Il grande tango

L'orchestra di Mosalini incanta Musica dei Popoli a Firenze

Recensione
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Musica dei Popoli Campi Bisenzio
16 Ottobre 2010
Bisogna ringraziare il brillante direttore di Musica dei Popoli, Leonardo D’Amico, se anche quest’anno il programma della storica rassegna fiorentina, nonostante la crisi, è ricco di nomi importanti e di scoperte affascinanti. Giunti a oltre metà rassegna vale la pena di parlare dello strepitoso concerto dell’orchestra di tango di Juan José Mosalini, non nuovo al pubblico di questo festival. Non c’è dubbio che, dei leader legati alla tradizione che fa capo a Osvaldo Pugliese e arriva fino a Salgan e Piazzolla, Mosalini sia uno dei più grandi. La sua orchestra (sette archi, tre bandoneon e pianoforte, tutti molto giovani) è una sintesi irresistibile di bellezza di suono, visceralità emotiva e precisione esecutiva. Nell’eseguire pezzi originali, grandi affreschi piazzolliani (il “Tango-Ballet”) e una serie di classici intramontabili riarrangiati in chiave contemporanea, Mosalini fa rilucere la vena più autenticamente afroamericana del tango, quella che dopo la Guardia Nueva trova in Osvaldo Pugliese il suo cantore più potente. Come un Count Basie porteño, sulle rapide milonghe l’orchestra sprigiona uno swing miracoloso, tagliente, elastico, da cui emerge nitido l’originario ritmo caraibico. E la coppia di ballerini Jorge Rodriguez e Maria Filali, senza un filo di esibizionismo, ci aggiunge ulteriori figure di virtuosistica eleganza. La voce di Silvana Deluigi, pur “sporca” al punto giusto, è forse meno personale, ma l’insieme ha una forza fisica che è moltiplicata dal magistero esecutivo: bisogna essere grandi strumentisti e insieme padroneggiare l’idioma per restituire la piena ricchezza di questa musica. Le schiere di pallidi esecutori classici che si illudono di suonare il tango mentre lo devitalizzano vadano a ubriacarsi lucidamente a questa fonte.

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