Incontri e improvvisazione

A Bologna, per Angelica, un incontro-performance con Barre Philips

Foto di Paolo Zanotti
Foto di Paolo Zanotti
Recensione
oltre
Angelica Festival Bologna
23 Febbraio 2017

Il percorso professionale di Barre Phillips (San Francisco, 1934) è sterminato: negli anni Sessanta collaborò con nomi come Leonard Bernstein, Archie Shepp, George Russell… Negli anni Settanta ha fatto parte dell’indimenticabile The Trio con John Surman e Stu Martin. Poi cominciarono i sodalizi con Carolyn Carlson, Barry Guy, Paul Bley, Lol Coxhill e tanti altri. Negli ultimi decenni si è orientato sempre più verso l’improvvisazione assoluta e da una decina d’anni si è stabilito in Provenza a Puget-Ville, dove ha fondato il Centre Européen Pour l’Improvisation (CEPI), il cui scopo è quello di promuovere esperienze creative d’improvvisazione, invitando attorno al Centro artisti di diverse provenienze. Tutto questo è stato illustrato da Phillips nell’introduzione a Rencontre, in prima assoluta – la parte musicale dell'incontro organizzato da Angelica, che ha visto interagire musicisti francesi e colleghi italiani grazie alla collaborazione dell’associazione Camere D/Aria. Tutto nel nome dell’improvvisazione più imprevedibile e casuale, tanto che il tipo di formazione veniva deciso di volta in volta da Phillips, mentre gli esecutori venivano determinati dal sorteggio di numeri ai quali corrispondevano strumentisti lasciati nell’anonimato. Si sono così avvicendati un quintetto (piano, violoncello, clarinetto basso, voce, elettronica), un duo (contralto, chitarra), un solo di clarinetto e così via. Le varie performance sono state caratterizzate da atteggiamenti ludici e ironici senza prendersi troppo sul serio: inoltre sono state accompagnate dagli allestimenti estemporanei di nastri e veli colorati, lentamente creati da Xavier Boutin, ma presto distrutti dagli stessi musicisti. Per finire, sul palco si sono assiepate le oltre venti persone dell’intero collettivo, che non ha prodotto le soluzioni musicali migliori del concerto: un set un po’ sconclusionato e prolisso, approdato allo smontaggio del contrabbasso da parte di Phillips, quasi a suggerire che era il momento di concludere.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

oltre

A Parma Lenz rilegge Macbeth tra Piave e Shakespeare per il Festival Verdi

oltre

La terza edizione di Forlì Open Music accentua gli aspetti più coinvolgenti della ricerca e confronto tra i linguaggi, con Arditti, DKV, Kyriakides&Moor, The Necks...

oltre

A Reggio Emilia il ’68 e dintorni visto da Giovanni Guidi e il Requiem di Mozart riletto da Cassol e Platel