Il raffinato festival Dans les Jardins de William Christie
Ha incantato “Le Violon de Rameau” con Théotime Langlois de Swarte, in occasione dell’uscita dell’omonimo disco. Successo anche per “Purcell in the pub” che andrà adesso in tournée. Prossimo appuntamento de Les Arts Florissants in Italia a MITO
01 settembre 2026 • 5 minuti di lettura
Thiré, Vendeé
Dans les Jardins de William Christie
22/08/2026 - 29/08/2026Esattamente il giorno della pubblicazione del disco per Harmonia Mundi, nella vicina Chiesa di Sainte-Hermine si è tenuto uno dei concerti più belli della 15ª edizione del festival Dans les Jardins de William Christie, Le Violon de Rameau, con protagonisti Christie e il bravissimo Théotime Langlois de Swarte che suona un Carlo Bergonzi del 1733. Già due anni fa, i due artisti avevano presentato durante il Festival il risultato della loro ricerca intorno a Jean-Philippe Rameau come violinista, indagine che era partita dal ritratto di quest’ultimo, attribuito a Joseph Aved, in cui il compositore, invece che con il clavicembalo per cui è famoso, appare con un violino in mano. Ed in effetti Rameau componeva, come riportano alcune testimonianze d’epoca, provando con un violino. E alla Biblioteca Nazionale di Francia si trova un manoscritto che raccoglie solo arie per violino tratte dalle opere di Rameau. Il successo della proposta del 2024 è stata tale che si è deciso di farne un disco e di riproporre il programma durante due serate del Festival quest’anno. La seconda, a cui noi abbiamo assistito, è stata di rara intensità e bellezza, un raffinatissimo dialogo tra violino e clavicembalo, tra arie d'opera di Rameau, quali Castor et Pollux, Les Indes galantes e Hippolyte et Aricie, ed estratti da suite di danze e sonate di compositori e violinisti che conobbero Rameau, da Toussaint Bordet a André-Joseph Exaudet, un originale dialogo tra violino e clavicembalo in cui il grande William Christie si è visibilmente divertito molto ad accompagnare il giovane violinista in stato di grazia, in un programma di riscoperta e di creazione allo stesso tempo, dall’esecuzione sublime, che ha suonato con una tale intensità, sicurezza, profondità, ricchezza di sfumature, amore per il suo strumento e gioia di condivisione della musica, che per i presenti sarà difficilmente dimenticarlo. Alla fine del concerto si è pure unito il tiorbista Thomas Dunford che ha reso ancora più ricca e speciale la serata che fa parte della serie di cinque concerti “alle candele” proposti dal Festival che si concludono, dopo una pausa con cioccolata calda, con una meditazione in musica “all’alba della sera” alla fine della quale non si applaude. A Rameau era già stato quest’anno pure dedicato il concerto inaugurale del Festival, diretto dallo stesso Christie e con la partecipazione del coro Arts Florissants, in programma i cori più belli delle opere del compositore.
Quest’anno tre i programmi previsti alle luci delle candele in chiesa, uno intorno a cantate e sonate di Monteverdi e di Maurizio Cazzati che ne ha raccolto l’eredità, il concerto quello a cui abbiamo assistito, molto delicato e suggestivo; un altro programma è stato dedicato alla musica sacra di Michel-Richard de Lalande, compositore protetto dal Re Sole, nel trecentenario della sua scomparsa; il terzo programma, “L’harmonie des nations” , dedicato infine a tre compositori di diversa provenienza, dal Sacro Romano Impero di Georg Muffat all'Italia di Arcangelo Corelli, passando per la corte di Versailles di Jean-Baptiste Lully. Un’antologia di brani ideata e presentata in esclusiva quest’anno al Festival dal Dipartimento di Musica Antica della Juilliard School di New York.
Raffinatezza delle proposte e dialogo tra le generazioni, condivisione e trasmissione, “celebrazione della giovinezza e della scoperta” che è il sottotitolo della manifestazione, queste sono infatti le stelle polari della manifestazione, organizzata dalla Fondazione Les Arts Florissants - William Christie e dal Dipartimento della Vandea, a Thiré, il villaggio dove Christie ha una grande tenuta e nei cui giardini si svolgono la gran parte degli eventi in programma. Presenti al Festival 2026, quindi, gli studenti musicisti della Juilliard con cui Christie ha un lungo e intenso rapporto di collaborazione, oltre ai vincitori del 12° concorso Jardin des Voix, l’Accademia per giovani cantanti barocchi delle Arts Florissants, l’ensemble strumentale e vocale fondato da Christie nel 1979.
I ragazzi della Julliard, oltre a partecipare ai concerti alle candele a fianco degli artisti de Les Arts Florissants, come questi ultimi hanno pure animato anche alcuni dei tanti piccoli concerti che si svolgono il pomeriggio in vari punti del grande giardino che ha nel Miroir d’eau, lo Specchio d'acqua, il suo centro d’attrazione principale, dove si tengono gli spettacoli serali con luci che rendono ancora più suggestivi i giardini. Purtoppo quest’anno ha piovuto molto e, malgrado erano previsti gazebo sotto cui ripararsi, il terreno è diventato talmente scivoloso che l’ultimo giorno, quando noi eravamo presenti, si è stati costretti a spostare l’evento di chiusura del Festival, l’ultima replica di “Purcell in the Pub”, in un grande teatro al chiuso non ideale per lo spettacolo, ma lo si potrà recuperare presto in condizioni più ottimali perché sarà dato in tournée, primo appuntamento alla Philharmonie de Paris nel febbraio 2027.
Sappiamo che Purcell frequentava regolarmente le taverne e ha lasciato numerose canzoni da pub, i famosi catches, ricchi di umorismo e spesso satirici, molto popolari nell’Inghilterra del Seicento , che sono stati messi in scena da Paul Agnow, direttore artistico del Festival al fianco di Christie, e pure interprete con voce da tenore. Lo spettacolo è dal tono sempre leggero ma vario, mescola momenti gioiosi ad altri decisamente più malincolici, arie collettive spassose con finti ubriachi ad altre più intimiste di carattere confessionale. I tre vincitori del concorso Jardin des Voix protagonisti del progetto sono Bastien Rimondi, un tenore dalla bella voce acuta, chiara, dolce e flessibile, come i migliori haute-contre francesi; buona la prova anche del basso-baritono serbo Sreten Manojlović dal piacevole timbro caldo e, dopo un inizio non esaltante, anche del mezzosoprano canadese Georgia Burashko che si è fatta apprezzare grazie al suo colore ramato luminoso, buoni acuti ed agilità, che contesa dagli uomini alla fine gioiosamente preferirà la ballerina. La regia di Paul Agnew è, infatti, arricchita dalle coreografie della bravissima danzatrice Anahi Passi, in scena insieme al ballerino Raphael Ludon, che ha mescolato movenze antiche a danza contemporanea coinvolgendo, con perfetta integrazione, anche i cantanti e i musicisti de Les Arts Florissants, tutti insieme protagonisti della messa in scena di un realistico dopo spettacolo tra artisti.
Prossimo appuntamento de Les Arts Florissants, in Italia il 9 e 10 settembre al Festival MITO, sotto la nuova direzione di Speranza Scappucci, con, l’ensemble diretto da William Christie, i giovani artisti dell'accademia Le Jardin des Voix e un programma dedicato a Marc-Antoine Charpentier. E nella prossima edizione del Festival Dans les Jardins de William Christie, nel suggestivo spazio del Miroir d’eau, già si sa che sarà messo in scena Il matrimonio segreto di Cimarosa.