Ezra Collective, il suono della speranza
Here Because of Hope è un viaggio musicale sulle tracce della diaspora africana
17 settembre 2026 • 3 minuti di lettura
Ezra Collective
Here Because of Hope
Here Because of Hope è il quarto album del pluripremiato quintetto londinese Ezra Collective, affiorato nel decennio scorso dal fertile calderone del laboratorio musicale “Tomorrow’s Warriors”, prendendo nome dal sacerdote e scriba ebreo che noi chiamiamo Esdra. Il jazz mutante di cui il gruppo è artefice, favorito dalla capacità di esprimerlo dal vivo in forma esuberante, ne ha ingigantito la popolarità, portandolo a esibirsi con successo di fronte alle vaste platee della Wembley Arena e del festival di Glastonbury.
L’ambizione che trasuda dal disco, concepito e realizzato – parole loro – “da adulti”, è frutto dello status acquisito: si tratta di un’opera in tre movimenti disegnata seguendo il tragitto della diaspora africaana dei secoli scorsi, dal continente originario alla Londra multiculturale dei giorni nostri passando dalle Americhe; un viaggio sonoro affrontato con sensibilità e competenza, ad esempio nella scelta della strumentazione impiegata, in particolare le percussioni, variabili in funzione dell’habitat geografico. Il risultato è musica festosa, benché generata dalla sofferenza: “Da un lato c’è il dolore e dall’altro la gioia, uno spettro nel quale la speranza è snodo di transito da un’estremità all’altra”, ha spiegato a “The Guardian” il batterista e capobanda Femi Koleoso.
“È scritto che al di là di questo dolore ci sarà un nuovo inizio”, recita all’inizio l’attrice Letitia Wright, incaricata di introdurre le singole sezioni. Punto di partenza è l’Africa Occidentale, da dove salpavano le navi dei trafficanti di schiavi, rappresentata dall’highlife del Ghana celebrato in “Sweet Echo” e dall’afrobeat nigeriano evocato in “Someday”, mentre il rapper britannico Pa Salieu, che ha sangue gambiano nelle vene, diventa protagonista nel racconto autobiografico di “Only Love”: “Mi hanno fatto vivere in libertà provvisoria e poi mi hanno mandato in galera, ora mi sento come un marinaio in cerca di orientamento”.
Tappa successiva sono i Caraibi, con scali a Cuba (l’euforica salsa di “El Corazón”) e in Giamaica (ecco il reggae dai solenni fiati “roots” di “Birdie Sings”), paese di provenienza della vocalist Lila Iké, che cita il classico di Max Romeo “Chase the Devil” al principio di “Well Organized”, sviluppato però sulle cadenze del calypso di Trinidad.
In quei brani, e nella maggioranza degli altri, ai cinque componenti del collettivo (oltre a Koleoso, il fratello TJ al basso, il tastierista Joe Armon-Jones, il trombettista Ife Ogunjobi e il sassofonista James Mollison) si aggiungono numerosi musicisti ospiti, dilatando l’organico su scala da big band. Accade pure nella frazione conclusiva, ambientata nel Regno Unito e illuminata dalle voci femminili di Leona Lewis, al microfono sulle tonalità soul di “All I Need”, e della cantante camerunense Libianca, che intona frasi devozionali rivolte all’“Altissimo” nell’R&B jazzato di “Most High”, quando invece bastano gli strumenti ad animare l’incalzante “Jubilee Feeling”, in atmosfera da Carnival di Notting Hill.
Onorando in maniera adeguata le impegnative premesse, Here Because of Hope è destinato dunque a consolidare la reputazione degli Ezra Collective, allargandone al tempo stesso gli orizzonti.