Roméo et Juliette attraverso lo specchio

A Trieste successo per la regia di Valerio e la direzione di Sini

GD

26 maggio 2026 • 4 minuti di lettura

Roméo et Juliette (foto di Fabio Parenzan)
Roméo et Juliette (foto di Fabio Parenzan)

Teatro Verdi, Trieste

Roméo et Juliette

08/05/2026 - 24/05/2026

A Trieste è stata azzardata una virtuosa commistione di teatro lirico e di prosa, avente come protagonista la celeberrima storia di Romeo e Giuletta; ecco, dunque, che il Teatro Verdi ha ospitato un nuovo allestimento della raffinata opera di Charles Gounod, mentre sul palco del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia – Il Rossetti è andato in scena l’omonimo dramma shakespeariano. Alla regia di entrambi gli spettacoli di questa interessante coproduzione si è posto lo stesso Paolo Valerio, direttore artistico del teatro friulano. Per quanto concerne la messinscena lirica, Valerio si è rifatto alla lezione del grande regista e scenografo ceco Josef Svoboda, che nel 1992 incantò tutto il mondo con la sua Traviata degli Specchi. Al grande specchio inclinato posizionato sul fondo della scena e che permette al pubblico di osservare i personaggi con un insolito semi-plongée, il regista ha deciso di variare l’ambientazione storica del libretto di Jules Barbier e Michel Carré. Dalla Verona del XIV secolo si passa alla Trieste della Prima guerra mondiale, con Giuletta figlia di alti ufficiali austriaci e Romeo discendente di una nobile famiglia italiana. Il senso di questa variazione resta, purtroppo, unicamente sulle note di regia del programma di sala e le pacchiane proiezioni iniziali (ritagli di giornale relativi alla Grande Guerra e qualche filmato d’archivio del conflitto bellico) di certo non aiutano. Inoltre, è opportuno ravvisare una certa discrepanza tra questo impianto concettuale di matrice storico-realistica e la concezione felicemente ben più astratta e poetica che caratterizza la maggior parte delle scene dello spettacolo. I grandi teleri dipinti di Svoboda, che piazzati a terra e riflessi dallo specchio fungevano da coinvolgente trompe-l'œil, sono stati sostituiti da Valerio con videoproiezioni effettivamente molto efficaci dal punto di vista spettacolare. Nello specifico, si sono potuti ammirare i fiabeschi e catartici sfondi immaginari durante la scena d’amore in apertura del quarto atto (un letto fluttuante in “vortici di voluttà”) e in corrispondenza del duetto finale (struggente la similitudine tra la tomba della fanciulla e il talamo nuziale visto poco prima). Ne è risultato, insomma, un allestimento riuscito, ben articolato nella gestione delle masse (soprattutto in occasione del duello all’arma bianca, realistico e avvincente) e capace di emozionare a più riprese con la sua bellezza estetica.

Sul fronte musicale, non si può dire di essere rimasti meno soddisfatti. A imporsi sul cast è stato Galeano Salas, la cui voce bella, gentile ed esaltante sia negli acuti stentorei (la puntatura entusiasmante alla fine del terzo atto), sia negli effetti più sensibili e raffinati (il sublime e coraggioso diminuendo al termine della grande aria all’inizio del secondo), ha restituito un Roméo dolce e passionale, contraddistinto (per merito dell’opportuno physique du rôle del tenore) da quell’amore ingenuamente tenero e disinteressato che appartiene ai giovani. Accanto a lui, la corretta Nina Mynasian si è disimpegnata agevolmente nelle sezioni più impervie che caratterizzano il registro alto del difficile ruolo vocale di Juliette. Molto buona l’esecuzione tecnica del noto “Je veux vivre” e dell’Air du poison, mentre sul fronte interpretativo è emersa un’intensità sentimentale mai fuori luogo e sempre connaturata alla spasmodica frenesia amorosa del personaggio. Il resto del cast si è attestato su buoni livelli artistici, a partire dalla prova sorprendente della frizzante Nina van Essen (Stéphano) fino ai professionali e disciplinati Alessandro Abis (Frère Laurent), Christian Federici (Mercutio), Luca Dall’Amico (Capulet), Gillen Munguìa (Tybald), Caterina Dellaere (Gertrude), Fulvio Valenti (Le duc de Vérone), Jorge Martìnez (Pâris), Enrico Iviglia (Benvolio) e Nicolò Lauteri (Gregorio). Il coro, adeguatamente preparato da Paolo Longo, è risultato omogeneo e compatto, in un’opera i cui interventi sono molto importanti e scandiscono il tono inesorabilmente tragico della trama.

Oltre alla performance di Salas, un’altra punta di diamante dello spettacolo è da rintracciarsi nella notevole direzione di Leonardo Sini, un giovane direttore che produzione dopo produzione migliora sempre di più. Sini è riuscito non solo a mettere in rilievo la solida pasta sonora dell’orchestra del Verdi, ma è stato capace di restituire quel respiro trepidante e passionale che caratterizza l’opera di Gounod. In quanto tragédie lyrique, Roméo et Juliette deve la sua bellezza all’alternanza di toni leggeri e tragici, che Sini ha equilibrato perfettamente offrendo un’interpretazione compiutamente francese: elegante e mai superficiale.

Al termine dell’ultima recita in programma, il pubblico triestino ha tributato calorosi applausi a tutti gli artisti coinvolti, con picchi di entusiasmo per i due protagonisti e per il direttore e certificando il successo di un allestimento davvero ottimo.