David Zé, la lotta continua

Una ristampa per (ri)scoprire un artista angolano per lungo tempo dimenticato

EB

22 maggio 2026 • 5 minuti di lettura

David Zé
David Zé
Copertina
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David Zé

Mutudi Ua Ufolo / Viuva Da Liberdade

Jazzybelle records 2026

David Zé... Lo confesso, ci ho messo un po' a mettere a fuoco questo nome, fino a quando non è arrivata l'illuminazione:  Angola Soundtrack - The Unique Sound of Luanda 1968-1976, raccolta della meritoria Analog Africa pubblicata sul finire del 2010, conteneva una sua canzone, "Uma Amiga".

Nella storia della musica africana pochi artisti hanno incarnato il legame tra arte e attivismo come David Zé.

Cantautore, poliziotto stradale e fervente nazionalista, Zé  non è stato solo un musicista di grande talento, ma anche uno dei principali architetti sonori dell'identità angolana durante il tumultuoso passaggio dal colonialismo all'indipendenza, al punto da poter essere considerato la voce rivoluzionaria dell'Angola.

Nato nel 1944 a Kaxicane da genitori che facevano parte del coro di una chiesa metodista , David Zé - vero nome David Gabriel José Ferreira - emerse negli anni Sessanta e Settanta con una serie di 45 giri che lo resero una figura centrale della scena musicale di Luanda. La sua musica non era solo intrattenimento, era un veicolo di resistenza. Attraverso i ritmi trascinanti di semba e merengue, Zé infondeva testi carichi di messaggi politici, critiche al regime coloniale portoghese e incitamenti alla libertà.

A differenza di molti colleghi che operavano nell'ombra, Zé aveva una posizione peculiare in quanto ufficiale della polizia stradale. Questa sua doppia vita gli permetteva di osservare da vicino le contraddizioni della società coloniale, trasformandole in canzoni che diventavano istantaneamente inni popolari.

La sua musica è caratterizzata da una combinazione unica di ritmi percussivi,  - una base radicata nelle tradizioni angolane che spingeva al ballo e all'azione -, testi di intervenção  - canzoni come "Guerrilheiro" e "O povo sabe quem é" parlavano direttamente al cuore della lotta per l'indipendenza guidata dall'MPLA (Movimento Popular de Libertação de Angola) - e carisma vocale messo in evidenza da una voce potente e calda, capace di passare dalla dolcezza della ballata alla forza del proclama politico.

Insieme ad artisti del calibro di Artur Nunes e Urbano de Castro, Zé fece parte della cosiddetta "triade d'oro" della musica rivoluzionaria angolana.

La vita di David Zé fu interrotta bruscamente nel momento più buio della storia post-coloniale dell'Angola.

Il 27 maggio 1977, a seguito di un presunto tentativo di colpo di Stato (noto come Fraccionismo) contro il governo del presidente Agostinho Neto, poeta e partigiano, scattò una violenta epurazione politica. L'autrice e professoressa di studi africani Marissa Jean Moorman afferma che, sebbene non esistano resoconti definitivi sulla loro morte, gli omicidi di Zé e dei colleghi musicisti Urbano de Castro e Artur Nunes fecero parte di una "purga", nonostante il loro sostegno storico alla causa dell'indipendenza.

La morte di Zé, avvenuta in circostanze tragiche e per lungo tempo avvolte nel silenzio, lasciò un vuoto incolmabile nel panorama culturale del Paese. Per anni, la sua musica fu bandita o ignorata dai media ufficiali, nel tentativo di cancellare il ricordo di quel periodo doloroso.

Oggi David Zé è stato riabilitato dalla storia, celebrato come un eroe nazionale e un martire della cultura. Le sue canzoni sono state ristampate in diverse antologie di musica africana vintage, permettendo a una nuova generazione globale di scoprire il potere della sua voce. Nel 2010 la sua influenza ha raggiunto nuovi ascoltatori grazie al campionamento di “Undenge Uami” fatto da Damian Marley e Nas nel brano "Friends", inserito nel loro album collaborativo Distant Relatives.

