Visioni d'addio di Rebeka e Mariotti

Un concerto sinfonico al Teatro dell'Opera, protagonisti Marina Rebeka e Michele Mariotti, con un bel programma e diverse coincidenze

CL

04 giugno 2026 • 2 minuti di lettura

Marina Rebeka e Michele Mariotti (foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma)
Marina Rebeka e Michele Mariotti (foto Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma)

Teatro dell'Opera di Roma

Concerto sinfonico

28/05/2026 - 28/05/2026

Tra una recita e l’altra del Tancredi di Rossini Michele Mariotti al Teatro dell’Opera incastonava un concerto sinfonico dal titolo suggestivo, “Visioni d’addio”. Preparato con adeguata promozione, l’evento è stato annunciato come il debutto europeo di Marina Rebeka nei Vier letzte Lieder di Richard Strauss, indubbio motivo di attrazione. Si verificavano tra l’altro varie coincidenze, una delle quali consisteva nell’esecuzione della Sinfonia n.9 “La grande” di Schubert proprio negli stessi giorni in cui a Santa Cecilia veniva diretta da Pappano. Per non dire dei Vier letzte Lieder eseguiti nelle principali stagioni romane nei mesi scorsi da grandi protagoniste della scena internazionale (Asmik Grigorian nella stagione cameristica a Santa Cecilia in febbraio, Lidia Fridman all’Accademia Filarmonica Romana in marzo, entrambi i concerti qui da noi recensiti) con la differenza che questa era l’unica esecuzione nella versione con orchestra. Non ci addentreremo in confronti, ardui per vari motivi e anche non opportuni. Marina Rebeka è un’interprete di primo piano, consapevole dell’enorme valore di queste ultime composizioni vocali di Strauss, con una vocalità morbida e omogenea che modellata sul Belcanto - scuola universale per qualsiasi repertorio – ben si esprime anche in questa ben più avanzata scrittura. Il legame tra musica e parola – ben evidenziato dai sopratitoli nella lingua originale con traduzione – e’ il principio che governa l’interpretazione di questi testi in cui l’altissimo valore letterario (parliamo di Herman Hesse e Joseph von Eichendorff) si coniuga alla maturità musicale degli ultimi anni di Strauss. Limpidezza, duttilità, fascinazione, tutto questo emanava dall’interpretazione di Marina Rebeka, la cui voce si immergeva nella ricchezza dei timbri orchestrali (ma noi amiamo anche la versione con pianoforte in cui la scrittura scarnificata rivela nell’essenzialità la sua grandezza). Un’esecuzione complessivamente pregevole, diretta con perizia, in cui qualche ‘a solo’ strumentale non impeccabile, qui e in seguito, non comprometteva tuttavia il buon esito generale. Per la Sinfonia in do maggiore “La grande”, composta da Schubert negli ultimi anni di vita e da lui mai ascoltata eseguita, più che le “Visioni d’addio” ancora oggi risaltano le visioni del futuro, di una scrittura sinfonica troppo avanzata per essere compresa appieno al suo tempo. Chiara nei fraseggi e scorrevole la conduzione di Mariotti, evidenziava gli elementi eroici beethoveniani, specie nell’ultimo movimento, vera ‘summa’ quest’ultimo delle trasformazioni a cui Schubert sottopone i materiali tematici. Successo di pubblico - plaudente con insistenza anche tra un Lied e l’altro – nonostante il direttore con un gesto avesse chiesto di lasciare la pausa di silenzio. Segno che la politica di diffusione e di ricerca di un nuovo pubblico ottiene esiti. Per imparare i ‘nostri’ riti ammantati di sacralità ci sarà tempo.