La voce interiore del Lied
Tra Schumann e Britten Ian Bostridge e Roberto Prosseda inaugurano la stagione di Musikàmera alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice
06 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura
Sale Apollinee del Teatro la Fenice
Bostridge e Prosseda
03/02/2026 - 04/02/2026Con un concerto di raro spessore musicale e intellettuale si è inaugurata alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice la nuova stagione di Musikàmera, rassegna cameristica che conferma, sin dall’appuntamento di apertura, una linea di indubbia qualità e interesse. Protagonisti della serata il tenore Ian Bostridge, interprete di riferimento assoluto nel repertorio liederistico, e il pianista Roberto Prosseda, accompagnatore attentissimo, capace di coniugare discrezione e un vivido senso teatrale del suono.
Il programma, costruito con raffinata intelligenza, metteva in dialogo Schumann e Britten, accostando cicli in gran parte di raro ascolto nati in momenti di intensa trasformazione biografica e creativa. I Fünf Lieder op. 40 di Schumann, composti nel 1840 – l’“anno dei Lieder”, coincidente con la conquista della felicità privata e il matrimonio con Clara Wieck – aprivano la serata in un clima sospeso tra speranza e inquietudine. I testi, traduzioni di Adelbert von Chamisso da poesie del danese Hans Christian Andersen, trovano nella scrittura pianistica un vero motore espressivo: Prosseda ha saputo restituire con finezza pittorica il dondolio della culla in “Muttertraum”, il passo marziale de “Der Soldat”, fino al cupo rilievo drammatico de “Der Spielmann”, vertice emotivo del breve ciclo. Bostridge, con il suo timbro chiaro e la consueta attenzione alla parola, ha scolpito un racconto interiore fatto di sfumature più che di declamazione.
Cuore della prima parte erano i Seven Sonnets of Michelangelo op. 22 di Britten, pagina fondamentale non solo del catalogo vocale del compositore, ma della sua biografia artistica e umana. Scritti durante l’esilio americano e pensati per il compagno Peter Pears, questi sonetti rinascimentali diventano veicolo di una confessione intima, in cui la tensione tra amore terreno e aspirazione al divino si traduce in una scrittura vocale ardua e nervosa. Bostridge ha affrontato l’impervia lingua di Michelangelo con discreta precisione e asciutta intensità, pressoché priva di compiacimento lirico. Prosseda, dal canto suo, ha reso il pianoforte un interlocutore inquieto, talvolta sostegno, talvolta antagonista, in un dialogo nel segno di una forte densità interiore.
La seconda parte si apriva ancora con Britten e una selezione da Who are these Children? op. 84, ciclo del 1969 su testi di William Soutar, dove l’infanzia diventa lente tragica per osservare la violenza della guerra. Nei quattro brani scelti dai 12 complessivi – l’inquietante “Nightmare” e poi “Slaughter”, “Who are these children?” e “The children” – la musica alterna crudezza e apparente semplicità, con accenti quasi popolari che si tingono di ombre. Qui l’interpretazione ha raggiunto un’intensità spoglia, senza retorica, lasciando emergere il senso di perdita e di ferita irreparabile.
Conclusione interamente dedicata a Dichterliebe op. 48, vertice assoluto del Lied romantico. Nel celebre ciclo schumanniano, che nasce da versi di Heinrich Heine, compone un vero romanzo interiore dell’amore, dall’illusione primaverile all’amara disillusione finale. Bostridge ha privilegiato una lettura introspettiva, mai enfatica, sottolineando l’ironia amara e le fratture emotive del testo; Prosseda ha dato pieno rilievo ai postludi pianistici, autentici epiloghi psicologici in cui la voce tace e il pianoforte rivela ciò che non può trovare espressione nella parola.
Un concerto di grande coerenza e profondità replicato per due date entrambe molto partecipate da un pubblico attento (anche grazie alla felice idea di utilizzare soprattitoli) che ha offerto una conferma eloquente: il “Liederabend”, pur restando nel nostro Paese un genere di nicchia, può contare su un pubblico solido e curioso, analogo a quello che da tempo ne fa un pilastro della vita musicale nei paesi di lingua tedesca.