Zenobia, una regina tra guerre e migrazioni
La nuova versione dell’opera di Lucia Ronchetti per Reggio Parma Festival eseguita nell’ambito del Festival Verdi
19 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura
Parma, Complesso monumentale della Pilotta, Teatro Farnese
Zenobia Regina
15/10/2026 - 15/10/2026Zenobia Regina di Lucia Ronchetti è stata presentata nella nuova versione in italiano e arabo al Teatro Farnese di Parma, un appuntamento inserito nel cartellone di Reggio Parma Festival 2026 e proposto nell’ambito di Ramificazioni, sezione del Festival Verdi dedicata al confronto fra un’ideale eredità verdiana e le diverse forme della creazione contemporanea.
Realizzato con il sostegno di SIAE e la collaborazione del Complesso monumentale della Pilotta – oltre al concorso della Filarmonica Arturo Toscanini e del Ready Made Ensemble (Paola Ronchetti, Rita Alloggia, Simona Braida, Claudia Di Carlo, Anna De Martini, Antonella Marotta) – lo spettacolo di “teatro musicale per attrice, vocalist, mezzosoprano, ensemble vocale femminile, ensemble d’archi e percussioni” ha assunto – in buona sostanza – la connotazione di un’esecuzione in forma di concerto. Un dato che ha posto in primo piano la densa architettura musicale ideata da Ronchetti, con la sua peculiare stratificazione stilistico-linguistica, affidando al disegno ligneo del Teatro Farnese la funzione di fondale monumentale e acustico nel quale far risuonare epoche, stili musicali, lingue e memorie differenti.
Composta nel 2023 per la Münchener Biennale, Zenobia Regina nasce da un progetto sulla migrazione sviluppato con tre artisti siriani rifugiati a Berlino: il librettista Mohammad Al Attar, la cantante Mais Harb e il percussionista Elias Aboud. Il passaggio alla versione bilingue interviene quindi sulla struttura di questo stesso lavoro. L’arabo, lingua originaria del libretto, assicura a Zeina – la protagonista della narrazione – una precisa connotazione culturale, mentre l’italiano la rende naturalmente accessibile al pubblico locale, aggiungendo inoltre un rimando più o meno diretto sulle vicende migratorie che affliggono ormai sistematicamente – e senza fare quasi più notizia – le coste italiche bagnate dal “Mare Nostrum”.
Al centro della narrazione troviamo quindi la vicenda della giovane archeologa siriana Zeina, ricostruita attraverso il diario lasciato alla figlia Leyla. Studiosa della regina Zenobia, la protagonista riconosce nella sovrana di Palmira un termine di confronto per le proprie scelte legate all’opposizione alle ingiustizie del regime di Bashar al-Assad, la guerra e la fuga in Germania. Il libretto procede per sovrapposizioni fra biografia individuale, storia antica e la devastazione di Palmira compiuta dall’ISIS nel 2015, collegando con disegni ora narrativamente paralleli, ora simbolicamente intrecciati, i rimandi fra la storia della prima ed unica regina di Palmira, la vicenda personale – minata, alla fine, anche dalla fragilità della malattia – dell’archeologa e della figlia, rappresentando infine l’insieme delle donne siriane costrette alla migrazione.
In questo contesto, l’attrice Sara El Debuch ha sostenuto il filo narrativo con una recitazione partecipata e al tempo stesso controllata, mentre Alice Rossi e Mais Harb – rispettivamente voce lirica e vocalist – hanno evocato la figura di Zenobia secondo una funzione drammaturgica variegata, restituendone una presenza ambivalente, anche interna alla coscienza di Zeina. Il confronto fra pronuncia e canto occidentale e inflessioni legate alla tradizione siriana ha offerto inoltre un campo espressivo mobile, portando l’ensemble vocale femminile ad ampliare la prospettiva dai singoli personaggi a una sorta di comunità collettiva.
La partitura di Lucia Ronchetti accosta quindi materiali eterogenei, plasmando una materia musicale dall’efficace e asciutta espressività. I frammenti rielaborati dall’opera Zenobia, regina de’ Palmireni, composta nel 1694 da Tomaso Albinoni, convivono con materiali ispirati alla tradizione musicale dell’area di Palmira, cadenze arabe e percussioni dagli stilemi etnici, restituite anche attraverso il contributo determinante di Elias Aboud. Una scrittura che miscela passato e presente, richiamando l’ipotesi che l’accompagnamento strumentale della prima veneziana dell’opera di Albinoni comprendesse anche strumenti provenienti dall’area mediorientale. Un riferimento che mostra come gli scambi fra Europa e Medio Oriente precedano le categorie contemporanee con cui si descrivono le attuali problematiche legate alla migrazione.
Sul podio dell’affiatato ensemble della Filarmonica Toscanini – composto dal violino di Mihaela Costea, dalle viole di Carmen Condur e Sara Screpis, dai violoncelli di Pietro Nappi e Martino Maina, oltre al contrabbasso di Antonio Mercurio – Susanne Blumenthal ha mantenuto ben leggibile questa pluralità di materiali musicali e drammaturgici, privilegiano la precisione degli attacchi, l’equilibrio fra parola e strumenti e una dinamica sorvegliata, capace di restituire anche le tessiture madrigalistiche che emergevano a tratti da un ordito compositivo raffinato e comunicativo al tempo stesso. Un carattere riconosciuto anche dal folto pubblico che riempiva il teatro ideato a inizio Seicento da Giovan Battista Aleotti, che ha salutato con lunghi e convinti applausi tutti i protagonisti di questa intensa riflessione in musica su guerre e migrazione.