Mexican Institute of Sound e Meridian Brothers, la cumbia del futuro
Ruido Tovar è l'incontro fra due pesi massimi dell'elettronica tropicale d'avanguardia, con la partecipazione di Beck
28 maggio 2026 • 5 minuti di lettura
Mexican Institute of Sound & Meridian Brothers
Ruido Tovar
Il 2026 ha finalmente segnato l'incontro di due dei pesi massimi dell'elettronica tropicale d'avanguardia, Camilo Lara (Mexican Institute of Sound) e Eblis Álvarez (Meridian Brothers): il risultato è Ruido Tovar, un album che non è solo una collaborazione, ma un atto di "guerriglia culturale" travestito da festa psichedelica.
Il titolo gioca sul nome di Rigo Tovar, la leggenda messicana che negli anni Settanta rivoluzionò la cumbia introducendo sintetizzatori Moog e chitarre rock. Lara e Álvarez prendono quel DNA e lo portano in un laboratorio del futuro, trasformando il "Rigo" in "Ruido" (rumore), in un omaggio che è al tempo stesso devoto e dissacrante.
Prima di dedicarmi all'analisi di questo disco, è il caso di approfondire la figura di Rigo Tovar (1946-2005). Per capirne l'importanza bisogna immaginare una fusione tra Jim Morrison, Elvis Presley e un musicista di cumbia da balera: è un compito quasi impossibile, me ne rendo conto.
Nato a Matamoros, una città messicana al confine con il Texas, Tovar è diventato negli anni Settanta e Ottanta un'autentica divinità pop in Messico, rivoluzionando completamente la musica tropicale.
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Prima di lui la cumbia era considerata musica tradizionale, suonata principalmente con strumenti acustici e fiati. Bene, Rigo Tovar ha preso quel ritmo e lo ha fatto scontrare frontalmente con il rock psichedelico.
Il merito più grande di Rigo Tovar e della sua band, Costa Azul, è stato quello d'inserire strumenti totalmente alieni per il genere dell'epoca: Tovar sostituì la classica fisarmonica o i fiati con synth distorti, creando suoni spaziali e ipnotici che divennero il suo marchio di fabbrica; introdusse assoli di chitarra elettrica influenzati dal rock dell'epoca, usando distorsori e pedali wah-wah, e sfoggiò un look come non si era mai visto prima in Messico, una combinazione fatta di capelli lunghi e ricci, occhiali da sole scuri perennemente indossati (dovuti a una grave malattia agli occhi) e completi di pelle. Sul palco saltava e faceva mosse di arti marziali, mandando le folle in delirio anche grazie al suo slogan "Rigo es Amor" (Rigo è Amore).
La sua popolarità fu tale che nel 1981 tenne un concerto gratuito sul fiume Santa Catarina a Monterrey davanti a oltre 400.000 persone, superando il record di affluenza che Papa Giovanni Paolo II aveva stabilito nello stesso luogo poco tempo prima.
Senza Rigo Tovar, la cumbia digital, la electro-cumbia e gran parte della musica alternativa latina di oggi semplicemente non esisterebbero. Artisti moderni come Camilo Lara ed Eblis Álvarez lo vedono come il "padrino spirituale" del loro sound perché ha sdoganato il kitsch e la cultura popolare: per decenni la classe media - e, a maggior ragione, quella alta - messicana ha snobbato la cumbia, considerandola musica "di serie B" o legata solo alle classi più povere. Tovar è riuscito a rompere questa barriera.
Camilo Lara fa esattamente la stessa cosa con il Mexican Institute of Sound: prende campionamenti di vecchi dischi di cumbia, folk e cha-cha-cha della tradizione messicana e li aggiorna fondendoli con l'hip-hop, l'elettronica e la cultura pop globale.
Il suono acido e oscillante delle tastiere che si sente nelle produzioni del Mexican Institute of Sound e nella psichedelia distorta dei Meridian Brothers è un'evoluzione diretta del Moog che Rigo Tovar usava nei suoi successi più grandi come "El Sierrudo" o "Mi Matamoros Querido".
