L’onda della vita e del mare

Massimo Buffetti e la Fabbrica del Nulla, musica e parole sul flusso di vita e morte

ET

11 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

E se l’onda è il mare
E se l’onda è il mare

Brillante - Nuovo Teatro Lippi, Firenze

E se l’onda è il mare

05/03/2026 - 05/03/2026

Il nuovo progetto discografico di Massimo Buffetti – Fabbrica del Nulla Experience (Massimo Buffetti pianoforte, Stefano Agostini flauti, Carlo Failli clarinetti – Luca Guidi chitarre), E se l’onda è il mare, è stato presentato a Firenze al Brillante – Nuovo Teatro Lippi, e in questo concerto abbiamo ritrovato le caratteristiche proprie di questo oramai consolidato collettivo, creatore di lavori come appunto La fabbrica del nulla del 2011 e il recente Oper / in / a / Battle (oggi fruibile su Raiplay), che sviluppa le proprie invenzioni sulla base del pianoforte di Massimo Buffetti, fondendo su questa base elegantemente jazzistica e latamente minimalista le esperienze di musicisti di impronta classica ma di variegate vocazioni sperimentali. Da questa sommaria descrizione potrebbe però uscire un’idea anche troppo blanda della Fabbrica del Nulla, le cui sonorità invece si nutrono di una sorta di lieve ma costante, oscillante elettricità, e di una ricerca di significato più sottile e inquieta, che in questo caso si accompagnava e si sosteneva su una straordinaria silloge di testi letti veramente bene, in quella chiave di inquietudine e tensione, dall’attore e regista Riccardo Massai: brani di natura diversa imperniati su vita, morte e reciproci passaggi fatti di contemplazioni, trasformazioni, passaggi, dolore, di autori diversi, Anatolij Bukreev, alpinista, le scrittrici Linda Wylie, Annamaria Ortese, Emily Dickinson, e ancora Giorgio Gaber, Dostoevskij, il fisico Vittorio Marchi, il filosofo Byung-Chul-Han. Tentiamo di descrivere il percorso di questi scritti come un’interrogazione che non arriva forse ad una risposta definita ma si puntella di certezze, o meglio di atti di fede: la latente intelligenza della materia, le epifanie della bellezza e della santità, la pace nel raccoglimento della scrittura, i congedi della morte, il dolore come molla di trasformazione anestetizzato dalla società nel suo persistente immobilismo. E questo perché proprio a questo percorso si collegavano le diverse tonalità espressive dei pezzi (Introduzione analoga, Landing, Ponte 25 de Abril, Infinity, Pianofrenico, Amalia, L’uomo di Ortese, Al nostro amato Ryuichi, E Gaber filava…, Ombre sottili, Piano Rush, La società senza dolore, la fine dell’inizio), in cui si alternavano momenti quieti, sgranature di armonie di natura minimalista e limpidi frammenti di melodia (del resto, come si nota da uno di questi titoli, Sakamoto è tra i loro riferimenti) a momenti più grintosi, come in E Gaber filava in cui un testo gaberiano è non cantato ma amaramente declamato su una musica che ci ha fatto pensare ad un fumoso piccolo jazz club newyorkese anni Sessanta. Un altro elemento di originalità del sound della Fabbrica del Nulla è anche che, sul tappeto del pianoforte, i ruoli degli altri strumenti ci sono sembrati non predefiniti, e ognuno sembrava poter svolgere volta a volta tema o accompagnamento, linea melodica o schema ritmico, voce principale o contrappunto. Il tutto era accompagnato sullo sfondo da proiezioni evocanti paesaggi prevalentemente desolati di non-luoghi che però, alla fine, si ridisegnavano trasformandosi a vista nei vividi azzurri e nelle linee curve di una stampa giapponese ottocentesca, una delle celebri vedute del monte Fuji di Katsushika Hokusai, rappresentante una grande onda rigonfia e spumeggiante.

Il successo è stato veramente molto buono, e a questo punto ci sembra doveroso parlare del luogo in cui questo bel concerto si è svolto: il Brillante – Nuovo Teatro Lippi, ossia un classico circolo associativo di quartiere operaio della periferia fiorentina, nel quartiere Lippi. Questo circolo, come tanti altri, ha conosciuto una fase di declino e chiusura e poi ha riaperto anche grazie ad un finanziamento del Comune di Firenze per la rivitalizzazione delle periferie. Fu costruito nei primi anni ’50 dagli operai della Pignone e di altre industrie del quartiere Lippi, poi chiuso, poi, come dicevamo, riaperto qualche anno fa. E’ dotato, come molti di questi spazi, Case del Popolo e circoli, di un piccolo teatro, in cui si svolgono eventi preziosi sul piano della qualità artistica e/o di una ritrovata identità culturale e tematica, dal recente concerto di Angela Baraldi al ciclo teatrale “Tracce di invisibili”; per cui, in questo teatro, si possono incrociare raffinati connaisseurs e frequentatori abituali del circolo Arci, in un miscuglio che ci è sembrato vitale e interessante.