Asmik Grigorian a Roma
La vocalità sontuosa della Grigorian affiancata dal pianoforte di Lukas Geniušas
13 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura
Roma, Accademia di Santa Cecilia
Asmik Grigorian, Lukas Geniušas
11/02/2026 - 11/02/2026Con il passo veloce sale sul palco una grande star dei teatri d’opera, un abito sobrio lontano dai drappeggi a cui ci abituano le signore della lirica, ornato solo da un lungo filo di perle vagamente anni ’20 dello scorso secolo. Di fianco a lei un giovane pianista dal look informale con i capelli lunghi raccolti in alto. Con loro una ventata di freschezza che si materializza in suono. Ma quale suono dopo i primi accordi introduttivi del Vocalise etude in forma di Habanera ha inondato la sala non è facile descrivere. Morbida, ampia, calda, sensuale e selvaggia, la voce scura di Asmik Grigorian avvolge il pubblico con una concretezza e al tempo stesso una capacità evocativa straordinaria. Di una densità e di un colore simile poteva forse essere la voce di Pauline Viardot, pensiamo, sorella di Maria Malibran e grande artista a tutto tondo, una mente coltissima al centro della vita europea dell’Ottocento della cui voce si favoleggiava il fascino misterioso, quasi esotico. In ogni caso la sequenza di vocalizzi che la prima parte del concerto con un certo coraggio propone, nell’assenza di parole si rivela un’ondata potente di puro suono. Sul ritmo di habanera Ravel fa disegnare alla voce arabeschi, abbellimenti e una linea melodica che esplora i vari registri vocali con una eleganza e una sensualità senza pari. A seguire i vocalizzi di Fauré e di Hahn continuano l’esplorazione declinando la voce in una gamma ampia e ricca di sfumature sostenute da armonie ricercate e inaspettate, inerpicandosi su scale modali e aggrovigliandosi in melismi dal lungo respiro che solo con una notevole tecnica si può disinvoltamente realizzare. In totale simbiosi il pianoforte sostiene e commenta, anticipa e sottolinea. Ma c’è di più. In una impaginazione di programma che prevede esecuzione di alcuni brani per pianoforte solo, Lukas Geniušas propone quattro pezzi di Bizet tratti da Chants du Rhin op.4. Belli, poco conosciuti, rassicuranti nella scrittura tipica da pezzi caratteristici ottocenteschi, sono interpretati con eleganza, cura del suono e del fraseggio. Da lì a poco si riaprono le voragini di una vocalità audace con il Vocalise-Étude di Messiaen, aperte dissonanze in un fluire morbido ma tutto novecentesco, di grande fascino. La chiusura del primo tempo è affidata al vocalise più celebre, quello che tutti aspettavamo. Non così spesso eseguito nella sua versione originale, ma piuttosto in adattamenti strumentali, il Vocalise di Rachmaninov è un’infinita lunga linea melodica in cui il sostegno armonico sempre cangiante e mutevole è delineato da Grigorian con un colore e un fraseggio di straordinaria bellezza.
Richard Strauss nella seconda parte con alcuni dei più importanti capolavori vocali continuava la sfida, se così si può dire, di un programma tutt’altro che vocalmente comodo. Invertendo l’ordine cronologico, l’apertura era affidata ai Vier letzte Lieder, un cavallo di battaglia di Asmik Grigorian, già eseguiti a Roma nella versione orchestrale con la direzione di Pappano qualche anno fa. Le infinite gradazioni espressive di queste creazioni senza dubbio appartenenti alla categoria del sublime distillavano sonorità oscillanti tra il rarefatto e il suo contrario, densità impressionanti si stagliavano come scolpite in ondate sonore dalle altezze e dalle curve melodiche ardite. Su tutto una concentrazione espressiva di grande intensità. Un raro Strauss pianistico intramezzava anche il secondo tempo, Stimmungsbilder op.9, confermando la versatilità di un interprete, Lukas Geniušas il cui versante solistico, avvalorato dalle affermazioni al Concorso Cajkovskij e al Concorso Chopin, convive felicemente con la formula del Liederabend. Affidando al finale il ruolo di chiudere in bellezza, il duo si immergeva nello slancio di due celebri Lieder giovanili, Zueignung e Cäcilie, completati nel bis dal celeberrimo Morgen, regalando infine dopo tante acclamazioni Vesennije vody (Acque di primavera) di Rachmaninov. Il tutto per la felicità dei presenti, a chiusura di una serata in cui la vocalità sontuosa non chiede altro che di essere incorniciata nella memoria.