Una “Serva padrona” per Anna Moffo

A Villa Lanfranchi un omaggio con l’intermezzo di Pergolesi e una mostra fotografica a vent’anni dalla scomparsa dal celebre soprano

AR

29 agosto 2026 • 3 minuti di lettura

Anna Moffo e Mario Lanfranchi (foto Fondazione Mario Lanranchi)
Anna Moffo e Mario Lanfranchi (foto Fondazione Mario Lanranchi)

Santa Maria del Piano, Lesignano de' Bagni, Parma – Villa Lanfranchi

La serva padrona

26/08/2026 - 26/08/2026

La serata ospitata presso Villa Lanfranchi – dimora dichiarata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici per l’Emilia-Romagna di interesse particolarmente importante, inserita dalla stessa Regione Emilia-Romagna tra le “Case e studi delle persone illustri” e gestita dalla Fondazione Mario Lanfranchi – ha collocato l’esecuzione de La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi nell’ambito di un più ampio omaggio rivolto alla figura di Anna Moffo a vent’anni dalla scomparsa.

Prima della rappresentazione, infatti, abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra fotografica, curata e introdotta da Eles Iotti, “Anna Moffo, la Diva la Donna” – esposizione inaugurata il 23 agosto e visitabile su prenotazione fino al 25 ottobre – che ha offerto una premessa utile alla comprensione del progetto culturale promosso dalla Fondazione Mario Lanfranchi nell’ambito di Piaceri d’Arte, rassegna a cura di Valeria Ottolenghi, direttrice artistica della Fondazione.

L’esposizione, allestita nella dimora storica nella quale il soprano statunitense visse con il marito Mario Lanfranchi, non si limita a presentare una raccolta di immagini tratte dal ricco archivio della villa, ma intende mettere in relazione il profilo pubblico dell’interprete con una dimensione più privata, domestica e consapevole della propria immagine.

Villa Lanfranchi (foto Luca Gilli)
Villa Lanfranchi (foto Luca Gilli)

Le fotografie, provenienti come accennato dall’archivio Fondazione Mario Lanfranchi, attraversano l’immagine della diva internazionale e quella della donna osservata in un contesto meno ufficiale. Il percorso invita a interrogarsi sul confine, spesso labile, tra rappresentazione e intimità: Anna Moffo come protagonista del teatro d’opera, del cinema musicale, della televisione e, al tempo stesso, come presenza legata alla casa, agli affetti, alle abitudini di una villa immersa nella campagna parmigiana ma centrale nella memoria della coppia Lanfranchi-Moffo.

In questo contesto, la messa in scena de La serva padrona ha assunto il valore di significativo omaggio rivolto all’artista nata a Wayne in Pennsylvania. L’intermezzo buffo di Pergolesi – rappresentato per la prima volta a Napoli nel 1733 – è infatti legato alla memoria di Anna Moffo grazie alla produzione Rai del 1962 con la regia firmata dallo stesso Mario Lanfranchi e con il soprano nel ruolo di Serpina. La proiezione di immagini in bianco e nero tratte da quella realizzazione storica durante questa serata ha creato un raccordo tra documento d’archivio e rappresentazione dal vivo, collocando l’esecuzione in una linea di continuità con una pagina storica della televisione musicale italiana.

La serva padrona (foto Eugenia Nasi)
La serva padrona (foto Eugenia Nasi)

La compagine in scena riuniva Tania Bussi – brava nel restituire una Serpina vocalmente in parte e scenicamente centrale – oltre all’Umberto interpretato con funzionale misura da Maurizio Leoni e il giustamente goffo Vespone restituito con impegno da Michele Pavarani. Il versante strumentale ha visto coinvolto l’ensemble barocco dell’Orchestra dell’Università di Parma diretto da Stefano Zinetti, che si è posto al servizio di una partitura che richiede brillante e vivace leggerezza. Zinetti ha quindi guidato l’esecuzione con tempi funzionali alla parola scenica, mantenendo un equilibrio generalmente saldo con il palcoscenico.

Nel complesso, l’esecuzione ha restituito la natura agile e divertente dell’opera di Pergolesi, raccogliendo alla fine i generosi applausi del nutrito pubblico presente.