Metamorfosi tra musica e parole

Un intenso dialogo tra il pianoforte di Orazio Sciortino, il violino di Domenico Nordio e la voce Lucrezia Guidone

AR

04 luglio 2026 • 3 minuti di lettura

Nordio, Sciortino, Guidone - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)
Nordio, Sciortino, Guidone - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)

Parma, Teatro Due

Metamorfosi Suite

02/07/2026 - 02/07/2026

Proposto nell’ambito della stagione estiva del Teatro Due di Parma, lo spettacolo Metamorfosi Suite ha offerto un interessante esempio di teatro musicale pensato per coniugare originalità interpretativa e suggestione narrativa. La produzione di Reggio Iniziative Culturali, costruita attorno alle Metamorfosi di Ovidio nella riscrittura di Vittorio Sermonti, ha superato nell’approccio la forma tradizionale del melologo per trasformarsi in una sorta di reading-concert dal profilo raffinato, in cui musica e parola hanno agito come elementi autonomi ma integrati in un unico percorso drammaturgico. Orazio Sciortino al pianoforte, Domenico Nordio al violino e Lucrezia Guidone come voce recitante hanno quindi dato corpo a una partitura scenica misurata e lineare, nella quale il concetto di cambiamento – inteso come mutazione continua insita nella natura della vita stessa – emergeva quale tema centrale tratto dal testo ovidiano e intessuto in una sorta di filo rosso che ha accompagnato il dispiegarsi dello spettacolo.

Orazio Sciortino - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)
Orazio Sciortino - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)

Il progetto, ideato da Sciortino, ha trovato sostanziale equilibrio nell’alternarsi di testo recitato e una successione di brani di autori quali Liszt, Say, Szymanowski e Debussy, scelti non come semplice commento sonoro, ma come tappe tematicamente coerenti di una riflessione sull’idea di trasformazione quale mutazione simbolica, ma anche stilistica ed espressiva. Un percorso che ha preso avvio con la voce della Guidone che ha rievocato l’apertura del Libro X delle Metamorfosi ovidiane, dove si narra di come « il poeta Orfeo si presenta davanti a Persèfone e al signore del sordido regno delle ombre» per chiedere la restituzione di Euridice: «Tutti finiremo quaggiù. Lei stessa una volta compiuti gli anni giusti, sarà di vostra spettanza: non vi chiedo un regalo, ma un prestito». Una preghiera, se vogliamo, in un certo senso molto “pragmatica” e, in questo, anche molto umana, alla quale ha fatto da controcanto Orpheus di Liszt, nella trascrizione pianistica di August Stradal, brano che ha messo in evidenza la capacità di Sciortino di restituire al pianoforte una dimensione quasi orchestrale, controllando densità, cantabilità e tensione virtuosistico-espressiva con efficace fluidità.

Lucrezia Guidone - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)
Lucrezia Guidone - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)

Dopo il richiamo della figura di Giulio Cesare, tra i protagonisti del Libro XV del poema di Ovidio, Domenico Nordio ha affrontato Cleopatra – brano che il compositore turco Fazıl Say ha scritto per il Concorso Internazionale di Violino Henri Marteau – restituendone la densa scrittura con precisione e intensità, valorizzandone il virtuosismo e le inflessioni mediorientali con efficace gusto espressivo.

Il cuore del programma è stato raggiungo con i miti di Aretusa (Libro V), Narciso (Libro III) e Pan e Siringa (Libro I) i quali, dalla voce Lucrezia Guidone sono rimbalzati nei Mythes, Op. 30 di Karol Szymanowski, suite del 1915 dove violino e pianoforte hanno disegnato un paesaggio sonoro di palese suggestione, tra l’acqua di Aretusa, il riflesso di Narciso e la danza di Pan e delle driadi.

Domenico Nordio, Orazio Scortino - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)
Domenico Nordio, Orazio Scortino - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)

All’idea del commiato che lo stesso Ovidio affida alla chiusa della sua opera, sempre nel Liro XV - «E così ho compiuto quest'opera che né l'ira di Giove, né il fuoco, né il ferro, né il tempo vorace cancelleranno mai più. Quel funebre dì che non vanta diritti se non sul mio corpo ponga il termine che preferisce alla mia vita precaria; la parte migliore di me schizzerà immortale più su del cielo stellato […]» - ha infine fatto - o, meglio, fatta - eco la Sonata per violino e pianoforte in sol minore di Claude Debussy, l'ultima composizione completata nel 1917 dal maestro francese prima di morire nel marzo dell’anno successivo. Una pagina restituita da Sciortino e Nordio con efficace affinità, capare richiamare quell’allure malinconica e luminosa che innerva i tre movimenti che compongono quest’opera.

Nordio, Sciortino, Guidone - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)
Nordio, Sciortino, Guidone - Metamorfosi Suite (foto Andrea Morgillo)

Uno spettacolo dalla misurata eleganza, in sintesi, che ha offerto al pubblico presente un’esperienza originale e intensa, salutata dai convinti applausi rivolti al bell’impegno di Sciortino, Nordio e Guidone.