La Giovanile splende con Pappano e Lonquich

Al Teatro del Maggio auditorium pienissimo, supertifo e successo travolgente per il primo concerto pianistico di Brahms e la Quinta di Šostakóvič

ET

25 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Foto di Eugenia Cesari
Foto di Eugenia Cesari

Auditorium del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Firenze

Brahms, primo concerto pianistico, Sostakovic, Quinta Sinfonia

24/05/2026 - 24/05/2026

L’Orchestra Giovanile Italiana, che ha la sua casa presso la Scuola di Musica di Fiesole, l’abbiamo ascoltata e recensita parecchie volte, e poche volte ci è parsa così in forma, matura, scintillante. Si sa che il bando biennale ne rinnova spesso i ranghi, si sa che le modalità di accesso alla professione e le disponibilità di tempo e risorse di un giovane musicista neodiplomato di oggi sono diverse da quando l’Ogi è nata, e che rispetto al lungo percorso formativo di allora c’è, necessariamente, più concentrazione sull’evento. Ma questo, evidentemente, non va a discapito della qualità. Questa Giovanile è di ottimo livello, equilibrato in tutti i settori, e domenica, nell’auditorium Zubin Mehta del Teatro del Maggio pieno come un uovo, evidentemente galvanizzata dalla presenza sul podio di Antonio Pappano, che è stato sempre, a quanto ricordiamo, un direttore mercuriale, di grande abilità nell’accendere con immediatezza le risposte dell’orchestra al suo gesto (tra l’altro in questa occasione ha diretto senza bacchetta), in modi suadenti o tempestosi, e che domenica più che mai ci è parso tale.

In particolare ci ha impressionato il primo concerto pianistico brahmsiano. Il solista era Alexander Lonquich, che della Scuola di Musica di Fiesole è direttore artistico dal 2020, tra l’altro reduce da un incidente per cui si è presentato con la stampella, ma senza che ciò abbia minimamente influito sulla sua incantevole prestazione. Un pianista di cui ben conosciamo lo charme e la delicatezza delle volute virtuosistiche, sempre così ben commisurate alla sua ricerca di un’intenzione espressiva insieme misteriosa e profonda (poi evidenziata anche nello Chopin offerto come fuori programma), che qui ha avuto la sua acme nell’esecuzione dell’Adagio, ma è stata presente in tutti e tre i movimenti, creando una sorta di contrasto, o meglio di affascinante tensione dialettica, tra una sua visione improntata al lirismo e alla contemplazione, e le suggestioni, le onde di suono, le spesse polifonie interne, la drammaticità e gli spessori suggeriti da Pappano. Che ha saputo tirar fuori da un’orchestra giovanile proprio la tinta e i colori giusti per Brahms, e soprattutto il profondo respiro romantico, distribuito su grandi arcate dell’invenzione e del costrutto, che caratterizza il classicismo sui generis del grande compositore, ma anche i suoi tormenti: com’è noto si tratta di un’opera giovanile che tormentata lo è davvero, dalle accidentate vicende compositive, il cui materiale nasce per una sinfonia e solo dopo prende la forma del concerto pianistico.

Per una pimpante orchestra giovanile il gioco con la Quinta di Šostakóvič è forse più facile, perché soprattutto il grintosissimo Scherzo e l’apparente trionfo del Finale chiamano l’orchestra allo scatto dionisiaco e militaresco, al prorompere degli ottoni e delle percussioni, un appello che sotto la direzione di Pappano diventa veramente imperioso e ha prodotto domenica esiti di una nettezza e perentorietà di contorni veramente ammirevole; però nel primo e nel terzo movimento erano le linee degli archi ad avere un’espressione così convincente, e insieme così ben sorvegliata, da sottolineare un equilibrio compositivo d’insieme che stavolta ci è sembrato, più che mai, la verità di questa sinfonia, al di là delle terribili vicende biografiche (la sconfessione staliniana della Lady Macbeth del distretto di Msensk, il diktat di un’estetica volta all’ottimismo rivoluzionario) a cui questa sinfonia, com’è noto, dà una risposta, “obbligata” sì, ma pienamente risolta.

Successo straordinario, e il tifo felice di tanti ragazzi della Scuola e delle loro famiglie a sostenere e festeggiare la bella impresa, e citiamo almeno, per onorare tutta l’orchestra, i due primi violini di spalla che si sono alternati, Viola Matteoli in Brahms, Federico Di Bari in Šostakóvič.