La densa leggerezza di Nicolò Umberto Foron
A Parma Foron alla guida della Filarmonica Toscanini, con il pianoforte di Tom Borrow e una “prima” di Alessandro Melchiorre
14 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura
Parma, Auditorium Niccolò Paganini
Tom Borrow, Nicolò Umberto Foron - Filarmonica Arturo Toscanini
12/02/2026 - 12/02/2026Nono appuntamento della 50ᵃ Stagione di Concerti della Fondazione Toscanini e quinta tappa del progetto “Ecosounds”, il concerto ospitato l’altra sera all’Auditorium Paganini di Parma ha proposto un originale percorso musicale tracciato a ritroso nel tempo, con protagonisti giovani artisti quali Nicolò Umberto Foron alla direzione e Tom Borrow al pianoforte.
Punto di partenza della serata il brano Suoni, Solo di Alessandro Melchiorre, nuova composizione presentata in prima esecuzione assoluta nell’ambito, appunto, del progetto “Ecosounds – La Natura suona”, che prevede dieci nuove creazioni affidate ad altrettanti compositori italiani, ciascuno chiamato a esprimere la propria visione del rapporto tra uomo e ambiente.
Aperto e chiuso dagli interventi solistici del violino di Francesco D’Orazio – che all’inizio è entrato sul palco arrivando alle spalle dell’orchestra e in chiusura ha lasciato la compagine uscendo in proscenio in solitaria – ha proposto al pubblico un’esperienza di ascolto che ricordava certi stilemi stilistici che hanno caratterizzato la produzione d’avanguardia espressa tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. In questo quadro l’aspetto performativo e para-teatrale incarnato dal ruolo affidato al violino solista ha incorniciato una partitura animata da una ricerca orchestrale che alternava momenti di scoperta contrapposizione timbrica a oasi tratteggiate attraverso una più distesa e variegata tessitura strumentale. Un quadro sonoro gestito con attenta precisione dalla direzione di Foron e animato dalla complice affinità di D’Orazio nell’assecondare quella gestualità quasi rituale che ha delineato i confini di una composizione che ha rappresentato una sorta di riflessione sull’ascolto contemporaneo, come peraltro viene sottolineato dallo stesso Melchiorre: «l’ecologia dell’ascolto rappresenta una risorsa preziosa in un mondo travolto dal rumore».
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Il concerto è proseguito con il debutto di Tom Borrow – giovane pianista israeliano già affermato a livello internazionale – in qualità di Young Artistic Partner della Filarmonica Toscanini, qui impegnato nell’esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in sol minore, op. 16 di Sergej Prokof’ev, tra le pagine più significative del repertorio pianistico novecentesco. Composto nel 1913 e dedicato all’amico Max Schmidthof, il concerto è noto per la sua struttura innovativa e l’intensità drammatica. Caratteri che il pianismo di Borrow ha restituito con efficace consapevolezza, attraversando con attenta scioltezza l’ampio e impegnativo excursus solistico rappresentato dalla celebre cadenza del primo movimento. Una qualità di lettura, quella offerta dal giovane pianista, che è stata confermata anche attraverso il controllo interpretativo espresso nell’Andantino – in cui l’orchestra e il pianoforte dialogano in un’atmosfera sospesa – e nello Scherzo, definito dallo stesso compositore come un “precipitato di energia”. Nel Finale, i tratteggi martellanti del pianoforte da un lato e i densi interventi orchestrali dall’altro hanno restituito appieno quel segno espressivo che il critico Boris Asafyev aveva descritto come «una forza nuova, aspra e giovane».
Un carattere, quello “giovanile”, che è stato confermato anche nella seconda parte della serata, dedicata alla Sinfonia n. 9 in do maggiore “La Grande” D. 944 di Franz Schubert, eseguita per la prima volta a Lipsia il 21 marzo 1839. Un pregnante esempio di sinfonismo romantico che, se già per Robert Schumann era caratterizzato da una “lunghezza celestiale”, le letture meno ispirate rischiano a volte di proporlo evidenziandone il lato più ridondante. Un pericolo, questo, brillantemente scongiurato dalla direzione di Foron, segnata da una fresca e densa leggerezza – “giovanile”, appunto – che ha saputo restituire attraverso una gestualità personale ed eloquente – sovente vivace ma mai inutilmente esibita – la libertà espressiva e la vastità architettonica della partitura, conducendo l’orchestra attraverso i contrasti dinamici e gli slanci melodici che ne fanno un capolavoro del repertorio sinfonico. In questo quadro, particolarmente riuscita è parsa la lettura del secondo movimento Andante con moto in la minore, in cui si è distinta la cantabilità degli archi, emersi nell’ambito di una compagine orchestrale nel complesso ben coesa e reattiva.
Applausi convinti da parte del pubblico sia per Tom Borrow – che ha chiuso la prima parte del concerto con una morbida interpretazione della celebre Aria “Schafe Können Sicher Weiden” dalla Cantata BWV 208-IX di Johann Sebastian Bach nella trascrizione di Egon Petri – sia per il dinamico e personale talento di Nicolò Umberto Foron.