo Hahn.

La riscoperta della produzione musicale di Clémence de Grandval prosegue, comunque, anche fuori Venezia, ampliando il ritratto della compositrice oltre la musica da camera. Fra i numerosi appuntamenti in programma, l’8 dicembre 2026, al Conservatoire & Orchestre de Caen, Ilyes Boufadden eseguirà il Concerto per oboe e orchestra del 1877, affidato da Grandval al suo dedicatario Georges Gillet e destinato a una lunga fortuna concertistica. Il 4 maggio 2027 al Konzerthaus di Berlino, il Berliner Operngruppe proporrà in forma di concerto Les Fiancés de Rosa, l’opéra-comique in un atto rappresentato al Théâtre-Lyrique nel 1863 sotto lo pseudonimo di Clémence Valgrand e dimenticato dopo appena sette repliche. Infine, il 2 giugno 2027 all’Auditorium del Louvre di Parigi, Jeanne d’Arc e La Fiancée de Frithiof saranno accostate a pagine di Debussy e Cécile Chaminade in un programma dedicato alla scène lyrique, genere che nell’Ottocento offriva anche ai compositori meno eseguiti un’occasione per mostrare le proprie capacità teatrali.

La riscoperta passa inoltre dagli archivi. Per riportare in circolazione una figura come Grandval occorre ricostruire le fonti, confrontarle, restaurarle e pubblicarle. Le Éditions musicales Palazzetto Bru Zane hanno lavorato su opere rimaste a lungo inaccessibili: per Les Fiancés de Rosa, della quale non esisteva più una partitura di direzione, è stato utilizzato il materiale d’orchestra conservato presso la Bibliothèque-Musée de l’Opéra; l’unica copia conosciuta della partitura di direzione della Messa è stata ritrovata ad Anversa, quella del Concertino per violino e orchestra nel fondo Sarasate di Pamplona, mentre il dittico sinfonico tratto da Atala proviene dal fondo Bordier della Biblioteca municipale di Angers.

Anche la Bru Zane Mediabase sarà ampliata in occasione del ciclo. Il catalogo delle opere di Grandval non è ancora stabilito definitivamente e il progetto prevede l’indicizzazione di gran parte della sua produzione, con testi di approfondimento, materiali d’archivio e ritagli di giornale. Al momento dell’inaugurazione sarà inoltre disponibile una mostra virtuale trilingue dedicata alla vita musicale parigina alla svolta degli anni Settanta dell’Ottocento.

Grandval va dunque considerata nel contesto della musica francese del secondo Ottocento, non soltanto come una compositrice da riscoprire. La sua posizione sociale condizionò la ricezione delle sue opere, ma non impedì una carriera lunga e articolata né una presenza significativa nella vita musicale del tempo. Il festival veneziano, con le sue estensioni europee e il lavoro sulle fonti, prova ora a restituire a questa produzione una circolazione che la storia della musica le ha progressivamente sottratto.