Realizzato originariamente da CDA con Conjunto Merengue, ecco entrare in gioco la Jazzybelle Records che, con la benedizione della famiglia di Zé e Associação 27 de Maio , ha curato questo restauro per il 50° anniversario dell'indipendenza dell'Angola.

Nonostante questa nuova rimasterizzazione, la produzione conserva una potenza e un'intimità grezze. Nei momenti più allegri dell'album, le chitarre solari richiamano l'highlife nigeriana, mentre i ritmi incalzanti derivano da strumenti a percussione suonati magistralmente: i bonghi sono accreditati a Gregório Mulato, con percussioni aggiuntive di João Lourenço Morgado, noto come il "Re dei tamburi" dell'Angola. 

Cantati sia in portoghese sia in vari dialetti locali, sono i brani più lenti come "Ngongo Mua Ngola - Sofrimento Em Angola" e "A Luta Continua - O Nvunda Ki la Bue Lua" a mostrare la profondità delle capacità vocali di Zé. Nel cupo "Undenge Uami - A Minha Infância" Zé usa la sua voce profonda e piena d'anima per condividere i ricordi delle «mattine di persecuzione da parte del colono portoghese».

Il suo fuoco politico si accende in "As Cinco Sociedades - O Isangela Itanu", dove Zé inserisce il capitalismo nella stirpe del feudalesimo e della schiavitù per il suo presupposto di sfruttamento di massa. Come molti grandi artisti rivoluzionari, le parole di Zé possono ancora essere applicate alle lotte odierne, permettendo agli attivisti di attingere alla sua saggezza e al suo spirito. 

La riedizione rimasterizzata di Mutudi Ua Ufolo (conosciuto anche con il titolo portoghese Viuva Da Liberdade, vedova della libertà) non deve essere vista come un’operazione nostalgica, ma come un atto di giustizia poetica. In questo 2026, grazie a un restauro sonoro meticoloso che ha pulito i fruscii dei nastri originali del 1975 senza intaccarne il calore analogico, la voce di David Zé torna a ruggire con una nitidezza mai sentita prima.

L'album si conferma documento storico vibrante. Registrato nel clima febbrile dell'indipendenza, trasuda l'impellenza di un popolo che scopre la propria voce.

Il cuore pulsante del suono è il semba, ma filtrato attraverso un’urgenza che a tratti può quasi ricordare il rock. Le chitarre elettriche hanno quel tono twangy, vibrante, tipico degli studi di Luanda degli anni Settanta, mentre le percussioni mantengono un legame ancestrale con la terra.  Zé canta con una passione che confina con la disperazione e il trionfo e spesso la sua interpretazione riesce a trasformare un canto politico in un’esperienza spirituale. La nuova rimasterizzazione ha fatto un lavoro eccellente sui bassi: se nelle edizioni precedenti il suono risultava a tratti "fangoso", questa versione restituisce profondità alla sezione ritmica, permettendo di apprezzare la complessità dei poliritmi angolani.

L'edizione 2026 di Mutudi Ua Ufolo è un ascolto essenziale. Nonostante David Zé sia scomparso tragicamente poco dopo l'uscita originale, questo disco rimane il suo testamento più puro. È un album che scuote i fianchi e risveglia le coscienze, ricordandoci che la libertà, proprio come la grande musica, ha un prezzo e un valore inestimabili.

Come ho letto da qualche parte, «cantare era il suo modo di combattere. La sua chitarra era potente quanto un fucile, ma i suoi proiettili erano fatti di speranza e orgoglio».

David Zé resta il simbolo di un'epoca in cui la musica aveva la forza per partecipare al cambiamento del mondo, ricordandoci che la voce di un artista, anche se messa a tacere prematuramente, può continuare a risuonare attraverso i decenni.