A Venezia è il tempo di Louise Farrenc

Al Palazzetto Bru Zane un festival racconta, tra concerti e approfondimenti, il talento e l’eredità di una compositrice a lungo dimenticata che sfidò il suo tempo

SN

23 marzo 2026 • 4 minuti di lettura

In collaborazione con Palazzetto Bru Zane

2026-03-19 - Presentazione del festival con Nicolas Giacomelli © Matteo De Fina
2026-03-19 - Presentazione del festival con Nicolas Giacomelli © Matteo De Fina

Dal 28 marzo al 28 aprile 2026, il Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française  dedica il suo Festival di primavera a una figura ancora troppo poco conosciuta ma centrale nella storia musicale dell’Ottocento: Louise Farrenc. Intitolata significativamente Il tempo di Louise Farrenc, la rassegna veneziana propone un viaggio articolato in sette concerti e una conferenza, con l’obiettivo di restituire il contesto artistico e culturale in cui nacque e si sviluppò il romanticismo musicale in Francia.

Nata nel 1804 in una famiglia di artisti – legata, per parte materna, alla dinastia di pittori Coypel e figlia del celebre scultore Jacques-Edme Dumont – Louise Farrenc mostrò fin da giovanissima un talento precoce. Studiò pianoforte e teoria musicale con maestri di primo piano come Moscheles, Hummel e Reicha, assimilando una scrittura elegante e rigorosa. Dopo il matrimonio con il flautista Aristide Farrenc, che si dedicò all’editoria musicale contribuendo alla diffusione delle sue opere, la compositrice si affermò inizialmente come interprete, distinguendosi soprattutto nel repertorio di Beethoven. Negli anni successivi consolidò la propria reputazione anche come autrice: alle pagine orchestrali – tra cui tre sinfonie – affiancò una produzione cameristica di grande rilievo, oltre a numerosi lavori pianistici. Docente al Conservatorio di Parigi dal 1842 al 1873, fu anche una figura chiave nella definizione della didattica pianistica dell’epoca. Nonostante i riconoscimenti ottenuti, tra cui due Prix Chartier, la sua musica cadde progressivamente nell’oblio, rendendo oggi particolarmente significativa un’iniziativa come quella veneziana.

Il festival si è aperto idealmente con due appuntamenti preparatori: una conferenza lo scorso 10 marzo, dedicata al rapporto tra la compositrice e il tema della parità di genere, e la consueta presentazione-concerto del 19 marzo, in cui il pianista Nicolas Giacomelli offre un primo assaggio del repertorio con rarità pianistiche di autori coevi, tra cui la stessa Farrenc.

L’apertura ufficiale è in programma il 28 e 29 marzo con l’ormai tradizionale doppio concerto. Nel primo, il violinista Noé Inui e al pianista Vassilis Varvaresos metteranno in dialogo la musica di Farrenc con quella di Frédéric Chopin, Franz Liszt e Théodore Gouvy, evidenziando il legame con la tradizione beethoveniana e la solidità del suo linguaggio. Il giorno successivo, nella suggestiva cornice della Scuola Grande San Giovanni Evangelista, il Duo Jatekok esplorerà il repertorio per due pianoforti, accostando trascrizioni di Hector Berlioz e Camille Saint-Saëns a pagine di Farrenc, in un programma ricco di suggestioni fantastiche e slanci virtuosistici.

Il 9 aprile il pianoforte torna protagonista con Célia Oneto Bensaid, che attraversa il romanticismo francese ed europeo includendo l’Air russe varié op. 17 di Farrenc, lodato da Robert Schumann per i “deliziosi giochi di canoni” nello spirito di Bach. Due giorni più tardi, all’Auditorium Lo Squero sull’Isola di San Giorgio, Orazio Sciortino propone un programma ispirato al mondo narrativo, intrecciando musiche di autori diversi – da Rossini a Liszt – con quelle della compositrice francese, in un gioco di rimandi letterari e musicali.

Il cuore del festival è rappresentato dal concerto del 14 aprile, interamente dedicato alla musica da camera di Farrenc: la violinista Mihaela Costea, la violoncellista Silvia Chiesa e la pianista Linda Di Carlo mettono in luce una produzione che, in un’epoca poco incline a riconoscere il valore delle compositrici, riuscì a ottenere importanti attestati ufficiali. Il 21 aprile, il Trio Atanassov amplia lo sguardo al contesto francese con trii di Reicha e Onslow, testimoni della vitalità di una scuola spesso oscurata dai grandi nomi tedeschi e austriaci. La chiusura del 28 aprile è affidata all’Ensemble Tamuz, formazione d’archi che propone le Soirées d’hiver tratte dalle Quatre Saisons di Félicien David, accostate a una pagina cameristica di George Onslow: un finale che, pur non includendo direttamente Farrenc, ne evoca il mondo culturale e le relazioni artistiche. Oltre agli appuntamenti musicali, in programma anche un incontro con lo scrittore Luca Scarlini il 16 aprile dal titolo “Niente è mai troppo romantico” dedicato a uno dei protagonisti della stagione romantica francese, Hector Berlioz.

Per chi vorrà anche un saggio della produzione sinfonica della compositrice, quasi come appendice del festival veneziano il 30 aprile all’Auditorium Pollini di Padova l’Orchestra di Padova e del Veneto sotto la direzione di Pierre Dumoussaud eseguirà la Sinfonia n. 1 op. 32 di Louise Farrenc. Il programma tutto francese proporrà anche l’ouverture di Medée di Luigi Cherubini e la scena lirica per soprano e orchestra Cleopatra di Hector Berlioz con la solista Antoinette Dennefeld.

Con questo festival, il Palazzetto Bru Zane prosegue la sua missione di riscoperta del repertorio romantico francese, restituendo voce a una compositrice che seppe affermarsi in un contesto dominato dagli uomini. Il tempo di Louise Farrenc non è solo un omaggio, ma un invito a riconsiderare il canone musicale alla luce di figure che, come la sua, hanno contribuito in modo decisivo alla storia della musica europea.