Le visioni di David Torn

Il chitarrista al Torrione di Ferrara con Ches Smith e Tim Berne

Foto Michele Bordoni
Foto Michele Bordoni
Recensione
jazz
Ferrara Jazz Club Ferrara
21 Gennaio 2017

Un flusso sonoro continuo senza soste, con una struttura aperta senza legami a temi espliciti; alto volume e alto tasso energetico, salvo l’affievolimento in sporadiche rarefazioni; un’improvvisazione collettiva con un elevato grado di empatia; una tonica componente elettronica, includendo qualche effetto straniante che rimanda a mondi lontani; una matrice culturale trasversale, a cavallo fra noise, free jazz e rock avanzato… A ben vedere nulla di concettualmente inedito quindi, ma ovviamente tutto dipende da come questi elementi vengono affrontati e incrociati, da chi sono il regista e gli interpreti... Il leader del trio Sun of Goldfingers è David Torn, icona anarchica di un certo approccio obliquo e onnivoro, visionario sessantatreenne bianco crinito, che non mi risulta sia stato ascoltato di frequente in Italia. Imperdibile quindi il concerto in esclusiva al Torrione di Ferrara, in cui le sonorità della sua chitarra, ampiamente deformate da una serie di congegni elettronici disposti ordinatamente ai suoi piedi, hanno preso strade diverse, indicando di volta in volta la direzione da imboccare. Hanno prevalso comunque le progressioni conseguenti e compatte, le masse sonore sature, gli ampi panorami tellurici, formicolanti di idee evocative.

Nella griglia a maglia larga di questa concezione si sono inseriti in una correlazione paritaria e dialogante gli apporti indispensabili di Tim Berne e Ches Smith, anch’essi impegnati a prendere iniziative melodiche, ritmiche e timbriche. Il contralto di Berne non ha rinunciato alle frasi spigolose tipiche del suo idioma, soffermandosi anche su insistenti note di lancinante rumorismo. Il batterista ha articolato con grande inventiva le sue metriche sghembe e secche, ricorrendo anche alle opportunità relativamente più soffuse della batteria elettronica. Tutto il concerto si è basato su questi caratteri permanenti, ma è stato soprattutto nell’unico brano del secondo tempo che si è concentrata una sequenza di particolare concretezza espressiva, un’intensa sintesi sonora pur nella parossistica compenetrazione delle varie componenti.

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