Il fascino dell’oratorio ritrovato di da Mancia

Il Paradiso perduto di Luigi da Mancia in prima esecuzione moderna a Lione

“Il Paradiso perduto” - Lione
“Il Paradiso perduto” - Lione
Recensione
classica
Lione, Auditorium Orchestre National de Lyon
Il Paradiso perduto
21 Marzo 2022

Le partiture ‘in sonno’ sono innumerevoli. Se se ne è persa memoria, le si potrebbe pensare di nessun valore. Non è il caso dell’oratorio Il Paradiso perduto di Luigi da Mancia (1698) in prima esecuzione moderna il 21 marzo all’Auditorium - Orchestre National de Lyon. Venduti 2000 biglietti! 

Composizione caleidoscopica: cambia l’orchestrazione ad ogni numero. Si susseguono arie di furore. paragone, affetti… in una ricchezza di timbri e colori rara. È musica descrittiva, quasi impressionistica, di grande suggestione come le trombe in sordina in un’aria della Morte o la splendida melodia con tiorba obbligata nella sinfonia iniziale (la perfezione dell’Eden), un po’ il leit-motiv dell’oratorio che ritorna più volte nel finale (nostalgia per quanto perduto da Adamo ed Eva). Una curiosità. Nell’aria di Adamo dove si duole per la cacciata, tre violoncelli solisti come tre sono i flauti solisti nell’aria speculare di Eva. Da Mancia gioca la carta della suggestione per veicolare il messaggio biblico non peritandosi di sfiorare il profano per condurre al sacro (“Vagano zefiretti vogliosi”) in una partitura di straordinaria inventiva e di grande bellezza.

Frank-Emmanuel Comte da una lettura calligrafica, puntuale alla testa di Le Concert de l’Hostel Dieu che fa faville: continuo turbinio di colori, suoni, talvolta ruvidi, che contribuiscono attraverso l’affresco sonoro a narrare la vicenda biblica in chiave emozionale.

Per ottenere il risultato è richiesto un cast all’altezza che qui non manca. In primis, l’ottima dizione in italiano. Si va dalle voci melodiche e affiatate di Adamo (Céline Scheen) ed Eva (Fiona McGown) alla leggerezza del timbro tenorile di Fabien Hyon (Dio), dalle profondità infernali del Serpente (Salvo Vitale) alla voce roboante e puntuale della Morte (Dagmar Šaškovà) contrapposta a quella angelica Ana Viera Leite (Angelo).

Minimalista mise en place tra i vapori del ghiaccio secco e il bosco di neon dapprima verdi poi rossi, semaforo per il paradiso per la coppia bandita. Codice colore riproposto negli abiti degli interpreti: bianco, nero, rosso, verde… lapalissiano indovinare chi veste cosa.

Prevista l’incisione per Aparté.

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