L’estroso virtuosismo di Fresu e Sollima

Applausi a Parma per il concerto di Paolo Fresu e Giovanni Sollima che ha chiuso la stagione concertistica del Teatro Regio

AR

21 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)
Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)

Parma, Teatro Regio

Paolo Fresu e Giovanni Sollima

17/05/2026 - 17/05/2026

La chiusura della Stagione Concertistica del Teatro Regio di Parma ha visto protagonista il duo composto dal trombettista Paolo Fresu e dal violoncellista Giovanni Sollima. L'appuntamento – organizzato come il resto del cartellone concertistico dalla Società dei Concerti di Parma – ha proposto una sorta di esplorazione dei confini espressivi tra generi musicali anche molto distanti tra loro, unendo la prassi improvvisativa del jazz all'estetica barocca, fino alle suggestioni della world music e di certi stilemi contemporanei. Un dialogo, quello intessuto tra i due affermati musicisti, che si è dipanato in una coinvolgente successione di brani che hanno preso forma attraverso un dialogo duttile e originale, plasmato attraverso l’estroso virtuosismo che sottende a uno scambio ora più dilatato ora più serrato tra i due artisti.

Un viaggio sonoro e culturale assieme, che ha idealmente unito due isole come la Sardegna di Fresu e la Sicilia di Sollima grazie ad una sorta di ponte musicale dove le differenze insite nelle due rispettive indoli – quella più pacata e riflessiva di Fresu e quella più estrosa e teatrale di Sollima – si sono ritrovate unite in un dialogo segnato da una trascinante vitalità.

Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)
Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)

Uno scambio che ha evidenziato una netta ripartizione dei ruoli, oscillante tra intenso lirismo e più scoperta espressività. Paolo Fresu ha confermato la propria cifra stilistica basata su un suono caldo e controllato, alternando la tromba al flicorno dando forma ad atmosfere rarefatte attraverso un fraseggio misurato e lineare, miscelando la dimensione sia acustica a quella elettronica. Di contro, l'approccio di Giovanni Sollima ha immesso nell'esecuzione una marcata energia timbrico-ritmica. Il violoncellista – che si è diviso tra uno strumento a cinque corde e il “violoncello del Mare”, costruito con i legni delle barche dei migranti recuperate grazie al progetto dell’Orchestra del Mare realizzata dal Laboratorio di Liuteria e Falegnameria nella Casa di Reclusione Milano-Opera – ha utilizzato lo strumento in modo esteso, non limitandosi alla prassi classica ma sfruttando soluzioni ritmico-percussive sulla cassa armonica. Un dialogo dinamico, in cui la teatralità della performance di Sollima ha cercato una sintesi con la compostezza formale di Fresu.

Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)
Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)

Il repertorio proposto ha alternato riscritture di frammenti derivati da stilemi barocchi come la Ciaccona a variazioni su temi dalla forte valenza simbolica e politica – dalla struggente melodia dell’inno nazionale dell'Ucraina a un brano della tradizione popolare palestinese – fino ad arrivare a composizioni originali come la significativa “Hope”, brano scritto da Fresu e tratto dall’album Mare Nostrum IV uscito lo scorso anno e realizzato dal trombettista sardo con il fisarmonicista francese Richard Galliano e il pianista svedese Jan Lundgren.

Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)
Paolo Fresu e Giovanni Sollima (foto di Fabio Boschi)

Un percorso di ascolto dal carattere comunicativo immediato e trascinante, nel quale il segno lirico della tromba e l'esuberanza del violoncello hanno saputo generare un’interazione palesemente coinvolgente, che ha portato i due musicisti alla fine del concerto a scendere in platea per riprendere, tra l’altro, il brano di apertura – con la lunga nota tenuta dal flicorno grazie alla respirazione circolare di Fresu – chiudendo idealmente il cerchio di un concerto salutato con entusiasmo dal numeroso pubblico presente.