Orano, la capitale del raï

La raccolta My Heart Is Dust before Him: 21st Century Gasba from Algeria ci dà l'occasione per parlare del raï

EB

21 agosto 2026 • 7 minuti di lettura

Orano
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Copertina
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Various Artists

My Heart Is Dust before Him: 21st Century Gasba from Algeria

Hive Mind Records 2026

Se le città avessero una colonna sonora (e alcune, a dirla tutta, ce l'hanno davvero), quella di Orano (Wahran in arabo) sarebbe un mix ipnotico di sintetizzatori anni Ottanta, percussioni darbuka, fisarmoniche e una voce graffiante che canta di amore, ribellione e nostalgia.

Adagiata sulla costa nord-occidentale dell'Algeria, Orano - soprannominata El Bahia (La Radiosa) - è molto più di una splendida città portuale sospesa tra architettura coloniale francese e fortezze spagnole: è la culla indiscussa del raï, il genere musicale che ha dato voce alla gioventù algerina e a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso ha conquistato le piste da ballo di tutta Europa, Italia compresa.

La parola raï  in arabo significa letteralmente "opinione", "punto di vista" o persino "destino".  Nato all'inizio del XX secolo come musica folk rurale cantata dai pastori beduini, il raï si è trasformato a Orano a partire dagli anni Quaranta e Cinquanta, diventando lo sfogo di chi viveva margini della società.

A differenza della musica classica algerina, formale ed elegante, il raï parlava (e continua a farlo) la lingua della strada, l'arabo colloquiale oranese (derja). Cantava ciò che era tabù: l'amore libero, il dolore dell'alcol, le difficoltà sociali e il desiderio di fuga, venato d'incertezza - Fuir, mais où?, fuggire, ma dove?,   è opportunamente il titolo di un album di Khaled del 1995.

Il raï non è solo musica, è un modo di gridare al mondo la propria esistenza, soprattutto quando nessuno vuole prestare ascolto.

Orano non è diventata la capitale del raï per caso. La città è da sempre un melting pot culturale unico nel Mediterraneo, con influenze ancora oggi riscontrabili: quella spagnola, visibile nella maestosa fortezza di Santa Cruz che domina il golfo, quella francese, evidente nei viali alberati e nei caffè che in qualche maniera ricordano Parigi, e quella del Marocco, la cui vicinanza ha favorito continui scambi sonori.

In questo ambiente cosmopolita e tollerante, i musicisti oranesi hanno iniziato a mescolare gli strumenti tradizionali come la gasba (flauto di canna) e il guellal (tamburo a calice) con la tromba, il sassofono e, più tardi, con le chitarre elettriche e i sintetizzatori. Il risultato è stato un genere ibrido, ballabile e irresistibilmente moderno.

Orano ha dato i natali (o ha fatto da trampolino di lancio) ai più grandi nomi della musica algerina. I cantanti di raï si facevano chiamare Cheb o Chaba (giovane, in entrambi i generi), proprio per sottolineare la rottura con i vecchi maestri della tradizione.

I nomi più famosi sono quelli di Cheb Khaled - il "Re del raï" che con la sua hit mondiale "Didi" (1992) e poi con "Aïcha" (1996) ha sdoganato il genere a livello internazionale, riempiendo gli stadi europei e statunitensi -, Cheb Mami - conosciuto per la sua voce acutissima e per la celebre collaborazione con Sting nel brano "Desert Rose" e quella con Zucchero in "Così Celeste" -, Cheb Hasni - il "Re del raï sentimentale", il cantante dell'amore romantico e delle disillusioni dei giovani, la cui tragica morte nel 1994, assassinato a Orano durante gli anni bui del terrorismo in Algeria, lo ha reso un martire eterno per un'intera generazione - e, andando indietro nel tempo, Cheikha Rimitti - un'autentica pioniera del genere le cui canzoni parlavano della vita popolare, dell'alcol e della sessualità. 

Quando si parla di rinascimento musicale algerino e della modernizzazione del genere raï , c'è un nome che spicca sopra gli altri per audacia e visione: quello di Safy Boutella.

Polistrumentista, compositore, arrangiatore e produttore, Boutella ha saputo traghettare le sonorità tradizionali del Maghreb verso territori inesplorati, fondendole con la libertà del jazz e l'energia della fusion occidentale.

Nato in Germania nel 1950, Safy Boutella ha respirato musica fin da giovanissimo. La svolta nella sua formazione arriva con il trasferimento negli Stati Uniti per studiare al prestigioso Berklee College of Music di Boston, dove assimila le strutture complesse del jazz, le tecniche di arrangiamento d'avanguardia e l'uso dell'elettronica.

Quando torna in Algeria nel 1981, Boutella non si limita a riproporre ciò che ha imparato ma inizia a tenere concerti clandestini, sfidando i canoni dell'epoca e portando avanti una filosofia ereditata dal padre: «Se non crei nulla, non sei nulla». È l'inizio di una rivoluzione sonora che unisce il patrimonio musicale nordafricano a sintetizzatori, fiati jazz e linee di basso che arrivano direttamente dal funk nordamericano.

Il momento di massima risonanza internazionale arriva nel 1988 con la pubblicazione di Kutché, un album realizzato a quattro mani con l'allora giovane promessa del raï, il già citato Cheb Khaled.

Copertina di Kutché
Copertina di Kutché

Kutché è considerato all'unanimità una pietra miliare: Boutella prende la cruda energia vocale del raï di Orano e la inserisce in una produzione cristallina, ricca di sintetizzatori moderni, arrangiamenti jazz-fusion e groove irresistibili.

