Niccolò Fabi a Romagna in Fiore
Oltre settemila persone per il concerto che ha aperto il tour estivo del cantautore romano nell’ambito di Ravenna Festival
25 maggio 2026 • 5 minuti di lettura
Ravenna, La Torraccia
Niccolò Fabi – Romagna in Fiore Ravenna Festival
23/05/2026 - 23/05/2026Il concerto di Niccolò Fabi che si è tenuto sabato 23 maggio alla Torraccia, nel Ravennate, ha aperto il nuovo tour estivo del cantautore romano nell’ambito del cartellone di Romagna in Fiore, la rassegna diffusa del Ravenna Festival, davanti a oltre settemila persone. In una cornice immersa nella campagna di Classe, su uno dei terreni di Cab Terra, il caldo pomeriggio di sabato scorso ha assunto fin dall’inizio un significato che andava al di là del dato prettamente musicale, come ha ricordato tra le altre cose ad avvio di spettacolo il curatore della rassegna Franco Masotti.
Altri terreni della stessa Cab Terra, infatti, nel 2023 furono in parte sacrificati per favorire il deflusso delle acque contribuendo a salvare il centro storico di Ravenna durante l’alluvione: una scelta che ha trasformato quei terreni agricoli in un luogo emblematico di responsabilità civile e di rapporto concreto con il territorio. Un sentire comune che ha saputo idealmente generare, appunto, Romagna in Fiore, rassegna ideata dallo stesso Masotti sulla scia di quell’indole aperta e inclusiva che gli ha permesso di plasmare per quasi trent’anni – precisamente dal 1998 al 2025 – il lato più contemporaneo e trasversale del cartellone di Ravenna Festival.
In questo senso la Torraccia, con il suo profilo sospeso tra terra e mare, non è stata soltanto una suggestiva location all’aperto, ma ha rappresentato una cornice profondamente coerente con il tono del concerto proposto e con l’idea di una musica capace di entrare in dialogo con la memoria dei luoghi. Una prospettiva avvalorata anche da un accesso al luogo del concerto pensato per favorire un rapporto più concreto con gli ambienti stessi – raggiunti a piedi o in bicicletta – con l’intento di coltivare un modo di percepire e di fruire la musica, verrebbe da dire, a “passo d’uomo”. Un approccio lento di vivere la terra, i campi, i profumi ma anche la cultura, che ha avuto un significativo magistero nella figura di Carlo “Carlin” Petrini, l’illuminato ideatore di Slow Food – e non solo – scomparso lo scorso 21 maggio e ricordato in questa occasione dallo stesso Franco Masotti.
Una cornice, quella che connota l’approccio di Romagna in Fiore, che può trovare una sorta di affinità elettiva con l’attenzione alle “piccole cose” di Niccolò Fabi, che è salito sul palco affiancato da una band palesemente rodata e composta da Roberto "Bob" Angelini – chitarrista, cantautore e storico collaboratore di Fabi, oltre che di Diego Bianchi e dei suoi programmi televisivi – Alberto Bianco – polistrumentista, arrangiatore e cantautore che ha aperto questo concerto ravennate – oltre a Filippo Cornaglia alla batteria, Giulio Cannavale alla chitarra e piano, Cesare Augusto Giorgini alla chitarra tastiere e synth. Un gruppo che ha proposto un suono compatto ma mai rigido, elegante senza diventare freddo, capace di accompagnare con naturalezza la scrittura e il canto deliziosamente acido di Fabi.
Il concerto ha alternato slanci più aperti e momenti di maggiore raccoglimento, muovendosi con continuità tra una dimensione intima e un respiro pop-rock misurato e sempre equilibrato. Anche in questo debutto di tournée è emersa con chiarezza la continuità con il percorso più recente, che ha compreso una manciata di brani tratti da Libertà negli occhi – album uscito giusto un anno fa – dentro una forma di live che non cerca effetti facili ma punta sulla qualità dell’ascolto, sulla dinamica emotiva e sulla tenuta complessiva del racconto musicale.
A rendere particolarmente riconoscibile anche in questa occasione il profilo di Niccolò Fabi abbiamo ritrovato la coerenza di un percorso artistico che dagli anni Novanta a oggi ha saputo miscelare accessibilità melodica, personalità di scrittura e spontaneità espressiva. Nel panorama della canzone italiana, Fabi ha costruito nel tempo una cifra individuale fondata su misura, introspezione e attenzione alla parola, senza mai cedere all’enfasi o alla semplificazione. In questa prospettiva, le canzoni proposte alla Torraccia hanno restituito bene questa identità: brani in cui la melodia resta accogliente e immediata, ma è sempre attraversata da testi che invitano alla riflessione, lavorano per sfumature emotive e trasformano esperienze private in materia condivisa. Ed è proprio questa sorta di indole espressiva che porta questo autore a tenere insieme leggerezza e densità, chiarezza e profondità, a fare di Fabi uno degli autori più credibili della sua generazione.
La scaletta proposta ha seguito una sorta di percorso rabdomantico scorrendo avanti e indietro lungo un’immaginaria linea del tempo: dall’apertura con “La promessa” – dall’album Solo un uomo del 2009 – a “Non vale più” (Una somma di piccole cose, 2016), proponendo poi, tra gli altri titoli, “Amori con le ali” (Tradizione e tradimento, 2019), “Mimosa” (La cura del tempo, 2003), “Nessuna battaglia” (Libertà negli occhi,2025).
Nella parte centrale del concerto il cantautore romano si è raccolto in una cifra ancora più essenziale con “Al cuore gentile”, forse – e nonostante l’ascendenza guinizelliana – una delle espressioni meno risolte per disegno melodico e struttura d’insieme, tratta sempre dall’ultimo album, proposta in solo come le successive “Milioni di giorni” e “Parti di me”, prima di riprendere il discorso strumentale collettivo con “Io sono l’altro” e arrivando poi alla dimensione più sentita e pregnante di brani come “Vince chi molla” o “Una mano sugli occhi”, tra i brani più densi e ispirati scritti da Niccolò Fabi.
Più che una semplice successione di titoli, la scaletta proposta da questo concerto ha delineato un percorso coerente tra brani di impianto più lirico e canzoni dal passo più diretto, tra pagine attraversate da malinconia, osservazione del quotidiano e bisogno di resistenza interiore. Nei momenti più raccolti Fabi ha lasciato emergere il nucleo più nudo della propria scrittura, mentre nei passaggi di maggiore apertura sonora il repertorio ha mostrato quanto le sue canzoni sappiano reggere anche una dimensione corale senza perdere in intensità.
Al di là dei Premi Tecno e varie amenità collezionate in una carriera ormai trentennale (“Capelli” è del 1997…), Niccolò Fabi pare mantenere una solida genuinità di fondo che è stata riconosciuta anche in occasione di questo concerto, con tanto calore restituito da parte di un pubblico che verrebbe da definire eclettico e miscellaneo (teste canute che oscillavano al battere del rullante, giovani braccia tatuate alzate e plaudenti, oltre a varia umanità sdraiata sull’erba con gli schermi dei telefonini in faccia…) e infine decisamente appagato dagli inevitabili bis, tra i quali l’altrettanto inevitabile -e tale preché sostanzialmente riuscito - brano sanremese (1998) “Lasciarsi un giorno a Roma”.