Johann Strauss, serio per gioco
A Vicenza arriva Strau$$ dei Mnozil Brass, spettacolo musicale tra omaggio e parodia di una gloria nazionale austriaca
14 febbraio 2026 • 4 minuti di lettura
Vicenza, Teatro Comunale Città di Vicenza
Strau$$. Ein Tänzchen zwischen den Stühlen
12/02/2026 - 12/02/2026Nato nello scorso autunno a Vienna come progetto commissionato da “Johann Strauss 2025 Vienna”, articolato e poliedrico ciclo di festeggiamenti per il centenario della nascita di Johann Strauss figlio, Strau$$. Ein Tänzchen zwischen den Stühlen arriva in Italia per una breve tournée che tocca anche Vicenza, quasi come risarcimento per un bicentenario passato sotto silenzio nel nostro Paese, dove degli Strauss ci si ricorda soprattutto nei concerti di Capodanno. Lo spettacolo dei Mnozil Brass, ospitato al Teatro Comunale Città di Vicenza per la Stagione della Società del Quartetto di Vicenza, appartiene a quei rari casi in cui intelligenza musicale, virtuosismo e teatro si fondono senza attriti. In oltre trent’anni di attività dal vivo – con una media impressionante di circa 130 concerti l’anno – i Mnozil Brass si sono imposti come una delle brass band più virtuose e funamboliche al mondo. Il gruppo nasce nei primi anni Novanta nella Gasthaus di Josef Mnozil, frequentata dagli studenti dell’Università della Musica viennese: è qui che sette giovani suonatori di ottoni iniziano a ritrovarsi per bere, chiacchierare e soprattutto fare musica insieme, mescolando senza gerarchie musica popolare e classica, operetta e pop, jazz e hit del momento. Da quel clima informale prendono forma spettacoli sempre più strutturati, in equilibrio tra virtuosismo, cabaret e musica allo stato puro, che li porteranno sui palcoscenici più prestigiosi del mondo.
Lo spirito di questo nuovo spettacolo si rivela fin dal titolo: Strau$$, dove la doppia “s” viene sostituita dal simbolo del dollaro. Non si tratta di un semplice vezzo grafico, ma di una scelta ironica e ludica, tipica dello stile del gruppo, che allude con sottile sarcasmo allo straordinario successo commerciale di Johann Strauss figlio, capace di trasformare il valzer in un autentico fenomeno di massa. Per usare le parole di Thomas Gansch, trombettista e “Konzertmeister” del gruppo, questo Strau$$ è “una serata che mette nel tritacarne tutti i nostri Strauss preferiti – da Johann a Richard a Eduard – e serve succulenti hamburger di valzer con un contorno pop. L’insalata è marinata con 1/8 l di Billy Joel, due cucchiaini di Lady Gaga, un pizzico di Ravel e uno di Chick Corea”. Come anche il sottotitolo conferma, si tratta di una piccola danza tra generi musicali e non solo in un territorio indefinito e inclassificabile fra musica classica e intrattenimento pop con uno spirito da cabaret quando non marcatamente circense animato dalla regia e dalle coreografie di Sharon Booth. A dire il vero una sedia c’è sulla scena, coperta da una sciarpa rossa, che si finge presenza femminile nel gruppo di soli uomini, cioè Thomas Gansch, Robert Rother e Roman Rindberger, Leonhard Paul, Gerhard Füssl e Zoltan Kiss e Wilfried Brandstötter.
Johann Strauss figlio, con i fratelli Josef e Eduard, non è che il punto di partenza o il pretesto per una serata musicale all’insegna di un umorismo sarcastico e scanzonato, tipicamente viennese, in cui la capitale austriaca è il filo rosso che attraversa una antologia di musica classica, pop, rock, jazz e swing, senza distinzioni fra musica “colta” e musica “popolare”, nei brillanti arrangiamenti firmati da Thomas Gansch, Leonhard Paul e Gerhard Füßl. Clownesco quanto basta ma sorretto da una tecnica strumentale infallibile e da un affiatamento ammirevole, l’omaggio al re del walzer tracima su orizzonti più ampi, dal pot-pourri virtuosistico “Mei Muatterl war a Rosenkavalier” di Leonhard Paul costruito sui celebri temi del Rosenkavalier dello Strauss bavarese (intrecciato al pop d’antan di “Mei Muatterl war a Wienerin” di Ludwig Gruber) a La valse di Ravel trasformato in materia viva per ottoni incandescenti. La garbata irriverenza del gruppo investe anche la gloria nazionale Mozart, con un numero esilarante che irride la furia distruttiva del selfie turistico sulle note di una Gran Partita stralunata, eseguita da un quintetto mozartianamente imparruccato e con lancio di Mozartkugeln in platea. Johann Strauss riaffiora ovviamente più volte: una Pizzicato-Polka scoppiettante apre le danze, e poi un Frühlingsstimmenwalzer contaminato da innesti mozartian-ornitologici nel segno di Papageno, un pizzico di Fledermaus (con “Erst ein Kuss, dann ein Du, Du, Du immerzu! Duidu, Duidu, la la la!” con lo sghignazzo a stemperare la malinconia), fino all’immancabile An der schönen blauen Donau, strapazzato – ma mai tradito – da clownerie e da un repertorio di cliché dell’Austria felix maneggiati con affetto e una buona dose di spirito.
Il pubblico, numerosissimo, risponde con applausi entusiasti. L’infaticabile settimino ringrazia con un travolgente bis vivaldiano, prima di congedarsi con una nota inattesa di malinconia: “Tears in Heaven” di Eric Clapton, sospesa tra ironia e commozione, a ricordare che sotto la maschera del gioco, nei Mnozil Brass, la musica resta sempre una cosa tremendamente seria.