Nabucco con balletti
Alla Scala Chailly propone i ballabili
17 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Milano, Teatro alla Scala
Nabucco
16/05/2026 - 09/06/2026Nabucodonosor sembra un'opera sfuggita di mano all'autore per via del piglio risorgimentale che in seguito le è stato attribuito. In realtà Verdi la dedica nel 1842 alla figlia dell’arciduca Ranieri (governatore dell'austriaco regno Lombardo-Veneto) Maria Adelaide d’Asburgo che pochi mesi prima aveva sposato il futuro Vittorio Emanuele II di Savoia, testimone di nozze il feldmaresciallo Radetsky. A riprova che i grovigli storici sono spesso ben più intricati di quelli tramandati. Alla prima di quell'anno alla Scala il "Va' pensiero", futuro emblema di un popolo oppresso dallo straniero, passa inosservato, mentre è richiesto e concesso il bis al coro a cappella dell'"Immenso Jehovah" del finale. Lo spirito patriottico sarà conferito a Nabucco solo dopo che il Quarantotto avrà scosso mezza Europa, per perderlo in parte per strada quando alla Scala tornerà nel 1860 come sigillo all'unità d'Italia proclamata l'anno seguente. Oggi lo ascoltiamo senza troppi orpelli nazionalistici, se mai con maggiore attenzione ai giochi di potere e alla sempre attuale parabola di quanti si credono Dio. In tal senso la direzione di Chailly non manca di vigore, senza risparmiare anche momenti rutilanti, ma sempre con estrema cura del colore orchestrale. L'organico scaligero davvero in ottima forma, in perfetta sintonia col palcoscenico, ma mai subalterno. Come sempre efficacissimo il coro diretto da Alberto Marazzi, che nell'opera è il vero protagonista. Nel terzo atto è stato aggiunto il divertissement danzato composto da Verdi per Bruxelles sei anni dopo la prima scaligera, raramente eseguito, che sfata il suo dichiarato odio per i balletti. Probabilmente, come al solito, mentiva, perché sono brani raffinatissimi, specie il primo col violoncello concertante, ai quali Chailly ha infuso una gioiosa energia creando così un'oasi di leggerezza nella cupa vicenda.
Di primissimo piano la compagnia di canto. Abigaille è Anna Netrebko che affronta con assoluta maestria la parte vocalmente forse più impervia delle eroine verdiane ed è per di più impegnata anche nel divertissement, in veste di étoile. Luca Salsi è parso un Nabucco più che convincente, ora tronfio, ora tormentato con assoluto controllo; al suo fianco Michele Pertusi in gran forma, che come Zaccaria ha un continuo confronto col coro da calibrare. Mentre Francesco Meli e Veronica Simeoni hanno rispettivamente dato vita a un appassionato Ismale e una dolente Fenena.
La regia di Alessandro Talevi, debuttante alla Scala, ha segnato Nabucco con due elementi; per il popolo ebraico la volta sospesa del tempio distrutto, ma pronto a tornare sulla terra, forse ispirata a quella del Pantheon; per quello babilonese una specie di Torre Eiffel che invece sale dal basso, ambientata in una vaga era industriale. Entrambi sono opera dello scenografo Gary McCann che ha disegnato anche i costumi: cenciosi e color sabbia quelli per gli ebrei, variopinti gli abiti delle babilonesi e rosso, oro e nero le divise liberamente austriacanti per gli uomini. Lo spettacolo complessivamente regge in modo coerente, con alcune impennate visive di grande effetto. L'arrivo di Nabucco su un carro dorato trainato da tre cavalli schetrici, il suo incubo notturno con la sua controfigura appesa a un cavo che alla fine cade preda di un gigantesco uccellaccio che si dimena manovrato dai servi di scena e il coup de théâtre del finale, quando Abigaille morente sparisce in una botola per riaffiorare subito cadavere in fiamme, colpita dal solito fulmine dal cielo. L'invenzione più elegante è però il teatrino del divertissement su cui compare la scritta Semiramide, con Anna Netrebko nelle vesti dell'eroina di Rossini, ora con corazza dorata ora con peplo verde, alle prese con cavallini danzanti e un minotauro.
Calorosi e ripetuti gli applausi ai cantanti durante lo spettacolo, il "Va pensiero" ne ha raccolti per almeno cinque minuti con richieste di bis. Applausi a Chailly in attesa sul podio durante il breve intervallo dopo il terzo atto, perché Nabucco è il suo ultimo impegno in veste di direttore musicale, ma anche in ringraziamento del suo impegno alla Scala iniziato nel 2015 e della sua particolare attenzione per il giovane Verdi. A fine serata lunghissime ovazioni per tutti.