Un Trionfo misurato ed elegante

Biondi e Le Moli propongono una lettura scenica efficace dell’oratorio di Händel nella Chiesa di San Giovanni Evangelista di Parma

Il Trionfo del Tempo e del Disinganno (Foto Marco Caselli Nirmal)
Il Trionfo del Tempo e del Disinganno (Foto Marco Caselli Nirmal)
Recensione
classica
Parma, Chiesa di San Giovanni Evangelista
Il Trionfo del Tempo e del Disinganno
26 Giugno 2021 - 28 Giugno 2021

Quella seducente alchimia espressiva regalata dalla musica di un giovane Georg Friedrich Händel ai versi di Benedetto Pamphilj nel Trionfo del Tempo e del Disinganno ha trovato nella rilettura scenica offerta da questo nuovo allestimento del Teatro Due di Parma una dimensione al tempo stesso misurata ed efficace.

Allestita nella Chiesa di San Giovanni Evangelista questa produzione, creata nell’ambito delle manifestazioni di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, ha collocato la propria declinazione drammaturgica sotto la cupola affrescata dal Correggio, coniugando il fascino di un luogo dal pregnante segno architettonico alla variegata eleganza dell’oratorio eseguito per la prima volta nel 1707 presso la residenza romana del cardinal Ottoboni.

Un’eleganza che abbiamo ritrovato anche nella lettura immaginata dalla direzione teatrale di Walter Le Moli, tratteggiata attraverso controllate geometrie di gesti e movimenti misurati, affidati ai quattro personaggi Bellezza, Piacere, Tempo e Disinganno con l’intento, più che di offrire un tratto squisitamente interpretativo, di rafforzare la valenza allegorica incarnata dagli stessi protagonisti. Caratteristiche assecondate con efficace affinità dall’allestimento di Tiziano Santi, con le luci di Claudio Coloretti e i costumi curati da Gabriele Mayer chiamati a contribuire alla costruzione di una dimensione rappresentativa dominata da un grande specchio sospeso sull’azione, una sorta di ideale rimando alla rappresentazione di una realtà raccontata per simbologie quale immagine ingannevole di sé stessa, così come i tratti appena intuiti di un dipinto restituiti dallo specchio.

In questo tessuto drammaturgico si è distesa la lettura musicale offerta da Fabio Biondi, capace di guidare i componenti dell’Europa Galante tra rapinosi sprazzi dinamici e delicate aperture lirico-timbriche, restituendo la varietà espressiva della partitura händeliana con gusto riconoscibile e coinvolgente, ben calibrato anche nel valorizzare caratterizzazioni primigenie quali, per esempio, quelle relative alla famosa aria “Lascia la spina” – la cui melodia viene ripresa successivamente dallo stesso Händel nel Rinaldo nell’ancora più celebre “Lascia ch’io pianga”– ed equilibrato anche nel far fronte alle caratteristiche acustiche insite nella natura del luogo. Un dato ribadito anche nella variegata brillantezza con la quale è stata gestita la compagine vocale, con le efficaci interpretazioni di Francesco Marsiglia (Tempo), Francesca Lombardi Mazzulli (Bellezza), Vivica Genaux (Disinganno) e Arianna Rinaldi (Piacere).

Due le recite proposte – noi abbiamo seguito la seconda – che hanno registrato un bel successo di pubblico.

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