L’Ulisse contemporaneo di Kazantzakis

Al Teatro Due di Parma lo spettacolo tratto dall’Odissea di Nikos Kazantzakis con Tommaso Ragno e Orazio Sciortino

Odissea
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Recensione
classica
Teatro Due di Parma
Odissea
16 Dicembre 2017 - 17 Dicembre 2017

A pochi mesi dal debutto della sua Gattomachia alla Scala di MilanoOrazio Sciortino è tornato a confrontarsi con il teatro, coinvolto questa volta nella nuova produzione del Teatro Due di Parma titolata Odissea, rilettura curata da Walter Le Moli di una selezione dall’omonimo poema dello scrittore greco Nikos Kazantzakis, in corso di traduzione da parte di Nicola Crocetti. Al fianco della voce recitante di Tommaso Ragno, la musica di Sciortino ha contribuito a restituire idealmente la figura di questo Ulisse, eroe contemporaneo alle prese con un’inesausta irrequietezza, attraverso una scrittura stilisticamente misurata e mai scontata, capace di accompagnare con discrezione il ritmo della narrazione e di ritagliarsi oasi espressive di più ampia densità. In uno spazio scenografico essenziale e spoglio, abitato dai due interpreti oltre al pianoforte e alcune sedie e leggii, questo racconto ha preso la forma di una sorta di melologo distillando suggestioni tratte da alcune pagine della vasta opera dell’autore greco, composta nel suo insieme di 33.333 versi in 24 libri scritti tra il 1925 e il 1927 e pubblicati per la prima volta nel 1938. Sullo sfondo dell’originaria fonte omerica, il protagonista di Kazantzakis si confronta la realtà dopo il suo ritorno, facendo i conti con una sete di conoscenza che si rivela pulsione irrinunciabile, in disincantato contrasto con un popolo che non riconosce il suo re, una moglie stranita e un figlio inerme. Spinto dalla sua stessa essenza – che riconosciamo universale e, nello stesso tempo, profondamente attuale – Ulisse decide di ripartire, rivede un Menelao cambiato, convince Elena a fuggire con lui, accetta insomma la sua natura irrequieta ed errante. Tra le frasi recitate con profonda densità dalla voce di Ragno e le note ordinatamente sparpagliate da Sciortino alla tastiera del pianoforte, sono emersi così i caratteri dell’eroe di Kazantzakis, frammenti di un’identità in continuo rinnovamento e in costante ricerca che, nell’intima penombra di questo racconto, ci ha parlato di se ma anche della nostra condizione esistenziale contemporanea. Alla fine convinti applausi da parte del pubblico presente.

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