Lisette Oropesa debutta Liù a Verona

All'Arena Opera Festival con la bacchetta di Francesco Ivan Cimapa e il ritorno dello storico allestimento di Zeffirelli per il centenario di Turandot.

GD

28 agosto 2026 • 3 minuti di lettura

Turandot (foto di Ennevi)
Turandot (foto di Ennevi)

Arena di Verona

Turandot

07/08/2026 - 11/09/2026

All'interno del sempre ricchissimo cartellone dell'Arena Opera Festival è tornato, per la gioia del pubblico e di tutti i turisti, lo storico e colossale allestimento di Franco Zeffirelli dedicato a Turandot.

In una serata baciata dalla luna piena, l'opera di Puccini (che quest'anno ha spento cento candeline) ha profuso tutta la sua bellezza, grazie non solo alle scene inossidabili del regista scomparso nel 2019 e che ancora oggi incantano per la loro appropriatezza rispetto al libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, ma anche per la completa devozione alla resa spettacolare, favolistica, barocca e massimalista dello spettacolo, come dovrebbe essere per ogni "show" areniano.

Sul fronte vocale, un cast molto rodato ha visto Lise Lindstrom nel ruolo del titolo: il soprano statunitense ha sul curriculum più di duecento recite nel ruolo della principessa di ghiaccio e sul lato recitativo la sua esperienza è emersa con chiarezza. Per quanto concerne l'aspetto vocale, invece, occorre segnalare una condizione della voce non proprio ottimale; lo strumento, comunque dotato di un bel timbro e di un'inclinazione adatta alla tessitura aspra e impervia del ruolo (Puccini scrisse la parte di Turandot in modo che la ricerca del bel suono fosse quasi impossibile), è risultato spesso un po' affaticato, soprattutto negli acuti che avrebbero meritato maggiore ampiezza e che sono apparsi, al contrario, sovente un po' troppo stretti in colonne d'aria invero alquanto sottili.

A vestire i misteriosi panni di Calaf c'era Yusif Eyvazov: pochi cantanti infondono nel proprio lavoro così tanto impegno come il tenore azero, che in ogni recita si premura di dimostrarlo. Anche in questo caso, l'interprete ha puntato sulla robusta dizione e ha giocato sull'equilibrio tra un canto di potenza (a testimonianza ci sono le sempre solide corone negli acuti) e uno di espressione, elargendo talvolta qualche piacevole diminuendo. In generale, la prova è stata abbastanza buona, sebbene anche Eyvazov sia sembrato un po' sottotono, soprattutto relativamente alla proiezione della voce e alla dimensione emotiva, purtroppo non pervenuta granché.

Tuttavia, il reale motivo per cui questa Turandot fosse imperdibile risiede nella presenza nel cast della divina Lisette Oropesa, al debutto nel ruolo di Liù. La star americana ha colpito l'arena con la bellezza della propria voce e se spesso si dice che Liù canti troppo poco nell'ultimo capolavoro pucciniano, ebbene con Oropesa si è avuta l'impressione che la giovane schiava cantasse moltissimo!
Il peculiare vibrato che la rappresenta scaturisce direttamente dal timbro della sua voce e appare sempre naturalmente drammatico e in grado di evidenziare le qualità del registro medio-basso. A ciò, si aggiunge una tecnica a dir poco sopraffina, che consente al soprano di arricchire la sua performance con "mezzevoci" celestiali e genuinamente commoventi (è stato il caso della bellissima resa di "Signore, ascolta!").
Nel terzo atto, e nello specifico intonando "Tu che di gel sei cinta", Oropesa ha messo al servizio della pannosa rotondità dello strumento un'ottima dizione, dando lustro alla parola poetica e raggiungendo rilevanti picchi interpretativi sul fronte drammatico.

Nel ruolo di Timur, Michele Pertusi si è dimostrato più che convincente; il merito è da attribuirsi all'intonazione, al buon legato e alla presenza scenica maturata nel corso del tempo con l'esperienza.
Completavano il cast l'appropriato Carlo Bosi (Imperatore Altoum), i divertenti e carismatici Gëzim Myshketa (Ping), Matteo Macchioni (Pong) e Saverio Fiore (Pang) e gli apprezzabili Ankhbayar Enkhbold (un mandarino), Eder Vincenzi (il principe di Persia) e le due ancelle di Emanuela Simonetto e Tamara Zamanà.
Infine, si giudica più che positiva la prova del coro areniano (preparato da Roberto Gabbiani), risultato ben intonato e vigoroso nell'emissione.

A guidare la ragguardevole e compatta orchestra della Fondazione Arena di Verona c'era la bacchetta di Francesco Ivan Ciampa, che ha optato per la ricerca dei dettagli psicologici e umorali all'interno della partitura. Il direttore ha dunque preferito una conduzione morbida e raffinata e tutto sommato piacevole, sebbene in alcuni momenti si sarebbe preferito un po' più di fuoco (come nel finale del secondo atto).

Al termine della recita del 27 agosto, applausi convinti per tutti gli interpreti coinvolti da parte di un'arena gremita e picchi di entusiasmo per Lisette Oropesa, che ha concluso il suo cinquantesimo debutto con un altro grande successo.