MAGNETICA 2026
Tempo Reale tra materia sonora e visioni elettroniche
25 marzo 2026 • 3 minuti di lettura
Firenze, Auditorium Centro Rogers di Scandicci
Magnetica – incontri di musica elettronica
19/03/2026 - 21/03/2026Dopo il successo della prima edizione – il Giornale della Musica ne ha già parlato – il centro di ricerca Tempo Reale è tornato a Firenze con la seconda edizione di Magnetica - incontri di musica elettronica, confermandolo come uno degli appuntamenti più vivaci nel panorama italiano della creazione elettroacustica. Dal 19 al 21 marzo 2026, l’Auditorium Centro Rogers di Scandicci ha ospitato tre giornate dense di workshop, talk e concerti, articolate attorno a tre assi tematici: audiovisione, ricerca vocale e processi algoritmici.
Fondato da Luciano Berio e oggi diretto da Francesco Giomi, Tempo Reale continua a incarnare una dimensione collettiva della ricerca, e Magnetica ne è un’estensione naturale: uno spazio aperto in cui compositori, performer, ricercatori e studenti si incontrano in un clima di scambio attivo. La programmazione, costruita in gran parte attraverso un bando nazionale e arricchita da inviti mirati, riflette la pluralità di approcci che attraversano oggi la musica elettronica.
L’inaugurazione con il concerto serale del 19 marzo ha proposto due lavori molto diversi ma emblematici. Fosforo (2024) di Marta Zigante, opera audiovisiva che indaga il rumore e la luce a partire dall’immaginario del televisore a tubo catodico privo di segnale. L’elemento visivo, costruito su immagini sgranate e monoscopi, richiama una memoria tecnica e culturale precisa: quella dei reticoli geometrici e delle barre di calibrazione che per decenni hanno abitato gli schermi domestici, accompagnati da un suono continuo. Non semplici riempitivi, ma dispositivi di controllo, strumenti per regolare lo sguardo e l’ascolto.
In Fosforo questa eredità viene rielaborata in chiave poetica. Il materiale visivo esplora la grana della luce e dello schermo, mentre il suono costruisce un paesaggio fatto di interferenze, scariche elettriche, lampi e frequenze instabili. A questi si sovrappongono tracce più ambigue, quasi naturali: echi di paesaggio, una bruyère allucinata, forse versi di gabbiani, o riverberi marini, immersi in un fondo di rumore bianco. Il risultato è un’esperienza che avvicina il concerto alla dimensione installativa: lo spettatore diventa visitatore, posto di fronte a un oggetto acusmatico che chiede una fruizione non lineare. L’opera, visivamente elegante e sonoramente estrema, convince per coerenza e qualità di scrittura.
Di segno diverso la performance Many More Voices (2011-2026), con David Moss affiancato dall’elettronica dal vivo di Francesco Canavese e Francesco Giomi. Il progetto, avviato oltre un decennio fa e in costante evoluzione, si presenta come un laboratorio aperto sull’interazione tra voce e tecnologia.
Moss avvia il discorso da frammenti verbali minimi - “I was thinking of…” - che si moltiplicano per tentativi, slittando progressivamente dalla parola al suono. La voce diventa materia plastica: consonanti fricative, vocali dilatate, allitterazioni e balbettii costruiscono un flusso continuo che ricorda, per densità e deriva semantica, un Finnegans Wake sonorizzato. L’ingresso dell’elettronica non impone una struttura, ma agisce come forza modellante: riprende, trasforma e restituisce il materiale, stabilizzando progressivamente il discorso in una forma musicale percepibile.
Ne nasce un equilibrio dinamico tra improvvisazione e memoria, in cui il ritorno di elementi già ascoltati crea una rete di rimandi che dà coesione al flusso. L’interazione tra i tre performer è anche fisica, gestuale, con Moss che attraversa lo spazio scenico e coinvolge i partner in un dialogo continuo. Particolarmente efficace il momento in cui la voce si ritrae ed esce proprio dalla scena, lasciando l’elettronica sola: un’assenza che diventa subito percepibile, preparando il ritorno finale e la ricomposizione del trio con un crescendo armonico molto forte, a cui seguiva una cadenza in diminuendo, rarefatta, una coda lunga. Successo entusiasta da un pubblico di appassionati cultori.
Con Magnetica, Tempo Reale conferma così la propria capacità di costruire non solo eventi, ma contesti: spazi in cui la musica si presenta come processo, esperienza e ricerca condivisa.