Brani come "La Camel" o la stessa "Kutché" ridefiniscono completamente la cosiddetta world music di fine anni Ottanta, portando la cultura algerina sui palchi di tutto il mondo.

Oggi Safy Boutella è celebrato come un vero pioniere, un "guerriero della musica" (o maverick, come ama definirsi lui stesso) che ha sempre preferito la ricerca della bellezza e della qualità artistica alle lusinghe del pop più facile e commerciale.

Negli anni Novanta, a causa delle tensioni politiche in Algeria, molti artisti sono fuggiti a Parigi o Marsiglia, trasformandole nelle "succursali" del raï. Tuttavia il cuore pulsante del genere è sempre rimasto tra i vicoli del quartiere di Sidi El Houari a Orano.

Il meritato riscatto culturale è arrivato di recente: il raï è entrato ufficialmente a far parte della lista dei Patrimoni Culturali Immateriali dell'UNESCO. Un riconoscimento che celebra non solo la musica, ma la tenace resistenza di una cultura che ha saputo sopravvivere alle censure e alle violenze, senza mai smettere di far ballare.

E arriviamo finalmente al disco che ha dato lo spunto per questo articolo. In tutta l'Algeria occidentale la già citata gasba – un flauto di canna che svolge un ruolo centrale nelle tradizioni popolari beduine e nella musica cerimoniale – continua a presentarsi sotto nuove forme. Un tempo associato principalmente alle feste dei santi e ai rituali di trance, il suo caratteristico suono ipnotico si affianca oggi a drum machine, sintetizzatori e trame elettroniche del raï contemporaneo.

Le registrazioni qui raccolte provengono da Orano; prima che il raï diventasse un fenomeno pop internazionale, le sue fondamenta erano radicate nelle più antiche tradizioni musicali beduine delle campagne circostanti: melodie del flauto gasba, ritmi del tamburo guellal, poesia popolare improvvisata e canti eseguiti in occasione di matrimoni, zerdas (feste tradizionali) e incontri informali. Molte delle qualità musicali ed emotive successivamente associate al raï  - la ripetitività, la schiettezza, l'intensità estatica e l'uso del linguaggio quotidiano - sono nate da queste forme rurali.

Come ricordano le note sulla pagina Bandcamp dell'etichetta Hive Mind Records con sede a Brighton, questo genere musicale si è sviluppato a Orano durante il tardo periodo coloniale come musica delle classi lavoratrici e delle comunità marginali, fondendo le tradizioni beduine con la cultura del cabaret urbano e, in seguito, con la strumentazione occidentale e la produzione elettronica. I suoi testi affrontavano apertamente temi come l'amore, l'emigrazione, la povertà, la frustrazione e l'ipocrisia sociale, ponendosi spesso in contrasto sia con le autorità coloniali sia, successivamente, con lo Stato algerino post-indipendenza, raggiunta nel 1962 al termine di una sanguinosa guerra di liberazione cominciata nel 1954.

Durante gli anni Ottanta e Novanta, il raï si è strettamente legato alla cultura giovanile e al dissenso, prosperando grazie a un boom di piccole case di produzione e di etichette di cassette, sopravvivendo con mille espedienti alla censura e alla repressione politica e continuando a evolversi musicalmente.

Mentre il suono pop-raï algerino, più patinato, otteneva il riconoscimento internazionale durante gli anni Ottanta e Novanta, la produzione locale di cassette facilitava comunque lo sviluppo di un suono parallelo, maggiormente radicato nella tradizione. In queste registrazioni, la gasba si incrocia con le voci con auto-tune degli Cheikh e delle Cheikha, con arrangiamenti per tastiere domestiche e ritmi elettronici, dando vita a una musica che si avverte sia profondamente radicata sia inequivocabilmente contemporanea.

Una figura centrale nella conservazione e nella distribuzione di questa musica è stata la Ahlem Édition, l'etichetta con sede al 2 di rue Bendjahfet El Had, nel centro di Orano, fondata nel 1992 da Abdelkader Haci, che vanta un catalogo con più di 900 titoli. Negli ultimi tre decenni l'etichetta ha costruito un vasto catalogo che spazia dalla musica gasba alle forme folk beduine e al raï regionale.

Abdelkader Haci
Abdelkader Haci

Ahlem Édition perpetua una visione del patrimonio sonoro che non si accontenta di archiviare il passato, ma lo fa vibrare nel presente. È in questa operazione che il suo ruolo è essenziale: mantenere vive le voci che raccontano l’Algeria, i suoi dolori, le sue feste, le sue battaglie. Una casa discografica che, attraverso la musica, alimenta il continuum storico della memoria collettiva algerina.

Piuttosto che presentare la musica gasba come una tradizione popolare immobile, queste registrazioni hanno il pregio di catturare un suono che si sta ancora adattando e trasformando, una musica che continua a circolare nell'Algeria contemporanea pur portando con sé le tracce di antiche forme cerimoniali e poetiche.

Cosa ascoltiamo in My Heart Is Dust before Him? Dieci tracce di soul algerino del XXI secolo: ipnotiche melodie di flauto intrecciate a ritmi raï guidati dai sintetizzatori, potenti sessioni di drum machine, linee di basso profonde e groove lenti influenzati dal RnB.

Oggi visitare Orano significa perdersi tra il profumo di mare e quello delle spezie, ammirare il tramonto da Santa Cruz e, inevitabilmente, lasciarsi cullare da quel ritmo sincopato che esce dalle autoradio e dai caffè della città. Perché a Orano la musica non è un passatempo, è l'anima stessa della città.