Ystad Sweden Jazz Festival 2026

Uno sguardo privilegiato sul jazz scandinavo, tra aperture internazionali e amore per l’Italia

DV

20 agosto 2026 • 5 minuti di lettura

Parata con la Spicy Advice Ragtime Band (foto John Watson/jazzcamera.co.uk)
Parata con la Spicy Advice Ragtime Band (foto John Watson/jazzcamera.co.uk)

Ystad, luoghi vari

Ystad Sweden Jazz Festival

29/07/2026 - 02/08/2026

Si è svolta dal 29 luglio al 2 agosto scorsi la 17a edizione del festival svedese di Ystad, appuntamento fisso nell’estate dell’amabile regione della Scania – conosciuta forse ai più per le inchieste a tinte fosche del commissario Wallander, che si dimenticano però ben presto nell’atmosfera solare e festosa del festival.

Un festival che come da tradizione sa coniugare l’attenzione per la scena svedese e più in generale scandinava con l’interesse per quella internazionale, e con un occhio di riguardo anche al Sudamerica, rappresentato quest’anno dall’ospite d’onore Ivan Lins, veterano della Música Popular Brasileira. Un’edizione, questa del 2026, con ben 45 concerti, disseminati tra teatro cittadino, caffè, chiese, club, ville, hotel, una parata di apertura per le strade del centro storico di Ystad e attività musicali per bambini e senior, supportate da un nutritissimo ed entusiasta team di volontarie e volontari – da Ystad e dalla Svezia, ma anche da Norvegia, Germania e Italia, a riprova del senso di comunità che questa manifestazione ha saputo creare nel corso degli anni, con la direzione di Jan Lundgren.

Una comunità che sa apprezzare anzitutto la vena ora leggera e spensierata, ora bluesy e malinconica, fino a sconfinare nel rock più ruvido, delle varie voci femminili qui esibitesi, a partire dalla francese Camille Bertault – premiata come miglior vocalist in Francia nel 2023, e con diversi album all’attivo –, che con grande presenza scenica ha saputo catturare il pubblico con la sua voce versatile, tra morbide sonorità brasiliane, scat sfrenato, rap urbano e testi di suo pugno in francese, tra lo scanzonato e l’ironico; il tutto supportato con grande intesa da una valida sezione ritmica e dalla notevole tromba di Julien Alour, e alle quali viene lasciato, a ragione, ampio spazio espressivo.

Estremamente godibile anche la solidissima esibizione di Viktoria Tolstoj (in sostituzione di Jill Johnson), figura meritatamente di spicco del canto jazz scandinavo, a dialogare con brio con la Big Band di Anders Berglund, in un repertorio attinto dall’American Song Book.

Camille Bertault, Julien Alour (foto Harri-Paavolainen)
Camille Bertault, Julien Alour (foto Harri-Paavolainen)

Di tutt’altro genere, ma non meno travolgente, la performance della statunitese Veronica Swift, estrosa e istrionica: show woman a tutto tondo, voce dalle mille sfaccettature e di grande impatto, tra jazz, funk, pop e rock, in un’interazione serrata e complice con l’ottima Danish Radio Big Bang, attiva da più di 50 anni.

Quest’ultima, peraltro, la si è potuta apprezzare – anche negli interventi solistici di alcuni dei suoi membri, in primis del tenorista Karl-Martin Almqvist –, in un concerto dedicato a John Coltrane, a cent’anni dalla nascita, con una rivisitazione di “A Love Supreme”, frutto della collaborazione con il virtuoso danese dell’armonica cromatica Mathias Heise, autore anche dei sapienti arrangiamenti per la band (A Love Supreme Revisited, April Records, 2026). Un progetto coraggioso, quello di Heise, e un concerto che ha saputo cogliere la dimensione spirituale dell’originale, rileggendolo in chiave di collettivo esteso, in un impasto ora denso ora cristallino tra il suond mai banale dell’armonicista e gli interventi nitidi e possenti dell’orchestra. Chapeau.

Mathias Heise, DR Big Band (foto Markus-Fagersten)
Mathias Heise, DR Big Band (foto Markus-Fagersten)

Una comunità musicale, quella che segue Ystad Sweden Jazz Festival, che si muove dunque anche e soprattutto nel solco della tradizione: rinnovata con rispetto, fonte di ispirazione, punto di partenza per percorsi diversi, ma sempre squisitamente all’insegna dell’interplay. E non sono mancate le occasioni di percepirlo fortemente, a Ystad, ad esempio con Bobo Stenson e il suo trio, con il quartetto italo-svedese di Lundgren, Giuliani, Gatto e Backenroth, come pure nel progetto di Magnus Carlson & The Moon Ray Quintet.

