"Mis amores son canciones", Dalla Spagna all'oltreoceano

Lisette Oropesa in un bel recital inaugura la Stagione da Camera di Santa Cecilia cantando al Teatro dell'Opera

CL

18 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura

Lisette Oropesa e Alessandro Praticò - foto Musa - Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Lisette Oropesa e Alessandro Praticò - foto Musa - Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Teatro dell'Opera, Roma

Stagione da camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

14/10/2026 - 14/10/2026

Dava un certo effetto di straniamento vedere nella hall del Teatro dell’Opera lo staff dirigenziale dell’Accademia di Santa Cecilia fare gli onori di casa in attesa del concerto di Lisette Oropesa. L'appuntamento inaugurale della Stagione di Musica da camera dell’Accademia, affidato ad una star della lirica, si è tenuto dunque nel Teatro Costanzi. Nuovo tangibile segno di una collaborazione tra i due enti, non solo annunciata ma concretizzata; un accordo importante, che esprime una nuova auspicata stagione, beneaugurante per il sistema-musica a Roma.

Con il bel titolo di “Mis amores son canciones” Lisette Oropesa, accompagnata da Alessandro Praticò, ha presentato un recital tutto ispanico, in cui il repertorio vocale da camera ‘alto’ di Manuel de Falla, Enrique Granados, Joaquin Rodrigo, Joaquin Nin si incastonava al centro di un programma iniziato e finito con arie tratte da zarzuelas. La celebre Canciòn de la Paloma di Francisco Arsenjo Barbieri iniziava per rompere il ghiaccio con leggerezza, lasciando subito dopo il posto alla Spagna più profonda, quella delle Siete Canciones populares espaňolas di Falla.

Qui come nelle Canciones amatorìas di Granados, nei Cuatro madrigales amatorios di Joaquin Rodrigo e nei Cantos populares espaňolas di Joaquin Nin la varietà di registri espressivi, la mobilità delle intenzioni, la vocalità generosa, la naturale comunicativa di Lisette Oropesa coglievano il segno e sopperivano anche a quel colore più ombroso a cui si è più avvezzi, specie per Falla. Il timbro chiaro di Oropesa, l’agilità, la freschezza, l’amabilità delineavano un mondo di colori, di amori non corrisposti ma mai irrevocabilmente tragici. Di grande bellezza i Cuatro madrigales amatorios di Rodrigo in cui le venature modali si mischiano al colore ispanico in modo davvero suggestivo.

Nella seconda parte idealmente si attraversava l’Atlantico per dare spazio a suggestioni di area cubana, del tutto familiari a Oropesa, figlia di genitori cubani emigrati negli Stati Uniti. In diverse interviste la cantante ha raccontato la sua assiduità con le melodie provenienti dall’isola di Cuba che ascoltava da bambina, in cui si rivelano ritmicamente le origini africane e un colore esotico del tutto particolare. Le melodie di Ernesto Lecuona, Eduardo Sanchez de Fuentes, Jorge Anckermann e Gonzalo Roig Lobo, in alcuni casi vere e proprie canzoni, in altri arie tratte da zarzuelas - spesso in ritmo di habanera – schiudevano questo mondo ricco di fascino e di sensualità. Su tutte particolarmente godibile La Romanza de Maria O dalla vocalità ampia sostenuta da un irresistibile fascinoso accompagnamento pianistico, una vera chicca interpretata da due fuoriclasse.

Alessandro Praticò è un eccellente pianista in grado di respirare e vivere con complicità insieme alla partner musicale, capace di trasmettere oltre alla sicurezza un senso di gioco e di divertimento di rara qualità. Nei pezzi solistici che intervallavano le arie cantate ha molto ben reso il mondo francesizzante di El circo di Turina e il racconto coloristico di Ante El Escorial di Ernesto Lecuona.

Il tripudio finale di un pubblico con cui Lisette Oropesa ha parlato ripetutamente dal palco, ha portato a due splendidi bis. Nel primo - una Habanera di Federico Moreno Torroba Monte Carmelo - Oropesa ha abbondato in fioriture ardite, rese in modo smagliante. Nel secondo ‘ha osato’ fuori dal suo repertorio – come lei stessa ha dichiarato - in omaggio a Roma e alla grande Martina Arroyo, insegnante di sua madre, di cui aveva appena appreso la scomparsa. E così Vissi d’arte da Tosca di Puccini, cantato con generosità nel teatro che ne battezzò la ‘prima’, ha ancora una volta emozionato il pubblico.