Una “Manon Lescaut” in technicolor

A Parma l’opera di Puccini nella direzione a tinte decise di Francesco Ivan Ciampa e nella variopinta lettura registica di Massimo Pizzi Gasparon Contarini

AR

27 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)
Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)

Parma, Teatro Regio

Manon Lescaut

20/03/2026 - 28/03/2026

Manon Lescaut di Giacomo Puccini è tornata al Teatro Regio di Parma in un nuovo allestimento coprodotto con Festival Puccini, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Nazionale dell’Opera di Bucarest e Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume.

Sul piano scenico Massimo Pizzi Gasparon Contarini firma regia, scene, costumi e luci impostando lo spettacolo su una prospettiva psicologica che pare guardare idealmente a un presente decadente e consumistico. Manon è trattata come figura di desiderio e consumo, continuamente proiettata verso l’affermazione sociale e la gratificazione materiale, senza alibi e senza la necessità di essere “assolta” o “condannata”. La vicenda non scorre come parabola morale, ma come incontro-scontro tra due idee diverse di amore: quella ideale e sentimentale di Des Grieux – che persevera nel perdono fino a negare la realtà – e quella ondivaga e opportunistica della protagonista, incapace di rinunciare ad una superficialità materiale anche quando essa viene meno.

Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)
Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)

Una visione che prende corpo su un palcoscenico riempito di colori, tra i costumi variopinti e gli arredi e gli oggetti di scena tra il bianco abbacinante e l’oro smaccato, a partire dall’ingombrante monumento che ha abitato il primo e il secondo atto evocante “Il Ratto di Proserpina” del Bernini, chiaro e un poco didascalico rimando ai versi di Edmondo «Vecchietto amabile / incipriato Pluton sei tu! / La tua Proserpina/ di resisterti forse avrà virtù?»

Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)
Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)

Un approccio ribadito anche attraverso le immagini rimandate dal grande ledwall di sfondo, sul quale apparivano ora scorci di una cattedrale, ora le architetture pacchianamente barocche del palazzo di Geronte, ora il mare solcato da un veliero, ora il deserto dell’atto finale, il tutto reso con il fascino estetico e cinetico di The Legend of Zelda, DOOM, Final Fantasy VII o un altro videogame a caso anni Novanta. Una sorta di opulento – e a tratti grottesco – cortocircuito visivo che ha immerso il dramma lirico che Puccini ha proposto per la prima volta a Torino il 1° febbraio 1893 in una sorta di compromesso a-temporale che, tra rimandi al presente e la Francia del XVIII secolo del libretto, si è parso collocare nei colori ultravivaci di certo cinema in technicolor.

Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)
Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)

Sul versante musicale, Francesco Ivan Ciampa ha saputo guidare con polso saldo e funzionale una Filarmonica di Parma non sempre precisa nelle dinamiche e coesa sul fronte del tessuto sonoro, e un Coro del Teatro Regio di Parma – preparato da Martino Faggiani – con complesso adeguato. Se certe finezze strumentali sono quindi rimaste sulla carta di una partitura caratterizzata da un ordito compositivo tutt’altro che banale, Ciampa è comunque riuscito ad assecondare in maniera attenta una compagine vocale che è risultata alla fine equilibrata. Un cast che è ruotato naturalmente attorno ad Anastasia Bartoli, al debutto nel ruolo del titolo, capace di restituire una Manon con voce piena e fluida, efficace nel delineare le variazioni espressive che accompagnano lungo i quattro atti l’evoluzione del suo personaggio. Luciano Ganci nell’impegnativo ruolo di Des Grieux ha offerto una prova che è cresciuta in qualità ed efficacia nel corso della rappresentazione, confermando un’affinità maggiore con il carattere drammatico che questo personaggio assume nel corso della vicenda.

Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)
Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)

Efficace anche Alessandro Luongo nei panni di Lescaut – figura-chiave di protettore e opportunista che asseconda lo svolgersi della vicenda quasi fino alla fine – così come Andrea Concetti in quelli Geronte di Ravoir, interpretato con un segno di nobile dignità quasi fuori contesto nel carattere marcato di questa messa in scena. Completavano il cast Davide Tuscano (Edmondo), Saverio Pugliese (Lampionaio e Maestro di ballo), Arlene Miatto Albeldas (Musico), Eugenio Maria Degiacomi (Oste e Comandante di Marina), Cesare Lana (Sergente degli Arcieri), oltre alle Madrigaliste (Alessandra Maniccia, Giulia Gabrielli, Giulia Zaniboni, Lorelay Solis, Ewa Maria Lusnia, Laura Rivolta, Maria Vittoria Primavera e Gloria Petrini) e ai danzatori solisti Diletta Filippetto e Davide Cancelliero (coreografie Gheorghe Iancu).

Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)
Manon Lescaut (foto Roberto Ricci)

Il folto pubblico della “prima” ha salutato tutti gli artisti impegnati con generosi applausi, con un calore particolare rivolto ad Anastasia Bartoli.