Partiamo dal primo di questi: Bobo Stenson al piano, Anders Jormin al contrabbasso, Jon Fält alla batteria, un piano trio che lavora assieme da quasi vent’anni e in cui è palpabile il rapporto paritario, con momenti solistici che si evolvono con agio, assecondati con discrezione nell’intimità dell’interazione a tre, densa di ascolto e di rischio; echi folk e africani che si insinuano in una musica dilatata e lirica, ma anche più nervosa e graffiante, e grande padronanza delle dinamiche. Un gran bell’ascoltare.

Bobo Stenson, Anders Jormin (foto Harri-Paavolainen)
Bobo Stenson, Anders Jormin (foto Harri-Paavolainen)

Affiatamento e comunanza di intenti ben presenti anche nella collaborazione di qualche anno tra Jan Lundgren e Rosario Giuliani, ampliata ora a Roberto Gatto e con a fianco un veterano del jazz svedese quale il contrabbassista Hans Backenroth: “Sweden Loves Italy”, questo il nome del nuovo progetto che ha portato a Ystad il sapore tutto italiano della musica di Rota e Morricone per aprirsi poi a Ellington e a composizioni originali dei quattro musicisti, in un concerto di ottima fattura in cui spicca il fraseggio fluido e articolato del sax di Giuliani, apprezzatissimo per il suo saper governare lo strumento senza mai sconfinare nel tecnicismo. Un concerto in cui il piacere di suonare assieme – anche l’Italia ama la Svezia! –, a tratti anche scherzosamente, si trasmette immediatamente al pubblico.

Rosario Giuliani, Sweden Loves Italy (foto John Watson/jazzcamera.co.uk)
Rosario Giuliani, Sweden Loves Italy (foto John Watson/jazzcamera.co.uk)

Una piacevole sorpresa ha poi rappresentato per chi scrive il ritorno sulle scene del cantante svedese Magnus Carlson (già fondatore del gruppo indie Weeping Willows), con The Moon Ray Quintet, creato assieme a Goran Kajfes nel 2009 e rimasto silente per più di quindici anni, per pubblicare poi un terzo album nel 2025 (Shadows, We Jazz Records). Deciso amore per la forma canzone, con standard interpretati in modo ora scanzonato ora passionale da Carlson, e ampio spazio al quintetto (di fatto un sestetto), che si apre anche a interventi solistici di grande intensità, facendo apprezzare in particolare la tromba di Kajfes, Per Johansson al sassofono e Mattias Ståhl al vibrafono: musicisti che, muovendosi volentieri anche in area di ricerca, riescono a dare un’impronta originale e innovativa all’intero progetto.

Molti altri sarebbero i concerti di cui parlare qui, tra le proposte della sezione “Next Jazz Generation” con giovani musicisti della scena scandinava – pensiamo ad esempio al promettente piano trio di Eskil Roos che coniuga sonorità nordiche con echi folk e classici – e i concerti di figure più che affermate come Kurt Rosenwinkel, Francesca Tandoi, lo stesso Lundgren con il Music Chamber Choir della Malmö Academy e un repertorio tra rinascimento italiano, Bartók e jazz, o, ancora, il nuovo quintetto “Homemade” di un musicista dello spessore di Helge Albin, già direttore della Tolvan Big Band – che dimostra una volta di più quanto la vecchia guarda del jazz svedese sappia ancora offrire, dando nuova linfa improvvisativa alla tradizione –, a riprova delle diverse anime della musica che si respira a Ystad.

Nils Petter Molvær (foto Anna-Rylander)
Nils Petter Molvær (foto Anna-Rylander)

Una musica che può prendere direzioni apparentemente opposte, come nel solo di Nils Petter Molvær nella suggestiva e imponente chiesa cittadina, la Sankta Maria kyrka – tromba ed elettronica, ampi spazi meditativi squarciati da rapidi loop ritmici tribalistici, intimismo e piene sonorità quasi la tromba fosse un organo, stratificazioni di sample preregistrati, in uno dei concerti memorabili del festival, a nostro parere – e, per contro, come nel solare concerto brasiliano del carismatico Ivan Lins, che in ben due ore di musica ha proposto instancabile ampia parte del proprio repertorio originale: con passione, eleganza e joie de vivre, in perfetta consonanza con lo spirito di Ystad Sweden Jazz Festival 2026.

Ivan Lins (foto John Watson/jazzcamera.co.uk)
Ivan Lins (foto John Watson/jazzcamera.co.uk)