L'eleganza di Bychkov alla Scala

Con la "sua" Orchestra Filarmonica Ceca

SJ

01 marzo 2026 • 2 minuti di lettura

Semyon Bychkov (Foto Marco Brescia)
Semyon Bychkov (Foto Marco Brescia)

Milano, Teatro alla Scala

Bychkov e l'Orchestra Filarmonica Ceca

28/02/2026 - 28/02/2026

La Czech Philharmonic e il suo direttore musicale Semyon Bychkov erano già venuti alla Scala nel 2023 per la stagione della Filarmonica e ora sono tornati come ospiti della Stagione Sinfonica del teatro. Un'altra occasione per ribadire di quanta trasparenza e compattezza sia capace lo straordinario organico di Praga. Lo si è percepito fin dalle prime battute dell'Italiana di Mendelssohn, che da Bychkov ha avuto una lettura lineare e limpidissima. Davvero un risultato di assoluta eleganza, come esempio basterebbe la misteriosa atmosfera del bosco evocata dai corni nel terzo movimento, che anticipa Il sogno di una notte di mezza estate. Per ridurre il giudizio in due parole, si tratta di una gioiosa luminosità quella che ha retto tutta l'esecuzione. Salutata al termine con entusiasmo dalla sala.

La serata è poi proseguita col Concerto per pianoforte di Ravel, come solista Alice Sara Ott, che ha sostituito la prevista Beatrice Rana. La pianista tedesca, che ha il vezzo di suonare a piedi scalzi, per quanto brillante è parsa tuttavia eccessivamente percussiva (probabilmente è Bartók il suo compositore ideale) e così sono andati perduti i rarefatti colori caratteristici di Ravel, nonché la dolcezza e le ambigue armonie della lunga introduzione del secondo movimento. Comunque grandi applausi alla fine, ricambiati con un brano di Arvo Pärt come bis.

Nella seconda parte del concerto il Pulcinella di Stravinskij (versione 1965) con le voci di Stefanie Irányi (mezzosoprano), Eric Finbarr Carey (tenore), Jongmin Park (basso), tutti e tre visibilmente divertiti di prendere parte ai sofisticati sberleffi del compositore, che Bychkov ha sottolineato con minuzia. Basti citare il penultimo brano, Vivo, col beffardo glissando del trombone. C'è solo da augurarsi che torni presto alla Scala, fatti salvi i suoi impegni, perché dal 2028 sarà direttore musicale dell'Opéra National de Paris, ma fin dal 1° agosto di quest'anno potrà operare come direttore designato per supervisionare orchestra e coro. Una procedura che consente di organizzare con tranquillità il lavoro futuro, purtroppo sconosciuta in Italia dove i direttori stabili sono scelti all'ultimo minuto, quando i loro nomi non vengono ufficialmente lanciati prima della nomina per poi essere depennati.