Se Nyman fa cantare Sacks

Terni: The man who mistook his wife for a hat di Michael Nyman, coprodotto da OperaInCanto - Istituzione Universitaria dei Concerti - Nuova Consonanza in streaming

The man who mistook his wife for a hat (Foto Federica Bartalini)
The man who mistook his wife for a hat (Foto Federica Bartalini)
Recensione
classica
Teatro Secci di Terni
The man who mistook his wife for a hat 
13 Febbraio 2021 - 20 Febbraio 2021

Un nuovo allestimento di The man who mistook his wife for a hat di Michael Nyman, coprodotto da OperaInCanto - Istituzione Universitaria dei Concerti - Nuova Consonanza e programmato per fine 2020 a Roma e Terni, era stato giocoforza sospeso: nonostante il festival di Nuova Consonanza si sia poi svolto in streaming, realizzarlo subito in un contesto tutto telematico si era probabilmente rivelato impossibile. I tenaci organizzatori non si sono dati per vinti, e l’opportuna (ri)configurazione della regia ne ha permesso l’andata in scena-video sabato dal Teatro Secci di Terni, partita in ritardo per via d’imprevisti tecnici nel collegamento (ma chi l’avesse persa, può visionarla su youtube almeno fino al 20 febbraio).

La drammaturgia musicale di Nyman ha già un impianto ‘epico’ che permette di scansare messinscene mimetico-naturalistiche: è di fatto il resoconto sia medico sia umano, da parte del Dottor S (nella realtà neurologo di fama, e scrittore di successo col libro da cui l’opera prende il titolo), del caso di un anziano cantante che, affetto da agnosia visiva, ha progressivamente perduto la capacità di associare le forme visive ai concetti e alle funzioni degli oggetti, o all’identità di luoghi e persone. L’unica attività che lo aiuta – aiutato dalla moglie – a eseguire in parallelo le attività quotidiane, innescando una sorta di memoria automatica, è il canto; perciò al termine dell’osservazione del caso, il Dottore prescrive al signor P ‘più musica’. Se questa è anche una morale, selezionata dal compositore mirando a questo tra gli episodi del libro di Sacks, essa ha qualcosa di paradossale, dato che sembra la stessa musica – con la sua ‘assolutezza’ di linguaggio – a spostare la percezione di P lontano dalla concretezza del mondo, sì da trasformare il suo stile di pittore dilettante dal lirico-figurativo all’astratto; ma va anche detto che, essendo P un esule dell’Europa pre-bellica, l’astrazione può leggersi come un rigetto/rifugio da quel trauma, e l’esperienza musicale come un’ancora di salvezza per mantenere un equilibrio e una minima ‘comunicazione’ tra mondo interiore ed esterno. È il caso quindi di accogliere la scelta di Nyman – che è pure un artista molto interessato ai processi della visualità – semplicemente nel suo porre la problematica della relazione tra ascolto musicale e visione, tra esperienza artistica ed esistenziale; tanto più che il ben noto e collaudato stile di Nyman, una ricezione europea e manifestamente post-moderna del minimalismo statunitense, rischierebbe poi di implicarlo in posizionamenti etico-estetici forse travalicanti le intenzioni dell’autore.

La realizzazione registica curata da Carlo Fiorini ha un impianto accattivante, stratificato ma nitido, e ben calibrato sul medium – il video – al quale è stata fatalmente indirizzata. I performer musicali (i tre cantanti – ripresi da dispositivo mobile – e i sette elementi dell’ensemble strumentale più il direttore) sono inquadrati singolarmente nella barra in basso, come in un webinar, mentre il quadro principale mostra in un totale l’area dell’esecuzione: gli strumentisti sono disposti sui due lati, i cantanti – a leggio – sul fondo in tre nicchie, nelle quali altrettanti schermi di proiezione, di forma analoga allo schermo dello smartphone ma misura umana, alternativamente doppiano la loro figura o propongono materiali visuali vari (figurativi – distorti o meno – e astratti) tematizzati alla fase del racconto. Al centro della scena, di quando in quando si materializzano in proiezioni ologrammatiche i simulacri dei tre personaggi, agenti negli spazi-tempi narrati dal Dottor S (lo studio medico, la casa dei P) e immersi in sfumature cromatiche rinnovate per ogni scena. Il serrato cambio d’inquadrature – la regia-video ne aveva a disposizione tre – provato a inizio performance, forse in un tentativo di conferire a quell’elemento una dinamica da parametro musicale, ha fortunatamente ceduto il passo a un’assai più disteso avvicendamento: le informazioni visive erano già molte, troppe per reggere un’ulteriore articolazione ad elevata densità. L’operazione è apparsa comunque assai convincente, ben congeniata – oltre che nei molteplici piani visivi – per la ripresa multipla e prevalentemente in tempo reale, e per una fruizione non in presenza, ma da home-monitor.

I valorosi esecutori musicali hanno ben sorretto la meritoria produzione: nel perimetro dell’idioma stilistico sopra ricordato, questa partitura di Nyman appare – com’è ovvio – tra le più eclettiche e variegate, alternando pannelli distesi e smaccatamente tonali a brevi e nervosi tasselli, iterazioni squadrate a interventi metrico-ritmici sghembi, oppure – nelle voci – la citazione testuale di Ich grolle nichtdi Schumann e lallazioni pseudo-strumentali, archi melodici iperlirici e prosastici sillabati; un campionario multiforme, che però esige agli esecutori sempre grande concentrazione, dato che (come usuale nel ‘minimalismo’ musicale) nessuna sbavatura di ritmo o altezza è perdonata. I tre interpreti vocali (Elisa Cenni, Roberto Jachini Virgili, Federico Benetti) si sono disimpegnati nel complesso bene in tutte le differenti situazioni; molto positiva anche la prova dell’Ensemble In Canto, guidato con la consueta energia, padronanza razionale del testo musicale e plasticità di gesto-suono da Fabio Maestri.

 

 

Michael Nyman

The man who mistook his wife for a hat

(L’uomo che scambiò la moglie per un cappello) (1986)

opera da camera, libretto di Oliver Sacks, Chistopher Rawlence e Michael Morris

 

Mrs. P: Elisa Cenni

Dr S: Roberto Jachini Virgili

Dr P: Federico Benetti

 

Carlo Fiorini regia e impianto scenico

Fabio Maestri direttore

Ensemble In Canto: Marzia Castronovo arpa, Silvia Paparelli pianoforte, Anna Chulkina violino I, Andrea Cortesi violino II, Gianfranco Borrelli viola, Michele Chiapperino violoncello I, Mattia Geracitano violoncello II

 

una co-produzione: OperaInCanto, Istituzione Universitaria dei Concerti, Nuova Consonanza

Terni, Teatro Secci, sabato 13 febbraio 2021

link: https://www.youtube.com/watch?v=g2a78tRbuhQ&t=34s

credit foto: Federica Bartalini, Giulia Gennari

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