La Leggerezza di Esa-Pekka Salonen
Alla Scala come direttore e compositore
07 marzo 2026 • 2 minuti di lettura
Milano, Teatro alla Scala
Esa-Pekka Salonen alla Scala
06/03/2026 - 06/03/2026Le presenze di Esa-Pekka Salonen alla Scala sono purtroppo rare, anche se indimenticabili: Da una casa dei morti (2010), Elektra (2014), entrambi con la regia di Patrice Chéreau, e un concerto alla guida dell'Orchestre de Paris nel 2022. Si spera che questo ritorno per la stagione sinfonica in atto possa intensificare il rapporto col podio scaligero perché sotto la sua direzione l'orchestra ha acquistato una leggerezza e una trasparenza del tutto inedite. Lo si è percepito fin dalle prime battute del Tombeau de Couperin di Ravel, di cui il direttore finlandese ha dato a dir poco una lettura esemplare liberandolo di qualsiasi leziosità per sottolinearne l'ironia e i colori smaglianti. L'ultimo movimento, Rigaudon, l'ha addirittura affrontato a un ritmo folle, infondendogli una vitalità trascinante.
Il secondo brano in programma, assoluta novità per l'Italia, il Concerto per corno e orchestra dello stesso Salonen, solista Stefan Dohr, primo corno dei Berliner e dedicatario del brano, è stato commissionato dalla Scala insieme con molte altre realtà musicali, prima fra tutte il Festival di Lucerna dov'è stato eseguito per la prima volta l'anno scorso. Salonen vanta lunghi trascorsi col corno (lo suonava da ragazzo e ci ha fatto le prime prove di composizione), ma più di questi ha forse maggior peso la stessa storia dello strumento, perché si ha l'impressione che il compositore ami ritracciare nel passato segni di modernità coi quali divertirsi. Ad affascinare l'ascolto è stato il flusso costante da cui fanno capolino melodie che subito spariscono per poi riaffiorare, sonorità ghiacciate, improvvise impennate del solista che trascinano l'orchestra tutta. In questo Dohr è un vero saltimbanco musicale, capace perfino di radoppiare le note canterellando nel bocchino dello strumento. Una fantastica e imprevedibile scorribanda che tuttavia vanta una struttura classica con Allegro, Adagio, Allegro, ed è forse quest'ultimo il più accattivante, per la scansione ritmica che guida l'ascolto. Al termine grandi e lunghe ovazioni per Salonen e Dohr, che giustamente dopo tale exploit non ha concesso bis di sorta.
Anche la seconda parte della serata ha offerto non poche sorprese, perché la Quinta sinfonia di Sibelius, che abitualmente si ascolta con piacere, ma spesso con sufficienza perché sospettata di far parte del repertorio più ovvio, ha avuto una lettura inattesa da parte di Salonen. Ne è affiorata una complicata struttura fatta di brevi segmenti luminosi che s'intrecciano senza fine, liberi da forme rigide, quasi a suggerire che la strada indicata da Sibelius è assai meno rispettosa della tradizione, di quanto siamo abituati a credere. Anche in questo caso la complicità dell'orchestra è stata di assoluta precisione nel colloquio continuo fra fiati e archi, e di estrema compattezza nei passaggi più magniloquenti, specie nel maestoso corale del terzo movimento, dove ogni sezione ha conservato contorni nettissimi.
A fine concerto, calorosi applausi al direttore che ha ringraziato a lungo gli strumentisti più impegnati.