L’ispirata fantasia musicale di Enrico Pieranunzi

Il pianista e compositore romano in solo per Emilia Romagna Festival

Enrico Pieranunzi (foto di Massimo Isola)
Enrico Pieranunzi (foto di Massimo Isola)
Recensione
jazz
Emilia Romagna Festival, San Giovanni a Fontanelice
Enrico Pieranunzi
11 Agosto 2019

Il panorama musicale di Enrico Pieranunzi si è da sempre nutrito di una fascinosa trasversalità, abitata da fonti d’ispirazione che attraversano epoche e stili anche molto distanti tra loro, in una sintesi personale che trova nel linguaggio jazzistico un proprio, originale equilibrio.

Una caratteristica che è emersa anche in occasione del concerto ospitato del ricco cartellone di Emilia Romagna Festival, rassegna giunta quest’anno alla sua diciannovesima edizione e che ha proposto, sotto il titolo Smash the tube – enjoy the music!, 41 appuntamenti, dal 6 luglio al 7 settembre, dislocati tra differenti luoghi della regione, sulla scia di un tracciato segnato dalla direzione artistica di Massimo Mercelli che ha proposto diversi percorsi tematici tra classica, jazz e world music.

In questo contesto si è collocato il recital solistico di Pieranunzi, ospitato lo scorso 11 agosto nell’originale cornice dell’Agriturismo Le Siepi di San Giovanni a Fontanelice, luogo incastonato in un antico borgo in sasso accuratamente ristrutturato, immerso nel verde delle colline imolesi dove, tra prodotti tipici e vini di produzione locale, è pure presente un vero e proprio teatro all’aperto ricavato tra i vigneti.

Nella dimensione raccolta del cortile di questa inusuale location, Pieranunzi a tu per tu con il suo pianoforte ha condotto il nutrito pubblico presente in un percorso di ascolto il cui titolo Unlimited anticipava quella liberà di lettura che segna la fantasia musicale di questo musicista. Al centro di questo viaggio musicale abbiamo ritrovato la figura di Domenico Scarlatti (Napoli 1685 - Madrid 1757): allievo del padre Alessandro e attivo per gran parte della sua carriera in Spagna, grande clavicembalista e autore di un catalogo di 555 sonate per il suo strumento. A questa figura Pieranunzi ormai da anni dedica una ricerca appassionata e costante, documentata anche da un’incisione discografica titolata, appunto Enrico Pieranunzi Plays Domenico Scarlatti (Cam Jazz 2008).

In questa occasione l’opera scarlattiana ha funto da ideale fonte di ispirazione, meta di una sorta di percorso di avvicinamento che ha preso le mosse da alcune composizioni originali del musicista romano – “Come rose dai muri”, “Fellini’s waltz”, “Tales from the Unexpected” – per arrivare all’Allegro della Sonata in fa minore K 239, proposta da Pieranunzi attraverso un pianismo pulito che, lungi dal voler rievocare un clavicembalismo originario, ha offerto un’interpretazione genuinamente pianistica della composizione. Un’interpretazione che si è poi trasformata in una vera e propria rilettura nel successivo “Impro K 239”, brano nel quale la fonte originaria è stata rielaborata attraverso una fantasia espressiva efficace e coinvolgente, capace di offrire metamorfosi armonico-ritmiche originali e mai scontate. Una trasformazione interpretativa che ha riguardato anche un’altra sonata di Scarlatti – la K 159 – sempre incastonata tra brani originali quali, tra gli altri, “Our Valentines”, “Night Waltz” o “Castle of Solitude”.

Un viaggio musicale contrappuntato anche da commenti e aneddoti che lo stesso Pieranunzi ha condiviso con un pubblico caloroso e attento, i cui applausi sono stati gratificati alla fine da alcuni bis.

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