Il fascino delle contraddizioni

Il trio Atman al Pinocchio Live Jazz di Firenze

Achille Succi
Achille Succi
Recensione
jazz
Pinocchio Firenze
15 Gennaio 2011
Gli Atman suonano insieme da circa quindici anni, si sente. Si percepisce subito una complicità che li guida verso una stessa direzione creativa. Musica che in realtà stride in un jazz club perché di jazz (almeno quello che si intende nell’immaginario collettivo) se ne è sentito veramente poco. Alcuni accenni stride di Puglisi, spruzzi blues di Capelli, l’alto ornettiano di Succi. Basta. I tre percorrono sentieri più vicini ai territori della musica colta contemporanea (ma anche il jazz, in fondo, lo è). Una costruzione, a tratti maniacale, di ambienti sonori, un processo di accumulazione di materiali che nel susseguirsi dei brani assume una sua ritualità, un procedimento cerebrale che non scalda il cuore ma ti tiene incollato alla sedia. Una estraniazione che affascina, un continuo capovolgimento di scenari, ora sospesi, ora nervosi, astratti che scaturiscono spesso da brevi frasi semplici ripetute, usate come puri pretesti di indagine. Anche l’improvvisazione per gli Atman è lontana dalla prassi jazzistica, più che rievocare miti afroamericani cerca sbocchi possibili estremizzando il suono, forzando le possibilità strumentali. Di grande fascino, nel brano dedicato ad un monaco tibetano, l’improbabile accostamento tra l’Arp Odyssey di Puglisi e il flauto di Succi, esplosivo il talento di Capelli nell’esplorazione, quella sì caldissima, della chitarra flamenca, inarrivabile il clarinetto basso di Succi in un breve contrappunto bachiano. Ma la discontinuità dei repertori rispetto agli spazi creativi non dà garanzie sul piano dell’ unità stilistica. Autoreferenzialità e qualche rigidità stanno nel conto di un visione musicale, culturale e politica, complessa, che gli Atman portano avanti in piena consapevolezza e controtendenza.

Interpreti: Fabrizio Puglisi: pianoforte, Arp Odyssey Alberto Capelli: chitarre Achille Succi: cl.basso, alto, flauto

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