Uno sguardo originale sulle Suite per violoncello di Bach
A Stresa Sergey Malov ha proposto un’avvincente integrale della raccolta bachiana eseguita con il violoncello da spalla
23 agosto 2026 • 4 minuti di lettura
Leggiuno, Eremo di Santa Caterina del Sasso
Stresa Festival 2026 – Sergey Malov, “Bach Solo Suites”
21/08/2026 - 22/08/2026Nell’ambito della 65ª edizione dello Stresa Festival, il doppio appuntamento che abbiamo seguito il 21 e 22 agosto all’Eremo di Santa Caterina del Sasso ha riproposto l’ormai consueta esecuzione integrale delle sei Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach, affidata quest’anno al violoncello da spalla di Sergey Malov, versatile musicista russo-ungherese, violinista, violista, suonatore – appunto – di violoncello da spalla, con un repertorio che spazia dal barocco al classico, dal romantico al contemporaneo, fino al folk e jazz, inoltre docente all'Accademia di Musica di Zurigo. Il progetto “Bach Solo Suites” è stato collocato nella seconda parte della rassegna, dedicata alla musica antica, classica e contemporanea, confermando la linea della direzione artistica di Mario Brunello intenta a mettere in relazione repertorio, interpreti e luoghi del Lago Maggiore armonizzando il dato musicale dal contesto di ascolto.
In questo quadro, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, costruito lungo la parete rocciosa del Sasso Ballaro a strapiombo sul lago – le cui origini, secondo la tradizione, si collocano attorno al 1170, quando Alberto Besozzi di Arolo, mercante del tempo, scampando a un naufragio durante una traversata del lago, avrebbe fatto voto a Santa Caterina d'Alessandria di ritirarsi in preghiera e solitudine in una grotta in quel tratto di costa – non ha agito come semplice, per quanto suggestivo, contesto. Il solo tratto di navigazione da Stresa all’Eremo ha rappresentato tanto fisicamente quanto simbolicamente un viaggio capace di isolarci dalle consuetudini quotidiane, introducendoci nel contempo nel percorso di “meditazione” sulle Suite bachiane al quale si accede, infine, attraverso l’ideale “ascesa” rappresentata dalla scalinata che porta dall’attracco del battello fino alla chiesa che ospita il concerto.
In questa oasi raccolta, la distribuzione delle Suite nelle due serate ha consentito una lettura lineare e ordinata del ciclo bachiano, a partire da venerdì 21 agosto quando Malov ha eseguito le prime tre Suite – dalla n. 1 in sol maggiore BWV 1007 alla n. 3 in do maggiore BWV 1009 – mentre il giorno successivo, sabato 22 agosto, ha completato l’itinerario con le restanti tre.
Se la successione di danze con preludio, allemanda, corrente, sarabanda, giga e così via ha segnato un tracciato di ascolto naturalmente preordinato, il tratto più caratterizzante non è stato tanto l’impiego del violoncello da spalla – strumento di dimensioni più contenute rispetto al violoncello moderno sostenuto tramite tracolla, di certo oggi raro ma diffuso in ambito barocco – quanto la resa espressiva avvincente offerta dall’interprete originario di San Pietroburgo. Nelle mani di Malov, il violoncello da spalla ha prodotto una cifra sonora mobile, dinamica e densa al tempo stesso, naturalmente più vicina a una cantabilità fluida e articolata che alla profondità timbrica del violoncello tradizionale.
Ne è derivata una concezione interpretativa fondata sulla brillantezza del disegno melodico-armonico, sulla nettezza degli attacchi e su una flessibilità agogica trascinante. Malov da un lato ha saputo evitare qualsiasi tentazione celebrativa delle Suite di Bach, orientandosi dall’altro lato verso un fraseggio personalissimo ma sorvegliato, in cui la ricchezza polifonica implicita veniva suggerita per adesione espressiva, passando dai preludi animati dalle nette traiettorie armoniche alle danze intrise di un’eleganza originale e partecipata.
La sonorità più sottile e agile del violoncello da spalla ha favorito nel complesso una brillantezza e una vivacità che ha illuminato le direttrici che innervano l’ispirata varietà che nutre le sei Suite bachiane, con originali aperture interpretative le quali, andando al di là delle strettoie filologiche e dei gioghi insiti nelle differenti tradizioni e prassi esecutive, hanno confermato le interessanti intuizioni anticipate nell’edizione discografica che di queste pagine lo stesso Malov ha realizzato con il medesimo strumento nel 2020 per l’etichetta di Monaco di Baviera Solo Musica.
Un originale panorama interpretativo che ha saputo trascendere il dato virtuosistico in quanto tale, per offrire aperture e prospettive diverse e vitali, assecondate ora da introduzioni estemporanee che in qualche modo presentavano le pagine di Bach, ora da scelte espressive del tutto originali, immergendo ognuna delle sei Suite in un clima specificamente connotato e caratteristico. Significative, in questo senso, sono apparse la prima Suite in Sol Maggiore – con la sua riconosciuta immediatezza comunicativa – la terza Suite in Do Maggiore – suggellata dalla luminosa e dinamica leggerezza della Giga finale – lo spirito a contrasto quasi rigorosamente misurato della quinta Suite in Do minore e la fantasiosa e trascinate ricchezza che ha animato la sesta e ultima Suite in Re Maggiore.
Due serate all’esito solido e coerente, insomma, fondato su una lettura capace di valorizzare in maniera originale la nervatura interna della scrittura bachiana attraverso una vivacità interpretativa personale e coinvolgente che ha raccolto in entrambe le occasioni i calorosi applausi del folto pubblico presente, ricambiato con bella generosità da Malov con due bis che hanno legato, in una sorta di interno filo conduttore ideale, il primo e il secondo concerto.