Le ombre e i riflessi di Pierrot

Al Teatro Comunale “Mario Del Monaco” di Treviso il Syntax Ensemble intreccia Schönberg e nuove prospettive contemporanee

SN

06 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Il Syntax Ensemble al Teatro "Del Monaco" di Treviso
Il Syntax Ensemble al Teatro "Del Monaco" di Treviso

Treviso, Teatro Comunale “Mario del Monaco”

Pierrot Perspectives

05/05/2026 - 05/05/2026

Pierrot Perspectives, presentato dal Syntax Ensemble al Teatro Comunale “Mario Del Monaco” di Treviso, nasce da un’idea tanto ambiziosa quanto rischiosa: tornare a confrontarsi con il Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg, uno dei vertici assoluti del Novecento musicale, intrecciandone i ventuno melologhi con nuove pagine di Maurilio Cacciatore e Gianvincenzo Cresta. Operazione delicata, perché il capolavoro del 1912 possiede una forza visionaria tale da rendere inevitabile ogni confronto impari. E infatti, se la serata si è rivelata indubbiamente interessante sul piano progettuale e musicale, il risultato finale ha confermato soprattutto la straordinaria modernità dell’opera di Schönberg, lasciando le nuove interpolazioni in una posizione inevitabilmente ancillare. Il Pierrot Lunaire, nato dai testi simbolisti di Albert Giraud, resta un unicum teatrale e sonoro. Schönberg trasforma la figura del malinconico clown della Commedia dell’Arte in un emblema tragico e grottesco dell’artista moderno, attraverso una scrittura che dissolve i confini fra parola e canto nello “Sprechgesang”. La libera dissonanza, l’organico cameristico ridotto e la continua tensione fra ironia e abisso creano ancora oggi un universo espressivo perturbante e magnetico.

Le interpolazioni contemporanee cercavano di costruire nuove prospettive attorno a questo universo. Maurilio Cacciatore, con Rosso e bianco, Cena sull’acqua e Tramonto, sceglie la strada di una drammaturgia sonora che unisce ensemble, elettronica e voce recitante. I testi poetici evocano immagini violente e allucinate, più vicine a un immaginario horror che al simbolismo decadente di Giraud. La scrittura elettronica produce superfici instabili, rumori e deformazioni acustiche che amplificano il senso di inquietudine. L’impressione, tuttavia, è che l’elaborazione sonora finisca spesso per sottolineare effetti già prevedibili, senza raggiungere quella precisione psicologica e quella capacità di straniamento che rendono ancora insuperabile il modello schönberghiano. Di segno opposto i due brani di Gianvincenzo Cresta, Violino di luna e Sfondo azzurro miele, affidati a una scrittura cameristica elegante e rifinita. Qui prevale un gusto timbrico delicato, quasi impressionista, che ricerca trasparenze e morbidezze coloristiche. Pagine piacevoli, ben costruite, ma forse troppo rassicuranti rispetto al clima visionario e tragico evocato dal Pierrot. Se Cacciatore estremizza, Cresta addolcisce: in entrambi i casi, però, il confronto con Schönberg finisce per mettere in evidenza la radicalità del capolavoro originario.

Il Syntax Ensemble al Teatro "Del Monaco" di Treviso
Il Syntax Ensemble al Teatro "Del Monaco" di Treviso

Di ottimo livello, invece, la prova del Syntax Ensemble, autentico motore della serata. La direzione di Pasquale Corrado si è distinta per lucidità, precisione ritmica e controllo delle complesse stratificazioni timbriche. Gli strumentisti – Maruta Staravoitava (flauto), Marco Ignoti (clarinetto), Francesco D’Orazio (violino), Fernando Cada Greco (violoncello), Anna D’Errico (pianoforte) e Dario Savron (percussioni) – hanno affrontato con ammirevole duttilità tanto le fratture espressioniste di Schönberg quanto le diverse poetiche contemporanee, mantenendo sempre compattezza e tensione narrativa. Più problematica la prova di Valentina Coladonato: la cantante possiede indubbia musicalità e rigore esecutivo, ma nel Pierrot Lunaire Schönberg esige soprattutto una voce teatrale, tagliente, capace di incarnare il sarcasmo, il delirio e la deformazione espressionista del testo. La sua emissione, spesso poco sonora e contenuta, ha restituito solo in parte quell’atmosfera grottesca e tragica che costituisce il cuore dell’opera.

Suggestivo (e saggiamente antinarrativo) il contributo visivo delle proiezioni digitali di Pier Samuele Pratesi e dei collage realizzati dagli studenti della Sezione Scenografia del Liceo Artistico Statale di Treviso, chiaramente debitori delle rayografie di Man Ray. Un apparato iconografico coerente con il carattere policentrico del progetto, talvolta più evocativo delle stesse nuove composizioni.

Pubblico purtroppo piuttosto scarso, ma caloroso negli applausi finali. E forse proprio questa accoglienza positiva rappresenta il senso migliore di questo Pierrot Perspectives: non tanto riscrivere o superare Schönberg, impresa impossibile, quanto testimoniare come quel capolavoro continui ancora oggi a generare riflessioni, immagini e nuove musiche.