Thielemann apre la stagione dell’Alte Oper di Francoforte

Staatskapelle di Dresda, Thielemann, Tamestit (Foto Jörg Simanowski – Markenfotografie)
Staatskapelle di Dresda, Thielemann, Tamestit (Foto Jörg Simanowski – Markenfotografie)
Recensione
classica
Frankfurt am Main, Alte Oper
Staatskapelle di Dresda, Thielemann, Tamestit
14 Settembre 2023

 Apertura in grande stile per la nuova stagione dell’Alte Oper di Francoforte. Non c’è il tappeto rosso, ma c’è la fanfara di ottoni della Frankfurt Chamber Brass con brevi pezzi scelti da un repertorio lungo cinque secoli ad accogliere gli spettatori sulla scalinata della facciata e attirare molti curiosi nell’antistante Opernplatz. Nella Sala Grande è in programma il concerto la Staatskapelle di Dresda, vero e proprio monumento della cultura musicale tedesca, che fra qualche giorno festeggia il suo compleanno numero 475. Dopo Dresda, Lucerna e Vienna, si conclude a Francoforte una breve tournée dell’orchestra sotto la guida di Christian Thielemann, “Chefdirigent” dalla stagione 2012-13 e giunto ora alla sua ultima stagione. Il programma rende omaggio a Paul Hindemith, nato nella vicina Hanau ma francofortese di adozione, e a Richard Strauss, compositore legato a doppio filo alla “Wunderharfe” di Dresda.

Apre la serata Der Schwanendreher, concerto per viola e piccola orchestra “sopra antichi temi popolari germanici”, uno dei concerti più noti per viola solista, composto da Hindemith per se stesso nella prima esecuzione ad Amsterdam nel 1935 accompagnato dall’Orchestra del Concertgebouw diretta da Willem Mengelberg. Da tempo nel mirino del regime nazista e del potente Joseph Goebbels che lo definirà “atonaler Geräuschemacher” (rumorista atonale) condannandolo fra i “degenerati”, per sfuggire a un opprimente presente Hindemith guarda al passato dei grandi Maestri e per ogni movimento di questo concerto si ispira a melodie tratte da quelle popolari raccolte da Franz Magnus Böhme in Altdeutsches Liederbuch (da lì viene anche il titolo curioso della composizione, il “giracigni”, tratto dalla canzone scelta per il terzo movimento).

Sembra proprio prendere ispirazione da quella sorgente l’interpretazione del solista Antoine Tamestit tutta sviluppata sul versante di una commovente cantabilità, in particolare nel secondo movimento aperto da un delicato dialogo con l’arpa solista. Alle calde sonorità della viola, si aggiungono quelle della piccola orchestra alla quale Thielemann chiede una sommessa discrezione nell’accompagnamento e una chiarezza di esposizione degli intrecci contrappuntistici della scrittura hindemithiana. Il virtuosismo, Tamestit lo riserva al bis per il quale propone ancora l’elettrizzante quarto movimento della Sonata per viola op. 25 n. 1 ancora di Hindemith, con il quale il violista francese vuole ringraziare il calore del pubblico di Francoforte, città nella cui università delle arti si è perfezionato vent’anni fa e nella stessa sala dove ha eseguito lo stesso concerto dieci anni prima (con la hr Sinfonieorchester e la direzione di Paavo Järvi), oltre ad esprimere “tangibilmente” gratitudine per il conferimento del prestigioso Hindemith Preis ricevuto lo scorso anno dalla città natale del compositore.

Nella seconda parte, l’orchestra al gran completo si prende tutta la scena per eseguire uno dei pezzi più iconici della sua lunga storia, Die Alpensinfonie di Richard Strauss, compositore totalmente nelle corde di Thielemann, oggi probabilmente suo interprete più autorevole. Inutile dire che il direttore con la spettacolare magnificenza della partitura straussiana fa sfoggio delle migliori qualità di un complesso orchestrale dal suono duttile e possente, per scolpire attraverso i suoni i vividi tableaux immaginati da Strauss per la sua ascesa sulla vetta alpina dopo un’alba maestosa, la visione di ruscelli e imponenti cascate, passeggiate nei prati con i campanacci delle mandrie e un violento temporale (il momento forse musicalmente più alto di una esecuzione tutta eccellente), prima della discesa a valle nella quiete della notte. Un autentico trionfo con ovazioni al direttore e all’orchestra che ringraziano con la struggente “Mondscheinmusik” da Capriccio dell’ultimo Richard Strauss. La stagione comincia sotto gli auspici migliori.

 

 

 

 

 

 

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