Il pianoforte di Luca Lione

A Napoli per il Maggio della Musica

 Luca Lione
Luca Lione
Recensione
classica
Villa Pignatelli, Napoli
Maggio della Musica 2019: Luca Lione
12 Aprile 2019

Ci sono pianisti che raccontano se stessi, altri che sfidano il pianoforte, altri che illustrano la storia della letteratura di questo impareggiabile e diffusissimo strumento. Il giovane Luca Lione, vuole raccogliere tutte queste eredità. Pianista dal carattere forte, per la quale non è adeguato parlare di tecnica, che pure è ottima, ma di un virtuosismo umano, vicino a noi, al pubblico. Il concerto, venerdì 12 Aprile, insieme con la kermesse annuale dei soci del “Maggio della Musica 2019” diretto da Michele Campanella ha presentato la stagione dell'Associazione di Luigia Baratti presso la consueta sede dei concerti alla veranda neoclassica di villa Pignatelli di Napoli, sala da suggestioni intime, da camera. 

Lione, vincitore del Maggio del Pianoforte 2018, ha aperto il concerto con l’Andante con Variazioni in fa minore Hob. XVII/6 di Haydn con il nuovo modello Bösendorfer che accompagnerà in esclusiva la 22esima edizione della rassegna. Colorano di suono la sala le variazioni, incuriosiscono e divertono tra controtempi e fraseggio lineare. la Seconda Ballata di Franz Liszt invece sorprende per facilità nel discorso musicale e nell'equilibrio, fin troppo forse. Suono e attacchi impeccabili. Il pianoforte sembrava indirizzato a suonare verso la platea, diretto e travolgente. La mano destra forte e tenace nei disegni ossessivi, la sinistra invece con potenza di suono e a volte raffinato intimismo. Ne risultava un Liszt che si trasforma in una discorsività libera e mutevole, quasi leggerissimo e sempre imprevedibile, ora profondo, dal timbro impressionante, ora tetro e visionario. Già dal Tema, il brillante Allegro de Concierto in Do diesis maggiore op. 46 di Enrique Granados, è ritmico, con scale continue, alla prima occasione in contrasti di morbidezza, è tutto suonato decisamente lirico con balzi sempre più acuti. 

In chiusura, con la Fantasia in Do maggiore op. 17 di Robert Schumann, volge fluida l'interpretazione dal fraseggio fitto, sonoro nei passaggi tematici dove le note escono mai forzate o discontinue. Pagine cesellate come cristalli per Haydn, sempre autoironico, e Granados, apollineo - mai accomodante e compiacente l'interpretazione di Lione. Pubblico in lunghi applausi e un bis di Alberto Ginastera lanciano la stagione verso il suo inizio.

 

 

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