I Meridian Brothers e il Mexican Institute of Sound sono famosi per non rispettare i confini dei generi musicali e Rigo Tovar è stato il primo a farlo: non aveva paura di inserire una linea di basso funk o una tastiera spaziale dentro un ritmo tropicale. Questo approccio dissacrante, che potrei definire, con i dovuti distinguo, punk, è il nucleo di un album come Ruido Tovar, dove la cumbia viene destrutturata e ricomposta usando l'elettronica lo-fi.
La prima canzone che mi colpì fu "Cumbia del Ratón" dei Tropical Montenegro. Ha un suono molto differente da qualsiasi genere musicale colombianoEblis Álvarez
Però quando i due cercarono d'incanalare il suono, i loro sforzi sembravano non portare a nulla. Álvarez fa riferimento a una “struttura misteriosa” che non erano in grado di padroneggiare. Così decisero di chiamare la backing band di Rigo Tovar per aggiungere al disco il sapore originale di quel sound. «La partecipazione di Lauro López alle tastiere e del batterista Marco Sánchez – che purtroppo è morto qualche mese dopo la registrazione – ci ha dato proprio ciò che stavamo cercando», ha detto Álvarez alla rivista Songlines. I lorosynth vorticosi e le percussioni funky hanno così completato il suono rétro del disco.
Le canzoni si muovono tra Messico e Colombia con una velocità vertiginosa, mescolando cumbia, danzón e son con un'estetica sperimentale.
A ben vedere la presenza di Beck in due tracce - "Ritmo Babilonia" e "Cumbia Beckiana" - può essere considerata la chiusura di un cerchio: se Beck aveva "inventato" il lo-fi alternativo con "Loser", qui i due produttori lo coinvolgono in una cumbia distorta che sembra registrata in un garage di Città del Messico. La voce di Beck si fonde con cori che richiamano alla mente il Tom Zé degli anni Settanta.
Addirittura in "Cumbia Beckiana" il riff di chitarra cita apertamente il suo classico del 1993, ma lo reinterpreta in chiave tropical-aliena.
Il disco è stato registrato in appena una settimana e si sente: c'è un'energia grezza in brani come l'iniziale "Cumbia del Lobo" o "Danzón 8bits", dove i sintetizzatori sembrano usciti da una console per videogiochi degli anni Ottanta colpita da un fulmine, per dar vita a una decostruzione del ballo formale cubano attraverso lenti digitali distorte.
Mi piace ancora citare la satirica "Ira (IA)", riflessione ironica sull'Intelligenza Artificiale applicata al folklore, e l'onirica "Cumbia Fantasia", canzone che è il punto d'incontro perfetto tra il pop elettronico di MIS e le chitarre aliene di Meridian Brothers.
Come avrete capito, non ci troviamo di fronte a un disco "facile" per chi cerca la cumbia da ballo tradizionale: questa è musica che gracchia, fischia e sussurra (si sentono persino i cani di Camilo Lara ululare in sottofondo), ma che non perde mai il ritmo.
Ruido Tovar è un album coraggioso: in un'epoca di produzioni levigate e pronte per le playlist algoritmiche, Lara e Álvarez scelgono la strada del rumore colto. È un disco che celebra l'imperfezione e dimostra che la musica tropicale può essere weird, strana, quanto il miglior avant-jazz, senza smettere di farci muovere i piedi.
Se Rigo Tovar era detto "El Sirenito de la cumbia", questo album è la sua versione cyberpunk che ha passato troppe notti in un club sotterraneo di Bogotà.
Ho implorato Eblis per anni di fare un disco insieme, ma mi ha sempre risposto di no. Poi è arrivata la telefonata che ho aspettato per lungo tempo e lo scorso anno abbiamo trovato il tempo per sederci insieme per scrivere e registrare l'albumCamilo Lara aka Mexican Institute of Sound