Nabucco contemporaneo

L’opera verdiana ha inaugurato allo Sferisterio il Macerata Opera Festival

LF

19 luglio 2026 • 3 minuti di lettura

Nabucco (foto Christian Tasso)
Nabucco (foto Christian Tasso)

Arena Sferisterio, Macerata

Nabucco, Macerata Opera Festival

17/07/2026 - 17/07/2026

Un nuovo allestimento di Nabucco, in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, apre la 62esima edizione del Macerata Opera Festival, imperdibile appuntamento sotto le stelle dell’estate musicale marchigiana, in tripletta con Trovatore e Barbiere di Siviglia nei week end fino al 9 agosto.

La lettura del regista belga Paul-Émile Fourny ha sottolineato il carattere solenne, epico, doloroso, dell’opera, andando ai suoi contenuti essenziali senza voler creare sovrastrutture interpretative, ma nello stesso tempo proiettandola in modo sottile nel mondo attuale. Per tutti e quattro gli atti una scena sostanzialmente fissa, costituita da grossi frantumi di pietra semoventi, forse le rovine della mitica torre di Babele (richiamata  da Fourny nelle note di regia) simbolo della protervia umana, che sono stati disposti in varie angolazioni e che in modo molto funzionale ruotando sono divenuti le azzurre porte  del palazzo.

Sullo sfondo, delle proiezioni che hanno evocato i nodi della trama: Gerusalemme  e l’oppressione di un altissimo muro, che ricordava sì il muro del pianto ma anche  la barriera di separazione israeliana, con i suoi pannelli rettangolari; l’arrivo dell’esercito babilonese  e lo scalpitìo dei cavalli; l’incendio del tempio; una biblioteca pietrificata simbolo di una antichissima civiltà,  e forse della biblioteca di Babele raccontata da Borges, metafora della ricerca di senso delle cose,   e infine il mare sul canto nostalgico del popolo ebraico.  

La scenografia, a cura di Benito Leonori, insieme alle luci di Ludovico Gobbi, i video di Mario Spinaci, i bei costumi di Giovanna Fiorentini, e le coreografie di Giorgia Leonardi, sorta di danze pirriche tra guerrieri,  hanno creato nel complesso uno spettacolo suggestivo, a tratti emozionante nella sua essenzialità, che ha reso bene l’idea del regista di evocare “una terra arida e deserta”, un mondo alle origini della civiltà dominato dalla prevaricazione e dall’incomunicabilità che si riflettono su tanti aspetti della modernità e appaiono ancora oggi irrisolti.

Sferisterio, Nabucco (foto Christian Tasso)
Sferisterio, Nabucco (foto Christian Tasso)

Sul piano musicale ha svettato l’Abigaille di Anastasia Bartoli, che ha dato al personaggio una fisionomia di grande carattere, attraverso una emissione  duttilissima, agile, pienamente dominata, ricca di armonici e corposa nel volume. Accanto a lei Ariun Ganbataar, un notevole Nabucodonosor, con dizione italiana perfetta, voce tonante e gran presenza scenica. Si è distinto anche lo Zaccaria di Alberto Comes, al suo debutto nel ruolo, sia per la sicurezza vocale che, come i due colleghi appena citati, per volume di suono, cosa che non ha fatto percepire affatto  la inevitabile dispersione sonora del grande palcoscenico all’aperto dello Sferisterio.

Bene anche il resto del cast, Laura Verrecchia in Fenena, Simone Fenotti come Abdallo,  Alessandro Scotto di Luzio nei panni di Ismaele, il giovanissimo soprano Alessia Camarin come Anna, il cinese Renzo Ran come Sacerdote di Belo.

Fabrizio Maria Carminati era sul podio della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana: buono l’equilibrio sonoro tra buca e palcoscenico, anche se qualche piccola sfasatura nelle incisive cellule ritmiche che punteggiano la partitura   tra l’ orchestra e il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”, preparato da  Christian Starinieri,  si è percepita.

Il pubblico della festosa serata inaugurale della manifestazione, purtroppo un po’ rumoroso, ha salutato con molti applausi tutti gli artisti.