Roberto Devereux torna a Bologna
Successo per Francesco Demuro e Karen Gardeazabal
25 aprile 2026 • 3 minuti di lettura
Comunale Nouveau, Bologna
Roberto Devereux
17/04/2026 - 22/04/2026Dopo ben trentaquattro anni, a Bologna torna Roberto Devereux di Gaetano Donizetti, ultima opera della cosiddetta “Trilogia dei Tudor” (costituita dalle precedenti Anna Bolena e Maria Stuarda) e rappresentata per la prima volta nel 1837 a Napoli con indiscutibile successo. Il Teatro Comunale di Bologna ha recuperato l’allestimento a cura di Alfonso Antoniozzi che debuttò a Genova nel 2016 e che qui è stato ripreso da Luisa Baldinetti e adattato agli spazi bassi e stretti della sede provvisoria del Comunale Nouveau. La regia imposta la vicenda delineata dal libretto di Cammarano a partire da una pedana a pianta circolare che ricorda la struttura del londinese Globe Theatre e metatestualmente scolpisce un gioco di specchi e di riflessioni tra la finzione rappresentativa del teatro e la vita dei personaggi. Felicemente di stampo tradizionale e coadiuvato dai lussuosi costumi di Gianluca Falaschi e dalle luci intime e suggestive di Paolo Liaci, lo spettacolo si è consumato gradevolmente davanti agli occhi del pubblico, sinceramente coinvolto e immerso nella narrazione, nonostante la staticità generale prodotta inevitabilmente da una regia delle “pose” che, tuttavia, in quest’occasione non ha stonato con un’opera rivolta soprattutto all’ascolto delle voci. Per questo motivo, resta qualche perplessità sulla presenza degli ormai – purtroppo! – consueti mimi e figuranti (in questo caso un giullare ballerino, che durante la sinfonia tentava di tracciare vaghe metafore cinetiche rispetto alle sorti del personaggio di Elisabetta), che non fanno altro che partorire distrazioni non volute.
Sul versante musicale, un ottimo e ben intonato cast ha permesso un ascolto attento e partecipe. Francesco Demuro (Roberto), dotato di un timbro bello e caloroso, ha esibito una condotta vocale generosissima (in particolare nelle corrette mezzevoci e negli acuti svettanti) e di grande passione, spiccando per l’accurata dizione e per la capacità di imbrigliare credibilmente il ruolo drammatico in un canto ampio e musicalissimo (l’hanno certificato i rumorosi applausi al termine della gagliarda esecuzione della grande aria nel terzo atto). Karen Gardeazabal (Elisabetta) ha stupito per la solidità tecnica con cui ha gestito espressivamente sia il registro alto (con sovracuti luminosi e frizzanti), sia quello grave (importantissimo in quest’opera e ammantato dall’opportuna tragicità) e in generale per lo scavo interpretativo con cui ha disegnato il carattere sofferente, ma pure caparbio, della regina inglese. Vladimir Stoyanov (Duca di Nottingham) ha messo la propria veterana esperienza sul palcoscenico al servizio di un raffinato studio vocale che, grazie al robusto fraseggio e alla ragguardevole aderenza alla parola scenica, ha fatto quasi intravedere l’atteggiamento musicale del baritono verdiano di là da venire. Raffaella Lupinacci (Sara) è risultata tecnicamente professionale (molto buono il legato) e più che adeguata sul fronte recitativo. A completare il cast erano gli apprezzabili Pierluigi D’Aloia (Cecil), Nicolò Donini (Gualtiero), Tommaso Norelli (Un paggio) e Giuseppe Nicodemo (Un familiare di Nottingham). Il coro, preparato da Giovanni Farina, si è reso protagonista di diversi momenti emozionanti e seducenti, come all’inizio del secondo atto.
Sul podio, Renato Paumbo ha offerto una direzione controllata ed equilibrata, ponendo giustamente in rilievo le belle voci dei cantanti. L’orchestra del Teatro Comunale, invece, si è fatta apprezzare per la compattezza e l’omogeneità generali, a dimostrazione ancora una volta dell’intrigante miglioramento avvenuto nelle ultime settimane.
Al termine dell’ultima recita, gli applausi convinti ed espansivi del pubblico hanno certificato il successo dello spettacolo.